“Lavora quando puoi e riposa quando devi”
Lailah Gifty Akita

Henri de Toulouse-Lautrec

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Nella cornice di Palazzo Chiablese fino al 5 marzo 2017 possiamo ammirare una grande retrospettiva dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec, uno dei grandi nomi dell’arte francese della fine dell’Ottocento, e al suo grande lavoro di creatore di manifesti e stampe. Infatti tra 1891 e il 1901, l’artista ha realizzato ben 351 litografie, 28 delle quali sono i famosi manifesti che l’hanno reso celebre in tutto il mondo e che ancora oggi rappresentano dei veri e propri cliché visivi di quella che può essere definita come la “sua Parigi”, quella di Montmartre, del Moulin Rouge, dei cafè-concert e delle case chiuse.

Le opere esposte, ben 170 tra litografie a colori, manifesti pubblicitari disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali, illustrano a pieno l’anima tormentata di Henri che fu in grado di rendere “perfetto” il volto dell’”imperfezione”.
Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) discendente di una nobile ed antichissima famiglia francese, nel 1881, a soli diciassette anni e contro il volere del padre, si trasferì a Parigi per diventare pittore. La sua vita fu segnata da gravi limiti fisici causati da una di una malattia genetica, che non gli permise una crescita normale, ma non gli impedì di vivere ed inserirsi nel mondo bohémien degli artisti e degli spettacoli. I caffè-concerto, i cabaret e i principali luoghi della vita notturna parigina di fine secolo, diventano il suo rifugio prediletto e forniscono i temi principali della sua arte.
Visse la sua vita, piena di sregolatezze, nel quartiere pittoresco e malfamato di Montmartre, del quale raccontò soprattutto la vita notturna essendone, lui stesso, un assiduo frequentatore.
Irruppe sulla scena artistica, imponendosi per uno stile personale e unico che non consente di inserirlo in nessun movimento o scuola dell’epoca, nonostante ciò può essere definito uno degli ultimi pittori impressionisti ma era soprattutto un grande disegnatore, portando la sua arte su un piano che era sconosciuto agli altri pittori impressionisti: quello della linea funzionale. Egli con la linea coglie con precisione espressionistica le forme, i corpi e lo spazio. Non solo. Anche le superfici vengono tutte intessute di linee che si intrecciano a formare suggestivi intrecci.
Questa sua capacità di deformare la linea con grande capacità espressionistica rese la sua opera pittorica densa di suggestioni per i movimenti pittorici successivi. Soprattutto l’espressionismo prese ispirazione da Toulouse-Lautrec ma anche la successiva cultura figurativa liberty che fece della linea la sua principale matrice figurativa. Ed al liberty Toulouse-Lautrec fornì anche un nuovo ambito di applicazione: quello del manifesto d’autore. Egli, infatti, fu il primo pittore ad utilizzare le sue capacità artistiche per la produzione di grafica d’autore, soprattutto in occasione di spettacoli teatrali e cabarettistici.
La breve vita di Toulouse-Lautrec, morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di sifilide e per abuso di assenzio, rimane un esempio emblematico della vita degli artista di fine secolo. Esempio di artista maledetto che vive la propria vita e la propria arte su un unico piano di intensa partecipazione emotiva. Egli, pur provenendo da una famiglia nobile ed agiata, preferì vivere la propria esistenza fuori dai comodi schemi della vita borghese, consumandola con un disprezzo per la vita stessa che lo accomuna ad altri artisti, non solo pittori, di quel periodo.
Come Van Gogh e Gauguin anche egli, a suo modo, evade dalla società. Ma mentre i primi due lo fanno ricercando il mondo dei contadini o i mondi esotici delle isole del Pacifico, Toulouse-Lautrec evade rifugiandosi in quel mondo equivoco fatto di bordelli e locali di spettacoli in cui incontrava barboni, reietti, ubriachi, prostitute e con i quali condivideva anche la sua affettività. Ed essi divennero il soggetto dei suoi quadri, cogliendo in loro una vera e genuina umanità, a volte struggente e dignitosa. Il pittore non solo frequentava questo ambiente, ma abitava per interi periodi nei bordelli, ritraendo le prostitute che furono le sue modelle ideali, con il loro modo disinvolto, di andare in giro nude o seminude.
Uno degli aspetti maggiormente conosciuti della produzione di Toulouse Lautrec è la pubblicità realizzata per i locali notturni: con un’innovativa intuizione promozionale, Henri decide di mettere in evidenza i nomi degli artisti che si esibiscono sul palcoscenico, fissando in modo formidabile i tipi e i personaggi.
Infatti i manifesti, che Toulouse-Lautrec realizza per il mondo dello spettacolo parigino, nascono più dall’amicizia che egli intrattiene con i personaggi di questo ambiente che non per calcolo particolare. L’occasione è quindi casuale, e rappresenta la prima esperienza di un artista nel linguaggio più popolare. Lo stile sintetico e lineare usato da Toulouse-Lautrec ben si prestava ad esiti più grafici che pittorici, ed i suoi manifesti riescono, più di molti quadri, a dare immagine suadente e affascinante a quel bel mondo parigino che si affacciava alla Belle Epoque.
Le opere di Tolouse-Lautrec danno un’impressione di grande immediatezza, ma in realtà sono frutto di una lunga ed accurata preparazione. Egli portava sempre con sé un piccolo album da disegno sul quale schizzava velocemente tutto ciò che attirava la sua attenzione.
Da queste iniziali impressioni sviluppava poi i suoi quadri più importanti, cercando di riprodurre l’iniziale spontaneità. A tale scopo, nei dipinti ad olio diluiva il colore con la trementina, per permettere al pennello di scorrere fluidamente, e utilizzava come supporto il cartoncino al posto della tela, in modo che il colore asciugasse rapidamente, come se stesse disegnando, e non dipingendo. Anche i manifesti pubblicitari venivano scrupolosamente preparati. La tecnica della litografia, con la quale essi sono realizzati, era allora un’invenzione recente, essendo nata alla fine del XVIII secolo, e quella a colori era stata introdotta solamente nel 1890, quindi Henri de Tolouse-Lautrec fu uno dei primi artisti ad utilizzarla, sperimentandone l’uso anche nel campo dell’illustrazione di libri e riviste.
La litografia si prestava in modo particolare allo stile di Lautrec, che aveva la straordinaria abilità di cogliere l’essenza del soggetto in pochi tratti. Egli comprese istintivamente le regole del manifesto pubblicitario moderno e fu il primo a metterle in pratica: creò delle immagini facilmente riconoscibili anche da lontano, con figure essenziali, stilizzate, e ampie campiture di colori accesi, capaci di attirare l’attenzione anche dei passanti più frettolosi.
Dal 1891 al 1900, realizza una trentina di manifesti che attestano la sua originalità e la sua potenza inventiva, dedicati alle vedette dello spettacolo.

