C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Torino “Veg Friendly”

Promuovere la dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio è uno dei punti del programma di governo della giunta Appendino.  Questa proposta singolare, fin da subito, ha dato adito a critiche, articoli di giornale, dibattiti, commenti ironici sui social network; tuttavia, ben presto lo scalpore iniziale si è attenuato, infatti la proposta non risulta così insolita dal momento che le diete “alternative” non costituiscono più una minoranza all’interno della nostra società.

Incuriositi ed interessati ad approfondire il tema, ci siamo rivolti a Monica Minutolo, dietista presso l’ASL di Nichelino, grazie alla quale abbiamo fatto chiarezza sui alcuni aspetti del tema.

Si possono classificare diverse tipologie di diete vegetariane a seconda delle restrizioni o esclusioni di una o più famiglie di alimenti – afferma la dottoressa Minutolo – abbiamo infatti la “dieta pesco-vegetariana” che esclude carne di animali terrestri e volatili, ma consente pesci, molluschi, crostacei, uova, latte, latticini e qualunque alimento di origine vegetale. La “ dieta LOV” (latto-ovo-vegetariana) che esclude tutti i tipi di carne, pesce, molluschi, crostacei, ma include formaggi, latte, latticini e uova. Invece la dieta vegana esclude ogni alimento di origine animale. Esistono inoltre alcune varianti come la “dieta crudista” che esclude tutti i cibi cotti a temperature superiori a 46°C, la “dieta fruttariana” che consente il consumo di frutta fresca e secca, ortaggi da frutto e frutta grassa e infine la “dieta da raccoglitori” che prevede solo il consumo di ciò che è caduto naturalmente dall’albero o dalla pianta”

Queste diete alternative sono seguite più per moda o per convinzioni personali? Come viene motivata la scelta di questi stili alimentari?
Questi stili alimentari vengono abbracciati per motivi religiosi, sensibilità animalista o motivi di salute (ad esempio prevenzione di tumori o perdita di peso). Gli Italiani, in particolari, adducono queste due ultime motivazioni.

Grazie alle risposte della dottoressa e ai documenti del SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) che ci ha fornito, abbiamo anche fatto chiarezza sulle conseguenze che possono avere sul nostro organismo queste diete così restrittive. Ad esempio, gli studi mostrano che, diversamente da quanto si tende a credere, non si riscontrano grosse carenze nel fabbisogno proteico in quanto esiste una vasta gamma di proteine vegetali che sostituiscono quelle di fonte animale; tuttavia nelle diete vegetariane la digeribilità delle proteine è ridotta e quindi potrebbe essere opportuno aumentare il livello di assunzione minima raccomandata. Le carenze maggiori– ci spiega la dottoressa – si riscontrano nelle vitamine e nei micronutrienti. La vitamina B12, ad esempio, è presente solo negli alimenti di origine animale e una scarsa disponibilità nel nostro organismo può comportare deficit cognitivi. Allo stesso modo anche i valori di vitamina D, zinco, calcio e ferro risultano al di sotto della norma. Si tratta quindi di diete a rischio che devono essere supplementate e seguite da esperti.

Ci sorge quindi la perplessità che queste diete costituiscano un potenziale rischio per la crescita evolutiva dei bambini, a maggior ragione quando la dottoressa Minutolo ci mette a conoscenza del fatto che, come prevede l’integrazione apportata nel marzo 2016 alle “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica, vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali – tuttavia – tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta del genitori.

In realtà anche con la giunta precedente era possibile richiedere la dieta vegana e l’Assessore alle Politiche educative, Mariagrazia Pellerino, aveva già emanato una circolare in cui stabiliva che non era più necessaria alcuna certificazione medica per tale richiesta.

Tuttavia, veniamo informati del fatto che al giorno d’oggi esiste una grande sensibilizzazione sul tema e infatti, da qualche anno, è stato redatto un position paper dalla Società Italiana di Pediatria e Sociale (SIPPS) insieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e alla Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMPS) che si prefigge l’obiettivo di informare sulle conseguenze di questi stili alimentari e sulle modalità con cui è possibile coprire i requisiti nutrizionali per non incorrere in ripercussioni sulla crescita e sullo sviluppo.

I dati Eurispes aggiornati al 2018, indicano che in Italia circa il 6,2% della popolazione è vegetariano e circa lo 0.9% è vegano. Tuttavia non servono numeri né dati statistici per renderci conto che la tendenza ad abbracciare stili alimentari lontani dalla tradizionale dieta mediterranea sia in costante aumento; al giorno d’oggi, infatti, nella maggior parte dei ristoranti i menù presentano l’opzione “vegan friendly” e i supermercati dispongono di prodotti in grado di soddisfare qualsiasi esigenza.
E per concludere forse non tutti sanno che, lo scorso maggio, la nostra stessa città di Torino è stata inserita dal quotidiano britannico “The Independent” nella classifica mondiale delle dieci migliori città vegane per viaggiatori.

Zoè Miglietta

zoem@vicini.to.it

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