I libri sono risorse di grano da ammassare per l’inverno dello spirito (Marguerite Yourcenar)

UN EPITAFFIO PER LA CLASSE MEDIA

MascheraUomo

L’articolo di Repubblica, una rimasticatura di concetti sul mondo informatico vecchia di alcuni anni e la pesante riflessione del Direttore Franco sul tema, mi forniscono una ghiotta occasione per alcuni pensieri da condividere.

L’articolo parte dall’analisi di una situazione di fatto, che il web, l’informatica ci abbiano preso la mano e che, grazie all’ impulso di alcuni, a breve avremo  annullato o sostituito (meglio ? peggio? ) alcune attività umane, alcune manuali altre intellettuali. La riflessione di Franco inizia da qui per riportare l’essenza del problema all’uomo, non alla rete o all’informatica: per ora, è ancora l’uomo che con le scelte, le sue decisioni, i suoi orientamenti plasma in qualche maniera il futuro in cui viviamo.

Caro Franco, a mio avviso le relazioni umane sono anche determinate da un imperativo interno, che riprende “il no man’s an Island”.  La sete di potere, di denaro, di sentirsi onnipotenti o immortali non sparirà se non con il genere umano, mentre il grosso inganno culturale del web è pensare che abbattere le distanze e mettere in contatto virtuale, non fisico due persone a 1000 km di distanza li renda effettivamente amici.

No.

La realtà virtuale è solo un pallido riflesso della realtà a caratteri maiuscoli. L’uomo moderno occidentale ha iniziato da 15-20 anni ad accontentarsi di rapporti finti, di situazioni finte, di realtà virtuali che sostituiscono quelle reali.

Perché?

Il mondo attuale è sempre più complesso, più stancante. Poi, alcuni problemi di base quali la convivenza civile, l’aver del cibo a sufficienza, vivere in un territorio pacifico e sicuro da aggressioni, non sono affatto risolti, in molte parti del mondo.

Anzi, il web ha amplificato, se vogliamo, le occasioni per alcuni ragazzi psicologicamente deboli di innamorarsi di qualche credo religioso visto on-line, e andare in qualche paese straniero ad imbracciare un mitra.

Il web avrebbe quindi grandemente incasinato il nostro mondo ?

A volte l’informatica mi sembra come quei grandi treni americani degli anni ’80, in cui se il guidatore non è cosciente, una volta messo in moto, non è possibile fermarlo o deviarlo, se non a prezzo di grandi sforzi e soluzioni estreme.

La miopia dell’uomo medio ha fatto si che di queste cose non ci occupiamo, giudicandole solo mere speculazioni filosofiche o problemi lontani, di la’ da venire.

È più facile apprezzare, del web, la facilità e l’apparente risparmio di prenotare un albergo on-line alle Hawaii; più difficile è capire che l’uso estremizzato di macchine auto-pensanti potrà prima o poi togliere spazi importanti all’uomo come essere pensante e autonomo. Che ha le sue contraddizioni, le sue debolezze, i suoi errori. Vivaddio.

Tra l’altro ha tolto, e torno all’oggetto dell’articolo, sta togliendo, e continuerà a  togliere occasioni di lavoro.

Come lo fermiamo, questo treno ?

Giorgio

giorgiof@vicini.to.it

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