“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Panino libero?

Chi ieri pomeriggio ha potuto seguire il dibattito in Sala Rossa “Sul Panino” si è reso conto che la questione dell’alimentazione dei bambini è cosa complessa e quello che si legge sui social media (soprattutto) e sui quotidiani (anche) è intriso di una superficialità senza memoria del percorso per arrivare alle mense scolastiche per tutti.

L’educazione alimentare , tentata progressivamente anche attraverso le mense scolastiche, è una conquista per i genitori e per i bambini.

Il portar da casa “il panino” o altro non era una libertà, ma un peso ulteriore per le famiglie. Poi col tempo le mense sono diventate care e la qualità (forse, dico forse) è scaduta.

Ma non c’è, a mio parere, un “diritto al panino” perché la scuola non è una savana selvaggia o un servizio di babysiteraggio.

Sulla mia personale pagina FB ho scritto d’impulso: ”Su questa questione del “pranzo da casa” leggo cose di una superficialità estrema. Un conto è dare voce a tutti, un conto è dare ragione a chi sostiene che ” a mio figlio do da mangiare solo le cose che cucino io !!!!”
L’educazione alimentare è un metodo rigoroso, lasciare l’arbitrio a genitori senza cultura alimentare, ma solo animati da sentimenti del tipo ” mio figlio mangia cosa vuole, cioè quello che preparo io o (peggio) solo quello che gli piace” apre la strada a maggiore obesità o imbarbarimento della dieta alimentare. Senza contare che i bambini SI PASSANO IL CIBO tra loro.

Quindi se il problema è il costo e la qualità delle mense scolastiche allora il problema è risolvibile, se invece è “ognuno fa quel vuole” allora ognuno SI TENGA I PROPRI FIGLI A CASA SUA e, a mio modesto parere, li educhi a diventare dei tiranni da adulti.

Ho usato un linguaggio perentorio ed enfatico (facebook è facebook!) , però ho la sensazione che ci siano molti genitori che vedono l’ambiente dove i propri figli vanno quotidianemente a socializzare, crescere e imparare come un portierato di servizio alle loro tendenze ideologiche o peggio, al loro servizio come fossero colf!

Altra cosa è invece discutere del costo della mensa scolastica e della qualità.

Il tentativo ieri in Consiglio comunale c’è stato, infatti il comunicato stampa del Comune di Torino recita. ”L’assessora alle Materie relative all’istruzione e all’edilizia scolastica, Federica Patti, ha risposto in Sala Rossa alle richieste di comunicazioni presentate dal consigliere Stefano Lo Russo, in merito al “Riconoscimento del cosiddetto diritto al panino in luogo della mensa scolastica”.

Nel suo intervento l’assessora, rimarcando il valore educativo e sociale che va riconosciuto alla ristorazione scolastica ed in attesa di un pronunciamento definitivo della magistratura, ha sottolineato come “il riconoscimento di un diritto e l’effettiva applicabilità dello stesso siano due cose ben distinte”. “Da una parte difendere una conquista come quella della mensa scolastica, importante per le famiglie e per garantire a bambine e bambini, indipendentemente dalla loro condizione sociale, almeno un pasto quotidiano sano, nutriente e bilanciato. Dall’altra parte, lavorare per migliorare il servizio e renderlo più accessibile”.

In concreto il Comune è coinvolto in quanto gestore del servizio della ristorazione scolastica. Perché possa dare corso al pronunciamento chiederà alle scuole di raccogliere, entro il 26 settembre, i nominativi di quanti intenderanno usufruire del servizio mensa e quanti, invece, del pasto domestico. Per tutti, la ristorazione scolastica inizierà il 13 settembre. Le scuole che avranno individuato le soluzioni organizzative adeguate potranno iniziare il servizio di refezione mista dal 3 ottobre.

All’intervento di Federica Patti, hanno fatto seguito quelli dei consiglieri comunali.

Stefano Lo Russo (PD): “Continuo a non capire qual è l’intenzione concreta dell’Amministrazione. Cosa farete concretamente per risolvere le problematiche, evitare possibili strumentalizzazioni dei bambini e ridurre i costi della mensa? Come vi comporterete nei confronti del gestore del servizio mensa?”

Eleonora Artesio (Torino in Comune): “Il Consiglio Comunale dovrebbe valutare se rinegoziare a livello nazionale il fatto che il tempo formativo della mensa esca dalla classificazione di servizio pubblico a domanda individuale. È comunque ampia già oggi la discrezionalità dell’Amministrazione per quanto riguarda la partecipazione dei costi. Ora si stanno contrapponendo due egoismi: quello dell’Amministrazione comunale di determinare una partecipazione al costo troppo elevata; quello dei consumatori che intendono auto-tutelarsi rispetto ai costi troppo alti, senza considerare la dimensione collettiva e formativa. Non intervengo sulle soluzioni organizzative, ma chiedo di discutere se quello della mensa debba essere un servizio collettivo su cui investire, come io credo”.

Barbara Azzarà (M5S): “Anziché discutere sulle sentenze, dovremmo chiederci perché si è arrivati a questo punto e perché la vecchia Amministrazione abbia reiterato il bando scaduto ancora per un anno. Si è parlato di un servizio perfetto, all’avanguardia, ma non si è indagato sulla qualità degli alimenti e sulla scelta dei piatti indicati nei capitolati di gara, che poi in realtà vengono sostituiti. Dovremo fare attenzione nei nuovi bandi”. “

Ora aspettiamo le decisioni concrete e soluzioni partecipate

franco

direttore@vicini.to.it

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