“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite.” (Alvin Toffler)

Vicini al Salone del Libro: Giuseppe Tornatore e Leningrado.

Fare il regista significa immaginare storie da riporre nel cassetto.” Tra queste, Leningrado e il suo assedio,  progetto accarezzato prima da Sergio Leone – scomparso prematuramente nel 1989 – poi da Giuseppe Tornatore, che ha narrato l’epopea del suo film irrealizzato con la scrittrice Elena Stancanelli ed il giornalista Enrico Deaglio al Salone del Libro di Torino.

L’incontro con l’autore, Premio Oscar 1990 con Nuovo Cinema Paradiso, non rievoca solo i dodici anni di viaggi, ricerche d’archivio, incontri, interviste con testimoni alla fine non resi cinematograficamente, ma divenuti – complice la casa editrice Sellerio – un libro, “Leningrado“. Serve anche a rivelare meccanismi e a spiegare i rischi alla base di un’impresa produttiva, che prevedeva – ad esempio – l’ ingaggio di grandi nomi dello star system (Nicole Kidman e Al Pacino in testa) e che i finanziatori non furono alla fine  disposti a correre.

Il libro racconta il mio innamoramento per quella storia. Ho deciso di pubblicare la sceneggiatura con la spiegazione di perché il film non si è fatto. Occorreva un segno tangibile della fine di questo progetto.”

L’autore  si rivela tuttora affascinato “dalla costruzione drammaturgica della vicenda di una città destinata alla morte”, il cui assedio è diventato  un vero e proprio mito nazionalpopolare: i cittadini seppero sopravvivere a fame, freddo, carenza di qualsiasi materia prima, finendo a nutrirsi di ogni specie  di animale, domestica e non; tra l’altro la propaganda sovietica impedì di rendere note le cifre del fenomeno, ma si stima che si siano verificati circa 1.500 casi di cannibalismo durante i 900 giorni di assedio.

Tornatore ha una teoria sulla sopravvivenza dei leningradesi, poiché la morte per fame era stata scientificamente pianificata da nutrizionisti  nazisti: contribuì a salvarli il “coefficiente culturale”, che non si può quantificare né prevedere. “Con la cultura si sopravvive”, incoraggia il regista tra gli applausi della sala gremita. Infatti, unitamente alla  grande forza di carattere tipica dei russi, gli abitanti di Leningrado amavano la musica, il teatro. Contribuirono quindi a tenerli in vita opere liriche, balletti, spettacoli teatrali che continuarono ad essere a messi in scena sotto i bombardamenti: nutrimento salvifico per l’anima e il corpo degli abitanti della città, pur fiaccati dagli stenti. Lo stesso Šostakovič cominciò a comporre la Settima sinfonia nel luglio 1941, eseguita per la prima volta a Leningrado assediata nell’agosto 1942.

E’ una storia avvincente, non avevo sbagliato ad innamorarmene”. Lezione di storia, saggio sul processo filmico, affabulazione: l’incontro con Tornatore conferma il legame strettissimo tra cinema e letteratura e questa volta la traccia lasciata dal regista è sulla pagina scritta.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

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