“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Una torinese in Argentina: Paesaggi

Noi non sappiamo più cosa è la terra. Siamo così abituati ai nostri territori urbanizzati che quasi abbiamo dimenticato il suo colore. E invece nell’Argentina che si estende per quasi 5000 km, terra vuota ce n’è tanta, cambia colore e aspetto, ma è sempre protagonista assoluta. Al di fuori delle grandi città, dove si accalca quasi interamente una popolazione inferiore a quella italiana, lo sguardo si perde in un orizzonte infinito di terre. Quelle più fertili, tra Santa Fè e Buenos Aires la pampa umida, o quelle più a sud, nei desertici altipiani della Patagonia. La terra ricoperta di foresta tropicale a nord vicino al Brasile, gli inospitali paesaggi polari della Terra del Fuoco.

Probabilmente per noi Italiani, abituati a vedere mare, monti, città e pianura nell’arco di poche ore, il contrasto è ancora più evidente. Trascorrere ore e ore ad osservare lo stesso paesaggio, imparando a cogliere le minime variazioni nelle dimensioni degli arbusti o lo stemperarsi del verde nel grigio argenteo dell’erba delle pampas, è una inaspettata ripresa di contatto coi propri sensi. Farlo di notte ancora di più. Le costellazioni altre, viste libere da qualsiasi inquinamento luminoso, sembrano vicinissime e quasi sonore, nel silenzio totale del viaggio.

E poi, dopo distese infinite, le montagne emergono senza preavviso dalla pianura, tremila metri più in basso. Sono maestose, dalle forme perfette. Vedere il Cerro Torre e il Fitz Roy ambedue liberi dalle nuvole sembra sia cosa difficilissima e sono grata al fato che me lo ha permesso.

E anche quasi improvviso è l’apparire del Perito Moreno, un ghiacciaio che continua a muoversi e che si preannuncia, prima che alla vista, all’orecchio, col suo rumore sordo di acqua in movimento e i rimbombi dei lastroni di ghiaccio che si staccano. Qui il territorio è bianco, quasi blu, perché il ghiaccio è attraversato da mille vene turchesi per effetto della luce del sole che vi si rifrange contro.

Ma questo territorio immenso ha ancora dei paesaggio diversi e sorprendenti, questa volta all’estremo nord ovest, quasi al confine con la Bolivia. Qui la terra si raggrinza, si corruga in decine di Quebradas, dai colori stupefacenti. La più famosa è la Quebrada dai 14 colori. Per effetto dei materiali da cui è composta la roccia e a secondo dell’ora del giorno, si tinge di infinite variazioni di verdi, e viola, e rosso cupo. La strada, che si snoda tra questo trionfo colorato è pallida e polverosa. Attraversa poverissimi pueblos dove paciosi muli si riparano all’ombra dei rari alberi e qualche venditore di empanadas lungo la strada spicca nei colori del suo poncho. Siamo in alto, anche se il sole a picco e le migliaia di cactus ti ricordano che è deserto. Con il fusto del cactus, costruiscono di tutto: case, mobili, poveri souvenirs per i rari turisti.

Infine, un altro tipo di terra, che terra non è. Abbagliante nel sole a picco appare Salina Grande una distesa sconfinata di sale attraversata dai camion che raggiungono i punti di scavo e tornano indietro a scaricare nei depositi lungo la strada. Gli addetti viaggiano protetti da teli e maschere, perchè il riverbero è insopportabile per la pelle.

Infine, al confine con il Brasile, ancora un repentino passaggio, la foresta tropicale. Alberi dai fiori profumatissimi e coloratissimi, liane, verde intenso e rosso e giallo dei fiori delle acacie. Qui, in un cicaleccio assordante, volano pappagalli di tutti i colori, tucani e farfalle. E la terra cede il passo all’acqua, che precipita nelle spettacolari cascate di Iguazu che rifrangono innumerevoli arcobaleni per lasciarci ammutolire di meraviglia.

E’ sempre lo stesso paese ma si fa fatica a ricordare che solo pochi giorni fa attraversavamo paesaggi deserti e monocromi.

L’Argentina è così: una varietà di paesaggi, di fauna, di flora, infiniti.

E’ un tuffo in una realtà naturalistica con cui non siamo più abituati a confrontarci. Ad ascoltarla, ci può raccontare molto di lei e di noi stessi.

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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