“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

Co-City e AxTo

In questi mesi due iniziative di partecipazione hanno cercato di coinvolgere i cittadini in iniziative di “riqualificazione urbana”.

La prima è Co-City con proposte arrivate da territorio tramite avviso pubblico e valutate con una commissione interna al Comune di Torino detta ” dei beni comuni”, la seconda è AxTo con un vero Bando Pubblico per il quale era necessario essere soggetto giuridico.

Avendo seguito da vicino entrambi devo constatare che la prima (Co-City) è stata un’occasione formidabile ma mancata.

La seconda (AxTo) un assalto alla diligenza con buone intenzioni.

Il problema di fondo è la carenza di fondi, infatti per Co-City, non ostante molti progetti abbiano superato i punteggio minimo solo alcuni progetti saranno oggetto di coprogettazione.

La sensazione è che i criteri di scelta siano stati molto variabili e non si voglia, al fondo, fare qualcosa di innovativo e , soprattutto, specifico.

Sembra quasi che sia diventata una manutenzione della Città con parziale coinvolgimento dei cittadini proponenti.

Infatti non ci risulta che durante il processo di valutazione, dopo il processo di deposito dei progetti, siano stati coinvolti con domande o chiarimenti i cittadini proponenti da parte della Commissione tutta interna al Comune di Torino, ma speriamo che questa informazione sia smentita.

Per AxTo la cosa è diversa trattandosi di un vero bando pubblico: i cittadini sono chiamati ad esprimere una sola preferenza tramite una piattaforma online e normalmente questa modalità non è proporzionale alla qualità dei progetti , che dovrebbero essere letti uno per uno, ma alla quantità di contatti personali e online che ogni progetto può contare e raccogliere, in altre parole: ” lo voto perchè ti conosco” oppure “lo voto perchè sei mio amico e mi fido” oppure “lo voto così sei contento“.

A questo si aggiungerà la valutazione di un’altra apposita commissione del Comune di Torino per il verdetto finale.

Trovo che la china delle piattaforme online (di voto o selezione), che snaturano le relazioni interpersonali vere e fisiche, sia ormai una patologia che ci ha risucchiati tutti e che anche la politica e la Pubblica Amministrazione stanno inseguendo con convinzione un nuovo mito post moderno: quello che la tecnologia sostituisca di per sé i contenuti di valore e le relazioni umane.

Una patologia tanto più pericolosa perchè si presenta come un surrogato della relazione umana ed al posto di favorirla mette una macchina tra un volto umano e un altro volto umano dando, però, la sensazione di essere insieme e partecipare.

Franco

direttore@vicini.to.it

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