“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Alan Friedman e la sua nuova guida pop sull’economia italiana

Questa settimana l’Unione Industriale di Torino ha ospitato il giornalista Alan Friedman all’interno della rassegna Caffè Letterario, per presentare la sua ultima opera, uscita da poco per i tipi della Newton e Compton, dal titolo .

L’evento, organizzato in collaborazione con il Centro Pannunzio di Torino, ha visto sul palcoscenico, in qualità di intervistatore, il direttore de La Stampa Maurizio Molinari, che ha sollecitato l’autore con incalzanti domande legate alle tematiche contenute nel suo ultimo libro, spaziando dall’economia alla politica.

Dal giugno dello scorso anno Alan Friedman ricopre la carica di presidente del Centro Pannunzio di Torino, succedendo a Camillo Olivetti. Il giornalista americano ha scelto ormai di vivere in Italia, appassionato studioso della democrazia del nostro Paese di cui contribuisce a denunciarne i limiti, con grande spirito indipendente e con toni imparziali, cercando a volte di individuare le similitudini condivise con la realtà statunitense, che ben conosce.

Friedman è indubbiamente un fuoriclasse del giornalismo internazionale, non si lascia condizionare dalle logiche e dalle appartenenze ideologiche italiane, continuando a mantenere una sua indipendenza dal potere.

«In questo libro – dice Friedman – ho cercato di raccontare in modo semplice l’economia, un argomento che tocca le vite di tutti noi, spiegando come funzionano davvero le cose, dove stiamo andando e cosa possiamo fare per salvarci. Finché siamo in tempo».

Capire come funziona l’economia, comprendere i meccanismi che regolano i rapporti tra noi e lo Stato, costituiscono concetti fondamentali per affrontare l’attuale realtà sociale e prendere – o cercare di farlo – le opportune decisioni riguardanti il nostro futuro. Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi, scritto in un linguaggio comprensibile, lontano da quello degli addetti ai lavori, è un saggio indispensabile per tutti coloro che rifiutano le ideologie e che non vogliono essere più strumentalizzati dagli imbonitori della politica.

Nel corso della serata sono stati analizzati i personaggi di spicco della politica, come in una figurativa passerella politica: di ognuno Friedman ha approfondito – senza risparmio di parole – pregi e difetti, qualità e carenze, pericoli e speranze. Sono stati presentati dati, numeri, cifre e statistiche reali, come strumento per spiegare alcune domande a cui è difficile trovare una risposta: perché l’Italia non cresce più? Perché non crea più posti di lavoro? Perché gli italiani sono i più tassati d’Europa? Di quale politico italiano ci si può fidare di più? Quale futuro dobbiamo veramente aspettarci per il nostro Paese?

Scopriamo così che il 64% degli italiani predilige il politico onesto a quello competente, anche a scapito delle conseguenze generate dalla sua impreparazione come decisore politico e come statista. Friedman ha delineato un popolo di cittadini scontenti e insoddisfatti che ragiona più sull’onda dell’emotività che della razionalità, con un illuminismo oscurato dai tanti scandali e dalle tante promesse mai mantenute dei politici che lanciano proclami e mentono su questioni importantissime.

Nell’analisi del lavoro politico realizzato negli ultimi anni, riconoscendo i tanti passi in avanti attuati dagli ultimi governi, ha ammesso anche l’effetto inevitabile e positivo della Legge Fornero, argomento di cui raramente si riesce a cogliere apprezzamenti.

La sala, che ha registrato il sold out, ha visto un pubblico attento e recettivo, che non si è sottratto dal porgere numerose domande, consentendo a Friedman di approfondire ulteriormente i temi trattati.

Loredana Pilati

loredanap@vicini.to.it

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