“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Venezia 75, tutti i vincitori: nessun italiano e Barbera commenta.

Leone d’Oro andato a Roma di Alfonso Cuarón, un risultato raggiunto all’unanimità quello che ha decretato il vincitore della 75ma edizione della Mostra, Alfonso Cuarón e una vittoria di un regista messicano – di nuovo dopo La forma dell’acqua che trionfò lo scorso anno – ma soprattutto una vittoria di Netflix e un segnale forte per il futuro dell’industria che dovrà necessariamente tenerne conto e affrontare gli enormi cambiamenti in atto. Primo Leone d’Oro quindi targato Netflix, in un’edizione in cui il gigante dello streaming sigla anche il premio alla sceneggiatura The Ballad Of Buster Scruggs dei fratelli Coen e il riconoscimento non può che portare alla ribalta le controversie su Netflix che dallo scorso festival di Cannes occupano le pagine dei giornali. “Non è la fine dei festival tradizionali né del cinema tradizionale. È piuttosto la continuazione di un processo evolutivo iniziato anni fa e che continuerà ancora”, rimarca il presidente di Giuria Del Toro. Definendo il film del messicano “molto bello”, il quotidiano francese Le Monde ricorda che un tale riconoscimento “farà storia. Mai, in effetti, la piattaforma streaming Usa aveva ottenuto la più alta ricompensa di uno dei tre maggiori festival cinematografici (Cannes, Venezia, Berlino). E’ dunque consentito pensare – conclude il giornale – che questo Leone d’Oro valga da rivincita” per il gruppo Usa, ostracizzato al Festival di Cannes.

Unico riconoscimento italiano quello al restauro del film dei fratelli Taviani La notte di San Lorenzo il cui restauro è stato realizzato in collaborazione fra Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà. Ma nessuno dei tre titoli del concorso (Guadagnino, Minervini e Martone erano gli artisti in lizza) ha convinto la giuria, in cui sedeva anche il nostro Paolo Genovese: “Ovviamente c’è dispiacere per l’assenza dai premi degli italiani, io vorrei che i nostri film vincessero il Leone, la Palma, l’Oscar, tutto. Quest’anno questa giuria ha giudicato migliori altri film. Questo non vuol dire che non siano piaciuti i film italiani e che non siano andati a un passo da prendere un premio, ma la decisione è stata di non rivelare assolutamente i retroscena“.

Il Gran Premio della Giuria è andato a un altro grande beniamino dei festivalieri, La favorita film internazionale e dal grande cast del greco Yorgos Lanthimos, che ha ottenuto, facendo uno strappo al regolamento col beneplacito di Alberto Barbera, anche la Coppa Volpi per l’interpretazione sublime e ironica di Olivia Colman nei panni della regina Anna, donna fragile e dispotica, che vive un triangolo anche erotico con due dame di corte, Rachel Weisz ed Emma Stone.

Un protagonismo femminile che ha segnato il verdetto della giuria: il doppio premio a The Nightingale di Jennifer Kent lo testimonia. Unico film diretto da una donna ha ottenuto sia il Premio Speciale della Giuria sia il Premio Mastroianni al giovane esordiente, l’attore aborigeno Baykali Ganambarr. Un premio dal forte sapore politico su due fronti: quello della lotta per la parità – e Jennifer Kent non ha mancato di sottolinearlo parlando a tutte le donne che vogliono fare film e incitandole a farli “perché la forza femminile è la forza più potente del pianeta e ci saranno sempre più donne ad abitare lo spazio del cinema” – sia sul terreno dei diritti dei popoli nativi, infatti Kent ha dedicato il premio al popolo della Tasmania che sofferto terribilmente a causa del colonialismo, come si vede nel film, mentre Baykali Ganambarr ha precisato: “Questa è solo una delle tante storie della brutalità di cui la nostra storia si è macchiata, anche se adesso quella storia è stata rimessa a lucido dai bianchi”.

Il Leone d’Argento per la migliore regia è stato assegnato a Jacques Audiard per un altro film molto apprezzato, The Sisters Brothers, il western sentimentale e atipico in cui Joaquin Phoenix e John C. Reilly sono due fratelli killer, sanguinari ma anche un po’ buffi.

La Coppa Volpi al miglior attore è stata assegnata a Willem Dafoe, che ha dato al suo Vincent Van Gogh una grande verità umana nel film At Eternity’s Gate dell’artista americano Julian Schnabel. L’attore, sposato con la regista Giada Colagrande, ha parlato dell’Italia come della sua patria adottiva.

Premio per la Migliore SceneggiaturaJoel & Ethan Coen per l’antologia western The Ballad of Buster Scruggs. A ritirarlo Buster Scruggs in persona, ovvero l’attore Tim Blake Nelson. Il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima intitolato a Luigi De Laurentiis (e dotato di 100.000 dollari dalla Filmauro) è stato assegnato, dalla giuria presieduta da Ramin Bahrani a The day I lost my shadow di Soudade Kaadan, una storia sulla difficoltà di immaginare un futuro nella Siria nel 2012, presentata nella sezione Orizzonti.

