Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Leggermente incontra Maurizio De Giovanni con “Serenata senza nome”

Con lo scrittore MAURIZIO DE GIOVANNI, in una cornice inusuale ma molto suggestiva quale il Mausoleo della Bela Rosin, in strada Castello di Mirafiori, si è aperta ufficialmente, mercoledì 9 novembre, la 7° edizione di LEGGERMENTE. La rassegna veicola l’esperienza magnifica della lettura, promuovendo un ricco calendario di eventi coinvolgenti e trasversali. Quest’anno il progetto è cresciuto, interessando nuovi soggetti: la Casa del Parco a Mirafiori sud e due biblioteche di condominio. La scelta stessa di questa nuova cornice indica il desiderio, sottolinea Stefania De Masi di Cascina Roccafranca, di abbracciare tutto il territorio della ridisegnata Circoscrizione 2.

L’incontro con De Giovanni inizia con esilaranti battute dello scrittore sulla scelta della location, essendo il Mausoleo di fatto una tomba: “Vi ringrazio per avermi invitato in una tomba, ma essendo io napoletano questa cosa mi genera un poco di ansia, dalle mie parti il rapporto con le tombe è diverso, in tal senso capisco anche il problema di acustica che per ovvie ragioni non è stato previsto in fase di progettazione.”

Disponibile, gentile, garbato, dotato di una simpatia travolgente, De Giovanni ha avvicinato il pubblico, e soprattutto chi non lo conoscesse già, ad uno dei suoi eroi, l’ispettore Ricciardi, con il suo ultimo libro “Serenata senza nome”, edito da Einaudi.

Ispirato al personaggio di Primo Carnera, il romanzo racconta la storia di Vinnie Sannino e del suo ritorno a Napoli dopo 15 anni vissuti in America alla ricerca di fortuna, ritorno sgradevole e pesante:” …il passato cambia, e a ritornare nel passato si trova qualcosa di diverso“. Cambia la società, cambiano le persone. La donna che gli aveva giurato amore eterno si è sposata. E’ proprio l’omicidio del marito di quest’ultima che prelude l’intervento di Ricciardi e del suo fedele amico, il commissario Maione. I sentimenti più che i personaggi costituiscono il cuore del romanzo: il dolore, l’amore, le donne ed ancora una volta la musica.

Al suo interlocutore che gli chiede:Ha scritto un romanzo in cui il testo di  “Voce ‘e notte” è centrale nella trama, che peso ha dunque la musica? De Giovanni risponde che quasi tutta la sua produzione è ispirata dalle canzoni di Napoli. Afferma: Le canzoni napoletane sono pura poesia, non vengono scritte fine a se stesse ma per dire qualcosa a qualcuno e ognuna di loro è stata scelta perché racconta di un sentimento e quel sentimento è la spina dorsale del romanzo. Nasce cosi “Anime di vetro” con le parole di “Palomma ‘e notte” di Salvatore di Giacomo. “In fondo al mio cuore” con “Passione” di Libero Bovio. “Serenata senza nome” con “Voce ‘e notte.” e poi anticipa.. ci sarà un altro libro, parlerà di tradimento e avrà come canzone ispiratrice “Rondinella”.

Alla domanda sulla sua napoletanità, lo scrittore conferma che la città che vive sullo sfondo del romanzo è ancora una volta Napoli:” Una città mondo, che più di ogni altra ha una sua propria identità e per essere compresa deve essere raccontata; non c’è un romanzo che racconti Napoli tutta intera, ognuno racconta il suo piccolo pezzo. E’ una città plurale mai simile a se stessa, che cambia e si rivolta ed è incessante questo mischiarsi.5106rWAuQtL._SX321_BO1,204,203,200_

Toccante il racconto dei bombardamenti che hanno colpito la città per un anno e mezzo tra il 1942/43, di come i suoi cittadini vivessero nei rifugi e di quanto questo vissuto avesse cambiato l’anima di Napoli.

Una platea attenta e partecipe ascolta De Giovanni trattare il tema della migrazione che viene introdotto per la prima volta in “Serenata senza nome”. Fiaccati dalla vita e alla ricerca di un’opportunità che in patria è loro negata, gli emigranti cercano un riscatto, e l’autore afferma:” Non c’è differenza alcuna tra chi sta alimentando questo flusso migratorio verso l’Europa e quanto hanno fatto gli Italiani durante le migrazioni del secolo scorso. Migrazione che avviene sempre con lo stesso animo, sono partito ma non me ne sono mai andato, frase emblematica che può essere la chiave interpretativa di tutti i flussi migratori, di chi parte solo fisicamente!

L’incontro prosegue in maniera spedita con un pubblico attento e caloroso che si lascia andare ad applausi e risate per i tanti aneddoti raccontati. Due ore ricche di fascino, allegria e partecipazione.

Rosa Scaldaferri

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