“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Una torinese in Argentina: Italiani d’Argentina

A Teresa si illumina lo sguardo quando le dico da dove vengo. I suoi genitori erano biellesi, sbarcati a Buenos Aires insieme a molti altri provenienti dall’Italia negli anni 40′. Lei c’è venuta una volta sola, ed è perfino stata a Torino, mi dice. “Che bella città”!

Ha settant’anni più o meno e balla il tango, insieme al suo compagno argentino, da cinquant’anni. La incontro nella piazza più vivace di Sant’Elmo; qui si tiene ogni domenica pomeriggio un animatissimo mercatino di antiquariato. In mezzo a stuoli di turisti e di Porteñi, (così si chiamano gli abitanti di Buenos Aires), questa vecchia coppia di ballerini intenerisce e incanta ancora il pubblico con i suoi volteggi. Lei straordinariamente leggera nel suo vestito di chiffon, lui col capello impomatato ancora nerissimo e la giacca troppo stretta del tanguero di professione.

A suonare il bandaleòn il loro nipote, bello, con l’occhio languido del musicista immalinconito. Gli piacerebbe vedere l’Italia, dice, almeno Roma e Venezia. Anche Torino però, e poi magari vado a vedere Biella.

Nel viaggio argentino scopro che tantissimi lì hanno origini italiane. Figli o nipoti di quell’esodo che negli anni ’30 del ‘900 portò un sacco di gente a cercare una vita migliore altrove.

Il cimitero della Recoleta, dove riposano Carlos Gardel ed Evita Peron, ricorda il cimitero monumentale di Torino, per le sue tombe sontuose e per i cognomi, molti certamente di provenienza piemontese.

E cognomi italiani si leggono ovunque: nelle insegne dei negozi e soprattutto nei nomi dei ristoranti.

La “muzzarella” e la pizza a farla da padrone nei menu, in cui emergono vaghe reminiscenze culinarie del bel paese: dal sugo italiano verde ( il pesto), alla lasagna bomba (?), all’ improbabile omelette tricolore.

E se tanti infarciscono lo spagnolo con qualche parola di italiano, alcuni lo parlano quasi bene, chè ci sono tornati in viaggio o in vacanza, a far conoscere ai figli la terra delle radici. E struggono un po’ certe foto, appese in vecchi caffè, del Colosseo, del Vesuvio, di un gruppo sorridente sopra una banchina, vicino ad una nave che li ha appena portati o sta per portarli verso la nuova vita.

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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