“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Maneskin: il rischio del successo

Oggi, a meno che non si viva in una radicale rifiuto della realtà musicale contemporanea, non si può non aver nemmeno sentito parlare del fenomeno Maneskin, una band di giovanotti (tutti minorenni, escludendo il succinto Damiano) che ha la mira di riportare in auge il rock tutto all’italiana tra i giovani più giovani.

Un obiettivo realistico, specie considerando l’innegabile talento dei quattro borgatari; è triste però fermarsi a pensare ai mezzi tramite i quali questi ragazzi siano effettivamente arrivati al successo: il secondo posto nel talent musicale più seguito dai giovani italiani, un accattivante profilo Instagram, una vita al limite della sfrenatezza e tanta, tanta presenza scenica.

Tempi moderni, quelli nei quali probabilmente nemmeno i Rolling Stones avrebbero potuto farsi sentire senza passare dalla mediazione quasi obbligata di televisioni, smartphones e RTL 102.5 ma tempi più tristi, nei quali si è persa per sempre la dimensione socialmente utile del messaggio del Rock.

Diceva Paul McCartney di avere sempre potuto utilizzare l’enorme potere mediatico dei Beatles per procurare danni all’enorme massa di ascoltatori, ma di non averlo mai fatto al solo scopo di condividere il bene e di profonderlo tra i giovani. Pensando a quest’enorme proposito, allora, cos’avrebbe da condividere una band che sceglie di abbandonare gli studi per seguire l’onda di un successo temporaneo e volubile seguito soltanto all’esperienza televisiva?

Impossibile dire che così possa rinascere il Rock: sono scomparse le proteste sociali di Frank Zappa, la potenza espressiva di Jim Morrison, lo spensierato realismo dei Beatles, le storie di adolescenze travagliate tutte inglesi alla Morrissey?

Ben inteso, il Rock non si studia nei Conservatori e Lou Reed non era di certo un filologo, ma pare proprio di star parlando di quello che Caparezza descriverebbe come “nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto”.

Matteo Gentile

matteog@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 1.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: -2 (from 2 votes)
Maneskin: il rischio del successo, 1.0 out of 10 based on 1 rating

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*