“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

La post verità di Paolo Pagliaro a Villa Amoretti. Per “Leggermente”

Pochi conoscono il suo volto, diversamente da quello dei guru dell’informazione televisiva. Sempre nascosto dietro la sigla de “Il punto”, nella trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7.

Eppure i suoi editoriali sottolineano le interviste della Gruber con approfondimenti su aspetti di sostanza, attraverso un commento che non concede nulla allo spettacolo dello show televisivo. Paolo Pagliaro è coautore di 8 e mezzo dal 2008 ma è un giornalista di lungo corso: direttore de “l’Adige” redattore capo de “la Repubblica” e vice direttore de “l’Espresso”.

Chissà che faccia ha, ci si chiedeva nel gruppo di lettura, discutendo sul saggio. Lo sapremo sabato alle 18 presso la biblioteca Villa Amoretti, aperta per l’occasione. Non si poteva fare diversamente, visti gli impegni professionali dell’autore.

Il libro è di una ricchezza insolita, come gli editoriali su La 7. Il tema dell’informazione e delle deformazioni introdotte dalla rete è declinato nei modi più diversificati. “Lo dice la rete” (come un tempo si diceva l’ha detto il Tg) “Uno vale uno”: chi lo dice? E cita il Dr Burioni, virologo che nel suo blog si batte contro chi in rete insinua sospetti sull’efficacia degli antivirus. “Qui ha diritto di parola chi ha studiato”, commenta. Tanto che gente che ha studiato ha anche creato un “Burioni fan club”.

E via con la post verità, la manomissione delle parole, il declino del giornalismo in cui prevale lo strumento al posto del professionista, la “creazione” di notizie facendole diventare fiction, “condivisioni nelle enormi echo-chambers dei fan dove verità e falsità abdicano e trionfano opinioni granitiche” (citazione dal blog del giornalista Alessandro Lanni).

L’analisi è suffragata da dati: l’Italia invasa dai rifugiati? 1369 per milione di abitanti, sono 17700 in Ungheria, 10000 nell’Austria, per dire dei Paesi più contrari. Indagine in rete: Quanti sono i musulmani in Italia? Risposta 1 su 5 (in realtà il 4%). I disoccupati? 49% (12%).

Pagliaro nella conclusione tenta anche la ricerca di una via d’uscita, una soluzione. Parliamone.

Biblioteca Villa Amoretti

Corso Orbassano 200,

sabato 17 marzo ore 18

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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