“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

‘La casa sul mare’

Tre fratelli si ritrovano nella casa di famiglia, una villa affacciata sul mare a Méjean, un’insenatura a breve distanza da Marsiglia: il padre, che vive lì, è stato colpito da un ictus. La figlia, una nota attrice, torna dopo essersi allontanata molto tempo prima a causa di una tragedia personale; Joseph, docente universitario, arriva con la giovane  fidanzata con cui è in rotta. Armand, invece, non se n’è mai andato da quel luogo, per gestire il ristorante di famiglia. Nel corso del film, al capezzale del padre reso muto dalla malattia, prendono voce e corpo le svolte che i figli decideranno di dare alle proprie esistenze. Che non avranno lo slancio impetuoso che sembra suggerire il treno sfrecciante, dall’alto del ponte ferroviario, ma forse i piccoli passi a fianco dei giovani maghrebini arrivati  clandestinamente dal mare.

Il cinema francese in genere racconta le vicende personali – anche le storie di famiglia – con accenti misurati e riflessivi. Niente a che vedere con i dialoghi  bercianti  di molto  cinema italiano (si pensi ad esempio al recente A casa tutti bene, di Gabriele Muccino, al suo ritmo adrenalinico e ai toni urlati dei protagonisti).

Pregio ulteriore di La casa sul mare sta nella capacità del regista Guédiguian di collocare con pochi cenni una vicenda privata nella Storia. Insieme alla propria crisi individuale, infatti, Angél, Joseph e Armand  misurano il fallimento di certe utopie sociali, che hanno consentito  a molti di emanciparsi rispetto al ceto di provenienza,  contribuendo però al disfacimento della comunità d’origine: emblematica, il questo senso, la vicenda dell’amico medico e dei suoi genitori.

La coscienza politica viene accesa nuovamente dall’irruzione dell’attualità che ha le sembianze di altri tre fratelli, piccoli migranti in fuga – non a caso anch’essi due maschi e una femmina – che sembrano porgere ai protagonisti la possibilità del riscatto e di un nuovo inizio. Da vedere.

Al cinema Nazionale di Torino

Regia di Robert Guédiguian. Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anaïs Demoustier.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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