"C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare dall’intelletto." (GK Chesterton)

Ex MOI: dibattito in Consiglio Comunale

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Lunedì il dibattito in Consiglio Comunale a Torino è stato acceso da più questioni: una di queste è stata la programmazione dello “sgombero” dell’EX MOI.

Infatti, su richiesta del consigliere Francesco Tresso, la sindaca ha riferito in aula sullo stato di attuazione del progetto per risolvere la questione delle quattro palazzine occupate presso gli ex Mercati Generali di via Giordano Bruno (MOI).
Chiara Appendino ha ricordato come l’intervenire nell’area, da troppo tempo lasciata a sé stessa, sia stato individuato come priorità per diversi motivi: la situazione delle persone che vivono nelle palazzine, in condizioni sanitarie e di sicurezza assolutamente inadeguate, i diritti di chi detiene la proprietà degli immobili e la necessità di riqualificazione per il quartiere circostante. Sono necessità condivise da tutti, ha proseguito la sindaca, precisando che proprio a questo fine è in corso di istituzione un tavolo interistituzionale che raccoglie, con la Città quale capofila, la Prefettura, la Città Metropolitana, la Regione Piemonte, la Diocesi e la Compagnia di San Paolo.

Il progetto che sta prendendo forma, ha riassunto Appendino, sarà coordinato da un Project manager – individuato tramite curricula dalla Compagnia di San Paolo) che si insedierà a marzo lavorando con tutte le istituzioni coinvolte: una prima fase di studio di fattibilità, effettuato con il coinvolgimento delle persone che vivono nel MOI, sarà seguita dalla progettazione di dettaglio con l’individuazione di una delle quattro palazzine – con l’obiettivo di liberarla entro la primavera – per la sperimentazione di percorsi di inclusione abitativa lavorativa ed educativa per un primo gruppo di persone e famiglie. Saranno individuati percorsi individuali di inclusione, ha precisato la prima cittadina, escludendo l’ipotesi di “luoghi polmone” per effettuare il censimento, si lavorerà nel MOI stesso. Le modalità di lavoro comporteranno un ampio coinvolgimento delle istituzioni, del terzo settore, dei comitati di rappresentanza degli abitanti e degli abitanti stessi, un gruppo dei quali è già stato incontrato da sindaca e prefetto nei giorni scorsi.

Progettazione e condivisa e dialogo costante, per Appendino, sono condizione per la riuscita del progetto. Non appena il progetto sarà definito la sindaca ne darà comunicazione in aula.

Francesco Tresso (Lista Civica per Torino) ha apprezzato l’esclusione dell’ipotesi di creare concentramenti ulteriori tipo caserma di via Asti, esprimendo perplessità sul fatto che in tavolo interistituzionale non preveda la partecipazione della Circoscrizione, visto che occorre dare segnali che evitino ulteriori tensioni sul territorio, individuando soluzioni condivise. Per Tresso, inoltre, occorrerebbe richiedere risorse al Governo nazionale, vista la dimensione di un problema che riguarda 1200 persone – in gran parte regolarmente presenti in Italia – che non può essere considerato solo torinese.

La Città è capofila di un progetto innovativo, ha affermato Valentina Sganga (M5S), che coinvolge soggetti che hanno affrontato in passato situazioni di disagio che il solo Comune non avrebbe potuto fronteggiare da solo e concepisce inoltre un processo di integrazione all’insegna della partecipazione e del coinvolgimento degli occupanti e dei comitati che hanno operato nel MOI in questi anni. Questa amministrazione si è messa sulla strada della legalità e della civiltà, ha concluso Sganga, ricordando che Medici senza Frontiere aveva definito la vicenda del MOI quale esempio di malgoverno a augurandosi un impegno unitario su questo argomento.

Eleonora Artesio (Torino in Comune) ha richiamato la centralità della Città nel processo decisionale, ricordando che il Project manager sarà scelto dalla Compagnia di San Paolo – soggetto cofinanziatore del progetto – ma che il Comune ha la titolarità della responsabilità. Occorre individuare soluzioni alternative per chi vive al MOI ma bisogna ricucire le relazioni con il quartiere per evitare nuove tensioni e rendere il territorio consapevole dell’importanza del progetto per il suo stesso interesse. Occorre anche chiarire al territorio – ha Artesio – quali sono le prospettive di riconversione delle palazzine una volta liberate, allargando la solidarietà.

Non ha riscontrato alcuna novità nella relazione della sindaca, il capogruppo della Lega Nord Fabrizio Ricca, che si è interrogato sull’opportunità che a gestire l’operazione sia un projecrt manager scelto dalla Compagnia di San Paolo. Per Ricca, non si dovrebbe arrivare, un giorno, a non poter attribuire meriti o responsabilità su quanto sarà accaduto: occorre trasparenza, la Compagnia mette soldi ma le decisioni devono restare in mano pubblica, che sia il Comune o il Viminale.

Elide Tisi (PD) ha apprezzato l’aver indicato scadenze precise, ricordando come la gestione da parte della protezione Civile dell’Emergenza Nordafrica non abbia consentito percorsi di inserimento, ciò che è successo al MOI travalica i confini della città. Per Tisi occorre fare attenzione ad annunci che possano ingenerare aspettative. Vorrei precisare che non si sta inaugurando una nuova modalità, è tradizione di questa Città l’aver lavorato, su temi come questi, in stretta collaborazione con il privato sociale, con la Diocesi. Inoltre, la consigliera del PD ha espresso qualche preoccupazione sulle risorse(non a detrimento di altre attività della Città), precisando poi che la principale responsabilità resti in capo al Comune che deve esprimere chiaramente al Project manager obiettivi e modalità. La consigliera ha infine auspicato il coinvolgimento di tutti i territori interessati.

Chiara Appendino ha quindi replicato precisando che in questi casi la responsabilità è naturalmente in capo al sindaco di una città, che deve trovare le soluzioni mettendo insieme i soggetti che possono concorrere alla loro elaborazione. E’ impensabile che la situazione del MOI possa protrarsi ancora per anni, ha affermato Appendino, ricordando come avere messo insieme varie istituzioni come Regione e Città Metropolitana – il che non significa spostare forzatamente persone da Torino in altre località, ha precisato – comitati e associazioni. Il Project Manager è stato individuato tra vari CV pervenuti in base ad esperienze e background, la Città è naturalmente capofila del progetto, con oneri e onori, nell’ambito del tavolo interistituzionale. Occorrerà un percorso condiviso e quindi il manager lavorerà in loco, poiché occorre rapporto di fiducia, La sindaca ha anche concordato sul fatto che la Circoscrizione sarà coinvolta, con un ruolo importante, auspicando la collaborazione di tutti nell’inteeresse della città, del quartiere e di coloro che vivono nelle quattro palazzine in condizioni precarie.

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