“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Una torinese a New York

New York è come me l’aspettavo.

Forse le troppe aspettative nutrite fin da piccola hanno fatto sì che non mi apparisse esattamente la città magica che avevo sognato ma, di fatto, è la città caotica, multietnica, claustrofobica e folle che si vede nei film e che lascia spiazzato chiunque, figuriamoci una ragazza che l’ultima volta che ha visto un po’ di fermento nella sua città è stato per le Olimpiadi del 2006.

Quello che mi ha colpito di più di New York è l’esagerazione: palazzi di altezze vertiginose, prezzi idem, porzioni di cibo da sfamare tre persone e negozi che senza essere grandi magazzini sono grandi come la Rinascente in centro a Torino per non parlare

di quello che hanno dentro: statue girevoli di personaggi dei cartoni animati, cascate di ememens ( nel negozio “M&M’s” a Time Square) e commesse che ti misurano la taglia con il metro e ti mandano in camerini da dove, quando hai finito di provare, le chiami premendo un bottone all’ interno.

Lo stesso Central Park, con i suoi 341 ettari, rispecchia questa tendenza all’eccesso che hanno i newyorkesi.  Camerieri che ballano e cantano in mezzo ai tavoli mentre tu mangi ( da Stardust sulla Broadway) per non parlare delle fette di torta della pasticceria Carlo’s Bakery che toccano i 10 centimetri di altezza. Ma la cosa che mi ha colpito di più, da buona italiana, è stato un hamburger:  sul menù si presentava come cheeseburger e invece, al posto del  cheese, aveva i maccheroni al formaggio!

Per quanto abbia sempre sognato di visitare New York, il mio viaggio non è stato  puramente di piacere ma faceva parte di un progetto presentato a scuola: mettersi nei panni dei delegati dei vari Paesi del mondo,  simulando un’assemblea delle Nazioni Unite!

Molto più semplice di quello che sembra : ad ogni ragazzo ( proveniente da varie parti del mondo ) era assegnato uno Stato ( il mio era  Timor Leste) e una commissione all’interno dell’ ONU, con una precisa tematica da affrontare a livello mondiale ( la mia commissione era “Legal” e si occupava dei casi di doppia cittadinanza e del problema dell’immigrazione ).

Prima della partenza per New York ognuno di noi ha dovuto scrivere un position paper, cioè un documento in cui si presenta il problema che la propria commissione deve discutere, analizzando insieme le passate risoluzioni adottate sia dall’ ONU sia dal proprio Paese e le nuove proposte per risolvere la situazione.

Durante la nostra permanenza a New York, durata una settimana, tre giorni sono stati dedicati al progetto : per due giorni le diverse commissioni si sono incontrate nelle sale conferenze dell’hotel Sheraton, per discutere seguendo i metodi adottati durante una vera seduta dell’ONU, cioè con un moderated caucus o un unmoderated caucus.

Il primo metodo è  stilare una lista di Paesi che intendono prendere parte al dibattito sul tema scelto dal Paese che ha proposto il moderated caucus e dare a ciascuno di essi un certo numero di secondi  rispettando i tempi che si dedicano al dibattito completo; per esempio un Paese avrebbe potuto proporre un moderated caucus di 9 minuti con 45 secondi a testa per discutere sul problema dell’ immigrazione. Il  secondo procedimento è più semplice: un Paese può proporre un unmoderated caucus di 5/10/15 minuti durante il quale tutti i delegati si alzano e possono andare a parlare con chi vogliono per formare alleanze, chiedere chiarimenti, ecc.

Al termine di questi due giorni ogni commissione doveva aver scritto almeno un working paper sottoscritto dai  Paesi uniti nelle  varie alleanze formatesi, a cui seguiva la votazione del working paper  votato da tutte le commissioni. Tale votazione sarebbe avvenuta nel palazzo di vetro dell’ONU a New York, nelle stanze utilizzate dalle vere commissioni.

Sicuramente  la parte più emozionante dell’intera simulazione è stato sedere ai posti dei veri delegati, con il proprio banchetto, su cui c’erano il nome del Paese che rappresentavi ben visibile per tutti, il microfono e i pulsanti per poter votare a favore,  contrari o astenuti rispetto alle decisioni della commissione.

Inoltre durante l’inaugurazione abbiamo incontrato alcuni veri delegati che hanno parlato con noi.

In questo modo ho avuto la fortuna di prendere due piccioni con una fava : vedere una città stupenda e fare una bellissima esperienza da aggiungere al mio bagaglio personale.

Chiara Lionello

chiaral@vicini.to.it

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