“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

Relazioni pericolose – Lavoro e tecnologia nel XXI secolo al Salone del Libro

E’ questo il titolo della conferenza tenuta da Luca De Biase, responsabile di Nova, il settimanale de il Sole 24 ore dedicato all’innovazione tecnologica, con Tito Boeri, Presidente INPS, e moderato dall’editore Giuseppe Laterza.

Al Salone del libro 2018 di Torino 600 operatori per un totale di 3000 incontri previsti, si confrontano in occasione dell’International Book Forum in risposta al claim “…un giorno tutto questo…”

La conferenza di venerdì 11 scorso aveva per scopo la presentazione del prossimo Festival dell’Economia di Trento a cui Boeri è stato chiesto di collaborare come Direttore scientifico.

La tecnologia nella sua accezione più ampia è sotto accusa: uno studio USA, afferma De Biase, parla di una perdita del 47% di perdita di posti di lavoro. Uno studio parallelo OCSE corregge le cifre; il 14 % delle attività sono in via di sostituzione, sempre una percentuale alta.

Tito Boeri osserva come il cambiamento della tecnologia porti anche al cambiamento organizzativo. Non necessariamente negativo: ad esempio la distribuzione di denaro nei Bancomat che ha cambiato la natura del nostro rapporto con la Banca, di per sé non dovrebbe portare ad una riduzione di manodopera: il processo, visto in positivo, dovrebbe liberare del tempo per lo svolgimento di attività più innovative. D’altra parte spesso, sottolinea Boeri (bersagliato dai pensionati che lamentano la mancata consegna dei certificati in forma cartacea) l’informatizzazione risponde anche a dei requisiti di legge.

Più di recente nell’innovazione tecnologica si sta determinando anche una discriminante: sostituire non solo le attività ripetitive, routinarie, ma anche attività relative a mansioni complesse, in genere destinate ai ruoli con contenuti più intellettivi. Nel nostro lavoro, i processi  che utilizziamo includono anche  compiti che eseguiamo  correntemente ma non sapremmo neanche descrivere. Pensiamo ancora alla distribuzione di denaro: il processo comporta controllare la carta POS, verificare le credenziali, contare il denaro, raggrupparlo, registrare l’uscita e così via. Questo è oggi, ma si stanno creando grandi banche dati utilizzate per il machine learning, destinate a creare algoritmi per automatizzare anche attività fino ad ora non “routinizzabili”.

L’auto che si guida da sola, continua De Biase, è una realtà e lo sta diventando anche per le attività professionali come per gli autisti dei bus. Pensiamo alla diagnostica che utilizza le macchine: ci sono esami di laboratorio in cui la macchina riesce a vedere meglio dettagli che non percepisce il diagnosta. In questo caso è centrale non tanto la macchina quanto gli algoritmi che ne determinano le funzioni, i quali utilizzano i cosiddetti big data.

Quindi, dobbiamo preparaci al peggio? Non è detto: bisogna saper leggere queste innovazioni: alla fine della guerra mondiale il 60 % dei posti di lavoro rientravano nell’agricoltura. Oggi sono solo il 10%. Si sono persi il 50% dei posti di lavoro? In realtà si sono spostati nelle città industriali.

E’ vero, continua Boeri, che oggi ci sono livelli di disoccupazione alti ma sono in buona misura legati a situazioni di crisi. Ed è altrettanto vero che si verificano corrispondenti ingiustizie per chi non è riuscito riconvertirsi.

Nello specifico, gli effetti si vedono nei piccoli lavori che possono venire gestiti da una piattaforma (la gig economy), opportunità occupazionali, anche se molto saltuarie, offerte da siti, applicazioni e piattaforme web e destinate a persone con esigenze temporanee di reddito. Si tratta di attività assimilabili al lavoro dipendente, ma mancano regole.

Il dibattito ci sta ora portando ad analizzare come esercitare un controllo sugli impatti sociali di queste innovazioni. Ad esempio, i sindacati stanno chiedendo di poter intervenire nella definizione degli algoritmi che presiedono alla funzionalità delle piattaforme della gig economy, come finora si faceva sui processi produttivi. Dall’altra parte, riporta De Biase, anche le imprese si muovono: Apple annuncia la sostituzione nelle proprie apparecchiature di metalli non compatibili con l’ambiente.

Tuttavia l’innovazione, il miglioramento si riversano nella società creando ricchezza,

Cosa succederà in futuro? E’ la domanda alla quale saranno chiamati a rispondere gli esperti al Festival dell’Economia di Trento, e tra questi, anche gli storici, proprio per trarre indicazioni dalle tendenze del passato. Cita un dato Giuseppe Laterza: nell’ambito editoriale è iniziata da tempo la rivoluzione degli ebook che negli anni scorsi aveva assorbito il mercato alla percentuale del 23% ma oggi la percentuale è scesa di nuovo al 18%. Convivono.

Intanto, ci si interroga, fino a che punto i robot potranno sostituire l’elemento umano? Il problema che è la macchina è poco adattabile all’ambiente umano. Per questo si sta cercando di creare un ambiente interamente robotizzato.

Ci sono studi OCSE che stanno analizzando la possibilità di utilizzare l’automazione anche per mestieri che sono tradizionalmente riservati alle persone, come l’assistenza agli anziani.

Domanda dal pubblico: dove conviene puntare per le nostre professioni future?

Difficile fare previsioni, il cambiamento è troppo repentino. Certo, l’istruzione. Ma attenzione anche alla disinformazione. Persino i manager delle aziende a volte sono impreparati, non sono favorevoli alla conversione del personale alla digitalizzazione. E molti di loro si aspettano che gli over 50 desiderino andare in pensione, più che rimanere al lavoro e riconvertirsi.

E chiaro che il “nocciolo duro digitale” divide.

 

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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