"Non potremmo in alcun modo capire il futuro se non tenessimo conto del passato." Giorgio Angelo Livraga

Bufale, balle e post-verità. Punti di vista

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C’è un dibattito in corso nel Paese delle balle di Stato, quello di Ustica e del caso Moro per capirci, che ha del surreale. Fior di intellettuali, giornalisti, politici, magistrati e salumieri, con l’aiuto della suocera, discutono sul fatto che l’Italia sarebbe entrata nell’era della post-verità” (editoriale di Tommaso Cerno, l’Espresso 9 gennaio 2017)

Il dibattito nasce dalla constatazione, persino troppo improvvisa, che nella Rete circolano informazioni false, non controllate e non controllabili. La ripetizione e la rapida circolazione diventerebbero così una sorta di accredito di veridicità, per cui la verità ha difficoltà ad emergere, e comunque lo fa con ritardo.

..”secondo l’analisi della testata americana BuzzFeed, nella fase conclusiva della campagna presidenziale americana, le 20 notizie false più cliccate su Facebook hanno generato più condivisioni, più like e più commenti rispetto alle 20 notizie vere più cliccagiornalismote: “Il Papa appoggia Donald Trump” (notizia falsa) ha avuto più condivisioni dell’inchiesta del Washington Post sui reati di truffa e corruzione di Trump (notizia vera)” (Roberto Saviano, l’Espresso, 9 gennaio, Noi in trappola fra bufale e censura)

Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, interviene sostenendo che le bufale sul web e sui social rappresentano un pericolo per la democrazia.

Il dibattito si trasforma in una specie di talk show a distanza, con qualche accenno dell’immancabile caciara.

Tommaso Cerno (direttore de l’Espresso): “Che fare, si dicono allora i giganti della libertà di espressione? Indagare, vietare, censurare il web…Cui prodest, a chi giova?” Forse a qualche forza politica? eh no, fermi tutti, la libertà di stampa non si tocca.

Pitruzzella ha la sua soluzione: la libera e allegra circolazione delle bufale è favorita da un sistema giudiziario il cui malfunzionamento garantisce l’impunità a chi le mette in circolazione. Ergo, serve una riforma del sistema giudiziario. Una novità assoluta.

“…a rispondere immediatamente è Grillo, che…si accomoda sul banco degli imputati dicendo che è lui che vogliono zittire e censurare” (Roberto Saviano). Così Beppe lancia la sua proposta: creare una giuria popolare per valutare e giudicare. Bene. Magari sarà un po’ complicato selezionare giudici, avvocati, tribunali e procedure penali, ma almeno è una proposta originale.

Insomma, conclude Saviano, “c’è chi vorrebbe censurrenzi-agnese-680x366are e chi vuole dire balle, in mezzo ci siamo noi. That’s all folks

Nei giorni scorsi la soluzione dei big della Rete approda in Europa: anche Google e Facebook collaboreranno “insieme ai giornalisti di autorevoli testate francesi contro le fake news in vista delle prossime elezioni in Francia” per non incorrere negli incidenti sperimentati con quelle americane. (R.it, 7 febbraio). Su altri fronti nascono siti, applicazioni ed estensioni che scandagliano la Rete alla ricerca dei falsi e dei falsari.

Un nostro intervento su Vicini (Giorgio Ferraris, 26 gennaio) sosteneva che, da un lato nella bufala occulta non c’è nulla di originale, come testimonia la Retorica di Aristotele: fin da quell’epoca siamo stati vittime di oratori e condottieri che girano la frittata come fa loro comodo. Ma è solo oggi che le notizie si susseguono a grande velocità e in misura persino sovrabbondante. Allora, basta che una notizia sia riportata da 100 persone per certificare che sia vera?

Abbiamo trasferito il dibattito nella nostra redazione di cui fanno parte pro tempore 5 studenti del Liceo Majorana per un progetto di alternanza scuola-lavoro.

Prima di tutto togliamoci un dubbio: è’ vero quello che pensiamo un po’ tutti, che gli adolescenti spendono molto tempo sui social?

Enrico: “Molti compagni lo fanno, testa china e tastiere roventi. Ma non tutti”. Vincenzo: “a mio parare e per esperienza personale posso assicurare che ragazzi della mia età vivono o comunque passano gran parte del loro tempo sui social” (ma dipende molto dal tipo di scuola che si frequenta) Secondo Rebecca, invece, e lo apprendiamo con una certa sorpresa, “Facebook non è molto frequentato dai giovani: si trattbufala-siti-2a piuttosto di uno strumento utilizzato dai loro genitori”. Insomma, grosso modo appartiene più ai 40enni+ che ai giovani e ai nonni.

Come è percepito da loro il tema del “rischio bufala”? “Come riuscite a difendervi, a giudicare e discriminare?

Rebecca e ChiaraIl social viene usato per lo scambio di notizie, ma non viene percepito come uno strumento di informazione: non gli si dà peso, credito. E neppure ci si sofferma molto”. Matilde: “E’ come se avessimo acquisito una sorta di immunità, proprio a causa del loro uso costante e della natura di strumenti in fondo privi di una pretesa di veridicità”.

Per quanto riguarda i mezzi d’informazione “maggiore”? Rebecca: “Telegiornali e giornali hanno una credibilità maggiore, intanto perché hanno una visione più ampia dello scenario”. Per Matilde l’attendibilità della notizia deriva anche dalla credibilità della persona e dalla sua competenza.

Per tutti vale poi il criterio del credito che hanno le fonti. E il confronto fra diverse fonti rappresenta poi una forma di garanzia di credibilità: se sono due amici che mi danno la stessa notizia è più probabile che questa sia veritiera.

Enrico invece è drastico: “i mezzi d’informazione non dicono mai la verità”. “In che senso?” “Nel senso che tendono a gonfiare le notizie e a rappresentare la realtà dal lato peggiore”. “Un esempio?” “C’è stato recentemente (20 gennaio) un attentato presso l’Ambasciata d’Italia in Libia riaperta nei giorni scorsi. Secondo i media, un avvertimento al Presidente del Consiglio Gentiloni: ma”, si chiede Enrico,” i terroristi lo sanno chi è Gentiloni?” Quesito opinabile ma legittimo.

Qual è il ruolo dei genitori: intervengono loro a correggere informazioni dubbie?

Chiara: “Le notizie importanti vengono discusse in famiglia”. I Tg non mancano nelle loro case.

Rimane in sospeso una domanda cruciale: “Quali danni possono fare notizie false? “. Pensiamo alla tragedia dell’hotel Rigopiano sommerso da una slavina: le autorità provinciali hanno candidamente affermato che, prima di intervenire, hanno dovuto esaminare la richiesta di soccorsi per verificare che la notizia non fosse una bufala.

Appare evidente che Il tema meriterebbe un approfondimento, anche coinvolgendo esperti del settore: cosa che ci ripromettiamo di prendere in considerazione prossimamente.

Grazie, ragazzi.

Gianpaolo Nardi con la collaborazione della redazione e del gruppo di lavoro dell’Istituto Majorana

gianpaolon@vicini.to.it

Chiara, Enrico, Matilde, Rebecca, Vincenzo

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