"Non potremmo in alcun modo capire il futuro se non tenessimo conto del passato." Giorgio Angelo Livraga

“La post-verità è una fake news”: Fabio Chiusi al salone del libro

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Si è tenuto sabato 20 maggio, presso lo Spazio Prospettive Digitali di questa trentesima edizione del Salone Del Libro di Torino, la presentazione “La ‘post-verità’ è una fake news. Democrazia e propaganda nell’era iperconnessa”

Fabio Chiusi -giornalista freelance (Repubblica, L’Espresso, Wired) e blogger (Chiusi nella Rete, ilNichilista) spesso su temi quali censura, sorveglianza online, complesso rapporto tra tecnologie digitali, politica e società- è intervenuto sul tema delle fake news e post-verità. Nello specifico, si affronta il “dibattito tra vero, falso ed era iperconnessa all’interno di quello più ampio sulla (presunta) fine delle ideologie e sulla (altrettanto presunta) fine della politica, dove il primato della comunicazione ci ha gettato in uno scontro senza quartiere tra opposte e inconciliabili narrazioni del mondo” come è stato presentato l’intervento (o ‘mini-lexio’, come la definisce ironicamente Chiusi).

L’idea –come spiega il giornalista- è in realtà quella di “cominciare a provocare”, è un confronto di idee, un intervento con “molte cose contestabili” (come lui stesso afferma), che vuole essere un dialogo con il pubblico attento e numeroso dello Spazio Prospettive Digitali.

Si parte dai concetti di ‘post-verità’ (definita dall’Oxford Dictionary parola del 2016) e di ‘fake news’ per collegarli a uno scenario più ampio. Chiusi si propone, infatti, di ‘smontare’ alcuni concetti.

Il primo: l’idea che vi sia una guerra post-ideologica in corso, una guerra propagandistica tra “quelli che io chiamo sistema e antisistema” e che “post verità e fake news rientrino in questa guerra, come ‘armi narrative’. La mia idea è che […] chiunque vinca, la democrazia ci rimette, per cui l’unica maniera per ‘salvare il salvabile’ è disinnescare il frame che giustifica questa guerra: cioè lo scenario, la premessa su cui si regge questa dicotomia”. Chiusi continua, delineando meglio il ‘sistema’, come “insieme dei poteri costituiti: media tradizionali, partiti tradizionali, politica tradizionale […] e l’establishment, i soggetti che hanno proprietà di giornali, per esempio”; opposto ad ‘antisitema’, “quelli che vengono chiamati ‘populisti’, ‘movimenti dal basso’, quelli che io chiamo ‘antimedia’ o ‘soggetti di contro informazione’”.

E, tornando alla post-verità: “questo mondo di neologismi, non nasce per caso. […] sarebbe molto strano se tutto il mondo iniziasse a parlare di post-verità, di fake news, come se nulla fosse, come se fossero nate per caso. secondo me non sono nate per caso, è una precisa strategia propagandistica, e la mia idea è che entrambi gli schieramenti vi facciano ricorso. […] è quello che, in un altra parola, si chiama storytelling: l’arte di raccontare storie, che c’è da Omero […] perché chi fa politica sa benissimo che è meglio raccontare una storia dove c’è un eroe, l’antieroe, la principessa che ha bisogno di aiuto: è la storia di Super Mario Bros, fondamentalmente” scherza Chiusi. “com’è possibile –continua poi il giornalista- che lo storytelling e la propaganda diventino così importanti? Questi diventano il fulcro del dibattito pubblico quando sposano un assunto: la post ideologia. […] tutta la politica contemporanea, se ci pensate, è d’accordo su una cosa: che la politica non ha più senso e che va sostituita con la ‘comunicazione della politica’, con le ‘storie’”.