Divan Japonaise
H. de Tolouse-Lautrec, Divan Japonais, litografia, 80.8×60.8 cm, 1893

Le inquadrature, modernissime, sono ispirate alla tecnica della fotografia, che in quegli anni muoveva i primi passi, e che influenzò moltissimi artisti dell’epoca, in particolare gli Impressionisti. Ne è un esempio il manifesto per il “Divan Japonais” del 1893, nel quale Tolouse-Lautrec  fa l’ardita scelta di “tagliare” fuori dall’inquadratura la testa della famosa soubrette Yvette Guilbert, che si esibiva nel locale pubblicizzato.

Jane Avril
Jane Avril al Jardin de Paris, 1893

La cantante è comunque riconoscibile dai lunghi guanti neri che era solita indossare durante le sue esibizioni, mentre la donna in primo piano, che assiste allo spettacolo, è anch’essa una artista famosissima dell’epoca, la ballerina Jane Avril, che Lautrec in questo caso utilizza come “testimonial”, anticipando, anche in questo, un metodo utilizzato dalla pubblicità moderna. Le linee, nette e marcate, che isolano le figure, e le ampie campiture di colore, prive di chiaroscuro, sono invece elementi ripresi dall’arte giapponese, che a fine Ottocento si stava diffondendo in Europa e della quale Lautrec era un fervente ammiratore.

Uno dei manifesti più famosi di Lautrec e presenti nella mostra, rappresenta la danzatrice preferita dell’artista, Jane Avril, mentre si esibisce nella sua particolare versione del “cancan” al Jardin de Paris, il locale dove lavorò dopo aver lasciato il Moulin Rouge.

Lautrec sintetizza con poche linee e pochi colori la figura della ballerina, posta nell’angolo in alto a sinistra del manifesto, mentre l’angolo opposto è occupato dalla forma stilizzata del manico di un contrabbasso e dal musicista che lo sta suonando, di cui si vedono la mano e una parte del viso. Allungando questa forma scura, Lautrec la trasforma in un’originalissima cornice, che avvolge e mette in risalto la protagonista, Jane Avril. La posizione obliqua del contrabbasso, ripresa dalle linee del pavimento, accentua il senso del movimento delle gambe nere e degli svolazzi dell’abito della danzatrice. È interessante notare, sempre per quanto riguarda il contrabbasso e il musicista che lo suona, l’utilizzo della tecnica “crachis”, cioè “a spruzzo”, inventata dallo stesso Lautrec. Egli otteneva un effetto screziato nei suoi manifesti spruzzando l’inchiostro da stampa sulla pietra litografica con uno spazzolino da denti.

Daniela Ghirardi
danielag@vicini.to.it

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