“Lavora quando puoi e riposa quando devi”
Lailah Gifty Akita

Chiude Peyrano, un pezzo di Torino se ne va.

Pyrano corso-Vittorio

Un pezzo storico della Torino sabauda se ne va per sempre. La pasticceria Peyrano di corso Vittorio Emanuele malinconicamente abdica, si arrende di fronte all’evidenza degli eventi e chiude. Del marchio storico rimane solo il negozio in corso Moncalieri, con il suo laboratorio.

Le vicissitudini degli ultimi anni,  che hanno portato a questa inevitabile decisione, hanno la loro origine come sempre da problemi economici gestionali, e nella impossibilità di riuscire a mantenere  in piedi una attività come questa senza sacrificare i pochi dipendenti rimasti, e che ora si ritrovano senza un futuro.

Raccontare la sequenza di avvenimenti che hanno portato a questa decisione diventa difficile. Giulia e Giuseppe Peyrano, gli storici proprietari, con i genitori Pedussia,  per ragioni esclusivamente economiche, nel 2002 hanno dovuto cercare un socio che potesse affiancarli nella gestione,  e la scelta cade sulla famiglia Maione di Napoli. Ma i Maione ne diventano a tutti gli effetti i proprietari e impongono una filosofia gestionale completamente diversa, la vendita di pasta e prodotti completamente avulsi dalla tradizione del negozio, porta la clientela storica a non comprendere questa rivoluzione e per la società  diventa tutto più difficile, con il risultato che otto anni dopo per oscuri motivi, ad oggi ancora ignoti, l’azienda fallisce. Nel 2011 nel negozio subentra il fratello di Giuseppe, Giorgio Peyrano con la moglie Bruna, già proprietari del negozio di corso Moncalieri, che riescono a rientrarne in possesso, rilevando il marchio dall’asta giudiziaria.

Il risultato è che due dipendenti, dei 23 che componevano a regime l’organico, un autista e un pasticcere che lavoravano da quasi trent’anni nella storica bottega di corso Vittorio Emanuele, hanno ricevuto la lettera di licenziamentoPeyrano 1 per giustificato motivo oggettivo.

I lavoratori si sono rivolti alla Flai Cgil che ha impugnato il licenziamento. «Noi comunque ci adopereremo per trovare un nuovo lavoro al nostro giovane fattorino» ha aggiunto Bruna Peyrano. Ma forse la soluzione migliore sarebbe quella di integrare queste persone con il personale di corso Moncalieri. Speriamo che il buon senso possa prevalere.

Viene da pensare in quanti altri casi le aziende, specialmente quelle storiche del panorama imprenditoriale italiano, hanno salvato il lascito aziendale dei fondatori, alle generazioni successive. Cosa questa, che ha garantito la continuazione aziendale, salvaguardato il marchio, la protezione della eccellenza nel tempo. In questo caso invece la tradizione familiare si è interrotta e resta l’amarezza per aver perso, come in molti altri casi nella nostra città, un pezzo del nostro passato che purtroppo non potrà più tornare.

Chi ha avuto la fortuna di lavorare per i Peyrano, può con orgoglio affermare che la genuinità, la cura con cui i loro prodotti vengono tuttora prodotti, ha pochi eguali nella tradizione pasticcera torinese. A chi ha avuto la fortuna di assaggiarli non resterà che recarsi nel negozio di corso Moncalieri per fare un tuffo nelle prelibatezze di cioccolato.

Ma quello che risulta incredibile, a mio parere, è l’indifferenza di chi in questa città potrebbe approfittare dell’occasione per dare continuità a questa attività, subentrando, rilevando il locale, il laboratorio del seminterrato, rimessi a nuovo dopo il rilevamento all’asta, immettendo nuovi capitali (e non mi si dica che non ci sono), evitando di trovare al posto di Peyrano, tra qualche mese l’ennesima apertura di una qualche Jenseria.
L’esempio della vicenda dello storico locale Platti, a poca distanza ne è l’esempio scongiurato lampante.
Angelo Tacconi
loris@vicini.to.it

 

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