"C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare dall’intelletto." (GK Chesterton)

Lanciato il progetto Co-City

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Co-City entra nella fase operativa.

Nel nuovissimo, emblematico sito di Open Incet, il 31 marzo scorso ha avuto il suo kick off il progetto che prevede la riqualificazione di beni immobili e spazi pubblici urbani in condizioni di degrado attraverso la stipula di Patti di collaborazione con il terzo settore e gruppi informali di cittadini (www.vicini.to.it/vicini/2016/10/progetto-co-city-dalleuropa-4-milioni-euro/, Angelo Tacconi).

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Giovanni Ferrero è il responsabile del progetto. Un progetto, spiega Ferrero, che va oltre la semplice cessione di un bene (spazi, strutture), magari con un supporto dell’Amministrazione in veste di facilitatore. Ci avviamo invece ad una forma di sperimentazione di una modalità “in comune”. La cessione è reciproca: la pubblica amministrazione si rivolge al cittadino, si fa coinvolgere, ma anche il cittadino rinuncia ad una parte della sua sovranità.

Prima di lui, tuttavia, intervengono alcune figure istituzionali di rilievo a ricordare il significato dell’evento non solo in ambito cittadino, ma anche a livello nazionale ed internazionale.

Spetta a Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità, aprire i lavori. Lo fa con un’immagine: se è vero che in questa città abbiamo navigato in mezzo alla tempesta e per mantenere la rotta abbiamo dovuto ammainare le vele, adesso è ora di dispiegarle nuovamente. Cambiamento -certo ricordando la traccia solcata dalla precedente amministrazione-, nuova progettualità, innovazione. Anche Gianmaria Ajani, Rettore dell’Università di Torino, pur facendo riferimento ad alcune acquisizioni di successo sul tema delle aree industriali dismesse (la Cavallerizza, gli ospedali psichiatrici di Collegno ora utilizzati dalla Facoltà di Medicina Veterinaria, l’IRV ora parte della facoltà di Economia) riconosce un notevole ritardo nel recupero di spazi, di cui l’Università ha una necessità vitale “pro domo sua”, a causa dell’incremento delle iscrizioni specie di studenti stranieri.

Un caloroso indirizzo di saluto da Susana Forjaz, del Commissariato Europeo alla politica Regionale, che ricorda le 374 proposte presentate in seguito al bando da altrettante città europee, a fronte di cui solo 4 città italiane si sono assicurate i fondi, ed alle quali l’Europa guarda con attenzione: e conclude in italiano, “coraggio”. Termine su cui i relatori si fionderanno fino a proporlo come slogan dell’evento.

Circa il degrado urbano, un angolo visuale di particolare pregio arriva da parte di William W. Goldsmith – Professore emerito della Cornell University, Stato di New York, studioso di City Planning. Cita la città di S. Francisco: difficile tracciare analogie tra le città statunitensi e quelle italiane (ma se analogia esiste in qualcuna, S. Francisco ne è un buon esempio). L’autostrada che attraversa S. Francisco, la US 101, collegamento tra vari agglomerati urbani da Oakland a Berkeley fino al Golden Gate, era stata costruita all’inizio del ‘900, creando una grave ferita nel tessuto urbano e lasciando grosse lacune nella sicurezza. Negli anni ’80 e 90 aveva subito vari interventi, finanziati per la maggior parte dall’ Amministrazione federale e dallo Stato della California. La Città aveva stanziato solo il 2% del budget, così che i lavori erano stati condotti in assenza e a tratti in contrasto con l’amministrazione della città. Il risultato è che ancora oggi numerosi svincoli da e per la città sono rimasti incompiuti. Lezione: gli amministratori locali sanno quali sono le necessità della loro città.

Più in generale, in termini di lotta alla povertà, quali sono i problemi delle città USA? In sintesi:

  • Guerra alla droga ed alle gang giovanili
  • Disuguaglianze scolastiche: le buone scuole sono solo nei quartieri più agiati
  • Cibo scadente: manca quasi del tutto il cibo fresco
  • I tagli al budget delle città. Le città non vengono percepite come entità caratterizzate da una propria identità, degna di un budget “dedicato”.

Ci sono analogie con quelle italiane? La risposta viene tentata da Paolo Testa, capo area Studi e ricerche ANCI: forse le analogie non sono così marcate, ma si tratta di aspetti sicuramente presenti anche nelle nostre città: basti pensare, tra gli altri, (e sorprendentemente) all’incremento del diabete tra i ragazzi in età scolare, causato dall’alimentazione poco varia.

La discussione entra nel vivo con alcuni dettagli di metodo.

Giovanni Ferrero prosegue il suo contributo descrivendo le tre 3 aree di intervento, identificate come Patti di Co-City:

  • Edifici in disuso, strutture urbane, per lo più nelle periferie
  • Piattaforme dì servizio sottoutilizzate, ad es. le scuole, servizi socio-assistenziali
  • Cura e condivisione di spazi pubblici

Quali saranno i protagonisti che identifichiamo come il cittadino chiamato a co-progettare? Secondo Paolo Testa appartengono a varie categorie: le comunità locali (genitori degli studenti, gruppi di cittadini interessati), professionisti che perseguono interessi di categoria.  Ma anche gli stessi destinatari.

Questo diverso approccio all’innovazione e alle relazioni sociali richiede anche strumenti nuovi.

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La comunicazione (affidata nel progetto all’ANCI) sarà non solo diversa nei canali (tradizionali e Social) ma nei contenuti. Contatti personali tra chi ha la leadership e chi opera. La contaminazione estesa a vari livelli: un aspetto di rilievo su cui occorrerà intervenire è quello delle regole.  Dice Testa: se si fossero seguite con rigidità le regole, un’opera come l’ex INCET difficilmente sarebbe stata possibile: tutto è nato, in fondo, dal fatto che alcuni cittadini hanno violato una proprietà privata per ripulirla dalle immondizie.

Una “cassetta degli attrezzi” costituita da strumenti giuridici , e da una piattaforma per la costruzione, il coordinamento e la documentazione dei Patti di collaborazione.

La piattaforma denominata FirstLife, messa a punto dai Dipartimenti di Informatica e di Giurisprudenza e descritta dal Prof. Guido Boella (Dip. Informatica) si propone un nuovo tipo di Social: non più orientato al singolo, alla persona come individuo, ma sul singolo come cittadino. Una mappa interattiva per far emergere una rete di relazioni, ed orientata su 3 aree:

  • Informativa: raccolta di elementi di interesse dei cittadini
  • Collaborare allo sviluppo di proposte
  • Raccontare e diffondere il Patto di collaborazione.

Se si parla di rete di relazioni, a chiudere questa sessione chi meglio di Marialessandra Sabarino, Presidentessa della Fondazione Cascina Roccafranca, a sua volta capofila della Rete delle Case del Quartiere. Insieme alla Città di Torino, l’ANCI e l’Università, la Rete delle CdQ sarà la base della costituzione della rete cittadina in grado di raccogliere istanze e progettualità, ma anche di accompagnare i processi di community building, utilizzando le proprie caratteristiche di luoghi aperti di partecipazione attiva, accessibili ed accoglienti; intermedi tra pubblico e privato frutto, tra l’altro, di una governance partecipata.

Marialessandra ricorda la recente nascita della Rete delle Case del Quartiere anche come soggetto giuridico e comunica l’avvenuta selezione a mezzo di bando pubblico di n 7 animatori di comunità che saranno impiegati per la realizzazione del progetto Co City.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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