Aggiunge poi Chiusi, che il fatto che la propaganda prenda il sopravvento è ciò che accadeva nei totalitarismi, dove la realtà viene contraddetta e “altro che post-verità, la verità lì non esiste più”. La propaganda utilizzata da sistema e antisistema, inoltre, è diversa poiché le visioni del mondo sono diverse; e anche per questo si assiste a una polarizzazione della politica, e “non c’è nulla di più polarizzato di raccontare due storie diverse […] la storia va in un modo o nell’altro, e non c’è più ‘la politica’, che è il terreno del compromesso, del venirsi incontro”. Post verità e fake news, quindi, altro non sarebbero che alcuni dei mezzi propagandistici usati per delegittimare chi è al potere e “rischia di perderlo”.

Secondo concetto da distruggere (suggerito dal ‘sistema’) è quello che, essendo internet il principale mezzo comunicazione e di conseguenza di disinformazione, recentemente esso è stato identificato come unica e sola causa di fake news, che esisterebbero, in questa concezione, solo nell’era digitale. È vero che -ci dice Chiusi- “voi credete allo stesso modo al Corriere Della Sera e al vostro amico (a parte che in molti casi probabilmente fate bene, e questo è un problema dei giornali) -ironizza il giornalista- ma il problema è che questa cosa molto spesso non è vera, o meglio: è vero che ci si fida di più di altre fonti, non è vero che questo ha distrutto la distinzione tra fatto e opinione, tra vero e falso, perché molto banalmente su internet bastano cinque minuti su Google per capire da dove vengano le fonti. […] e allora semmai educhiamo pubblico, non allarmiamolo dicendo che […] la distinzione tra vero e falso non esiste più: questa è una bufala, questa è una fake news, questo è il titolo del mio intervento” conclude.

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Dal canto dell’ ‘antisistema’, invece, potrebbe passare l’idea (sbagliata) che tutti i media tradizionali siano fake news o che –in ambito politico- i partiti tradizionali siano tutti morti, come propaganda di scredito verso l’una e l’altra. E questo, aggiunge Chiusi, è anche poi il principio su cui si è fondata la campagna di Trump (e il suo libro, da cui trae alcuni spunti).

La risposta del ‘sistema’ sembra allora suggerire che, per evitare altro Trump e la fine della democrazia occorra ‘regolamentareinternet, disintegrando, di fatto, (secondo Chiusi) il libero web. Questo ‘regolamentare’ verrebbe quindi fatto passare come soluzione indispensabile per salvare democrazia, “Quando a) non salverebbe nessuna la democrazia e b) la metterebbe in crisi”, riprendendo Chiusi.

In conclusione, il maggiore problema è rintracciato da Chiusi nel diffuso cinismo in luogo delle ideologie, che porta alla contrapposizione tra ‘sistema’ e ‘antisistema’, in cui la vittoria di uno qualsiasi dei due porterebbe a conseguenze più che negative. Se passasse infatti l’idea del primo, infatti, il rischio sarebbe quello di un internet ‘annacquato’, trasformato infine in canale distribuzione unidirezionale. Se al contrario, invece, a predominare fosse l’antisistema, le conseguenze potrebbero essere il progressivo uniformarsi dei media (che diverrebbero tutti uguali), la disinformazione e l’accusa generalizzata di fake news ai mezzi d’informazione.

La soluzione, però, ci viene fornita proprio da Chiusi, che spiega: “fare propaganda significa scambiare l’interesse mio per quello di tutti. Come se ne esce? Una delle strategie è distruggere l’assurdo: smetterla di pensare di vivere in un mondo post ideologico -che è una cosa estremamente falsa- e ritornare esplicitamente alle ideologie, fatte in un modo diverso, all’altezza del ventunesimo secolo, all’altezza dell’era di internet […] ritornare a delle visioni politiche che vadano oltre i dieci tweet, oltre i dieci minuti, oltre l’ultimo scandalo” … oltre l’ultima fake news, potremmo dire.

Matilde Rossin

matilder@vicini.to.it

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