“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

‘Profumo di Oscar’

Sicuramente da vedere due film che ambiscono alla conquista delle ambite statuette nella serata del 4 marzo a Los Angeles: “The Post” di Steven Spielberg e “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino.

Il thriller politico di Spielberg ci riporta agli anni ’70 della guerra del Vietnam, quando scoppiò il caso dei “Quaderni del Pentagono”, i documenti segreti sui piani strategici del Governo americano, giunti sulle scrivanie del Washington Post. La Corte Suprema aveva posto il veto alla loro pubblicazione, ma il direttore del quotidiano (Tom Hanks) si fece alfiere della battaglia per la diffusione della verità e la libertà di stampa(”Quanto hanno mentito? Quei tempi devono finire!”) sostenuto dall’editrice del giornale Kay Graham (Meryl Streep), prima donna a capo dell’illustre testata.

La seconda pellicola racconta l’intensa relazione sentimentale, vissuta durante l’estate del 1983, dal diciassettenne americano Elio Perlman (Timothée Chalamet), figlio di un professore universitario studioso di cultura greco-romana, e Oliver (Armie Hammer), un allievo del padre, ospitato nella casa di famiglia nella campagna padana. Elio scopre i turbamenti e la grammatica di un amore nuovo, a cui non sa dare un nome, ma che il padre – in maniera toccante e inaspettata – gli fa comprendere come sia un passaggio giusto e illuminante nella conoscenza di sé.

(“Al mio posto, la maggior parte dei genitori vorrebbe che la cosa svanisse e pregherebbe che i loro figli cadessero in piedi, ma non sono quel tipo di genitore. Ci priviamo di così tante cose di noi stessi per curarci più velocemente che diventiamo dei falliti entro i trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che ricominciamo con qualcun altro. Ma costringerti a non provare niente è come evitare di provare qualsiasi cosa. Che spreco.”)
Pregio ulteriore il fatto che, grazie a “Chiamami con il tuo nome”, dopo vent’anni l’Italia sia di nuovo in gara per l’Oscar e il merito va a un regista finalmente di cultura, sensibilità e caratura internazionali.
Il film di Spielberg, parlando del passato, invita il giornalismo del presente a riflettere su se stesso e sulla necessità di un’informazione autentica e indipendente, messa a richio dalla babele di voci incontrollate generata dai nuovi media: dare conto della realtà, per aiutare a comprendere il mondo, nonché – in casa americana – replicare ai tentativi di delegittimazione che l‘attuale Presidenza Trump sta conducendo, è più che mai ineludibile e urgente.
Il regista italiano, dal canto suo, segue il percorso esplorativo e di maturazione di un adolescente che si affaccia all’amore, con uno sguardo di intensità e franchezza straordinarie.
Spielberg fa in “The Post” dell’asciuttezza la propria cifra stilistica;  Guadagnino punta, al contrario, sulla poesia della scrittura filmica:  insomma,  due opere del tutto diverse.
Le accomuna, però, l’essere – in qualche modo ed entrambe – necessarie.

In questi giorni i due film sono presenti nelle sale torinesi.

Anna Scotton
annas@vicini.to.it

 

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