“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

‘Il filo nascosto’

Anni ’50. Il grande sarto inglese Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), titolare con la sorella Cyril (Lesley Manville) di un atelier che veste dive del cinema e principesse, nonchè scapolo impenitente, incontra una giovane cameriera, Alma (Vicky Krieps): ne resta irretito al punto da dare una svolta inaspettata alla sua vita.

Cos’ è l’arte? Un’ossessione che ogni creativo persegue e vive in modo assoluto, un atto egoistico che riesce successivamente ad assumere valore collettivo. Come un pittore attraverso le proprie modelle, il couturier realizza per le sue clienti abiti che sono vere e proprie opere d’arte, attraverso una confezione meticolosa, realizzata nell’atmosfera di raccoglimento possibile in una società senza il rumore di sottofondo dei media attuali.

La ricerca della perfezione nelle proprie creazioni può avere anche il rigore di una fede, come rivela la liturgia della confezione,  alla quale le cucitrici di Woodcock prendono parte come religiose in tunica bianca.

Non  vengono realizzati quadri, sculture, ma vestiti: manufatti abbaglianti che – sembra volerci dire il regista – rimandano in qualche modo all’oggi, quali simboli della dominanza dell’immagine e dell’effimero nella società contemporanea.

Il film (con Daniel Day-Lewis e Lesley Manville, regia di Paul Thomas Anderson) evolve nella seconda parte come thriller psicologico e diventa metafora della relazione uomo-donna, che non può che realizzarsi nella dipendenza reciproca e nell’abbandono all’altro. E che si traduce in una limitazione di sé, a cui non vorrebbe arrendersi Woodcock, consapevole delle costrizioni poste dal legame amoroso al processo creativo, che è invece manifestazione della libertà individuale.

L’indubbia padronanza  degli strumenti cinematografici da parte di Anderson –  scelta degli attori, fotografia, luci – accompagna lo spettatore in un crescendo di suspense emotiva, favorita dalla colonna sonora avvolgente a cura di Jonny Greenwood. Da vedere.

 

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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