A vincere Orizzonti è stato invece il film thailandese Kraben Rahu di Phuttiphong Aroonpheng. Il Premio Orizzonti per la Migliore Regia è stato assegnato al regista kazako Emir Baigazin per il film Ozen. Il Premio Speciale della Giuria Orizzonti è andato a Anons del regista turco Mahmut Fazil Coskun. Ad aggiudicarsi il premio per la Migliore attrice di Orizzonti è stata Natalya Kudryashova, protagonista del film The man who surprised everyone di Natasha Merkulova e Aleksey Chupov. Mentre il Miglior attore della sezione è stato giudicato Kais Nashif per il film Tel Aviv on Fire di Sameh Zoabi.

Premio pellicola d'oroA vincere quest’anno il premio La Pellicola d’Oro sono: Franco Ragusa per i Migliori effetti speciali del film Suspiria di Luca Guadagnino, Katia Schweiggl come Miglior Sarta di scena per il film Capri – Revolution di Mario Martone e, infine, Premio alla Carriera per la sua attività artistica e artigianale, come eccellenza professionale nel mondo alla sartoria Atelier Nicolao di Stefano Nicolao.

Qui di seguito tutti i Premi Collaterali della Mostra : a Capri – Revolution di Mario Martone va il Premio Francesco Pasinetti (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), Premio ARCA Cinemagiovani e Premio Soundtrack Stars (Free Event e Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) Migliore colonna sonora di Sacha Ring e Philipp Thimm, Premio Sfera 1932 (Consorzio Venezia e il suo Lido con Seguso Vetri d’Arte – Murano dal 1397) e Premio Lizzani (ANAC Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e Premio Siae ;
Premio Pasinetti Speciale al Film e ai Migliori Attori di Sulla mia pelle   di Alessio Cremonini nonché Premio Brian (UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) e Premio FEDIC (Federazione Italiana dei Cineclub) ;

Premio Soundtrack Stars (Free Event e Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) Menzione speciale per Judy Hill e Segnalazione Cinema for UNICEF a What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini;
Menzione speciale FEDIC
(Federazione Italiana dei Cineclub) e Premio del Pubblico BNL (Giornate degli Autori) a Ricordi? di Valerio Mieli; 

Menzione FEDIC Il Giornale del Cibo a I Villani di  Daniele De Michele;

Premio al miglior cortometraggio SIC@SIC 2018 (Settimana Internazionale della Critica) a Malo Tempo di Tommaso Perfetti ; Premio alla miglior regia SIC@SIC 2018 Gagarin, mi mancherai di Domenico De Orsi;  Premio al miglior contributo tecnico SIC@SIC 2018 Quelle cose brutte di Loris Giuseppe Nese; 

Premio Soundtrack Stars (Free Event e Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) Miglior brano originale: A suspirium di Thom Yorke nel film Suspiria di Luca Guadagnino;

Premio HRNs – Premio Speciale per i Diritti Umani (Associazione Human Rights Nights) menzione speciale 1938 DIVERSI di Giorgio Treves;  

Premio di critica sociale Sorriso diverso (Ass. studentesca “L’università cerca lavoro”, UCL) miglior film: Un giorno all’improvviso di Cirio D’Emilio;

Premio NuovoImaie (i diritti degli artisti in collaborazione con SNGCI e SNCCI) a Linda Caridi e Giampiero De Concilio; 

Premio Premio Vivere da Sportivi, Fair play al cinema (Associazione Vivere da sportivi: a scuola di fair play) menzione speciale a Zen sul ghiaccio sottile di Margherita Ferri.

Alberto BarberaNumeri in crescita per la 75esima Mostra, con 181.700 presenze nelle varie sale, comprese le minori (+11%), 81.000 biglietti venduti (+ 12%) e 8.000 accrediti (+ 25%). 10.309 i visitatori della sezione dedicata alla Virtual Reality, 27.000 quelli della mostra sulla storia del festival all’Hotel des Bains con 1.200 visite guidate., 6 mln di persone hanno visualizzato contenuti sui social generando 900mila interazioni.

Alberto Barbera parte dai dati del Venice Production Bridge con 2.400 professionisti contro i 2.100 dello scorso anno. “C’è stata una crescita progressiva dal 2012 a oggi. Abbiamo riportato a Venezia compratori, venditori, sales agent che non venivano più. Questo è un risultato di straordinaria importanza perché una mostra d’arte cinematografica ha bisogno della presenza degli operatori commerciali”. Ed ecco l’opinione di Barbera su varie questioni:  Il tema del giorno dopo, però, è quello della vittoria di Netflix. “Qualche polemica ci sarà, anzi c’è già stata, a partire da Cannes. Ma vorrei rispondere con le parole di David Cronenberg: ‘tutte queste polemiche di oggi sulle trasformazioni che il cinema sta subendo sono solo effetto di una nostalgia, è invece importante guardare avanti’. Bisogna confrontarsi con la nuova realtà, Netflix, Amazon, e gli altri soggetti che nasceranno. Netflix ha annunciato che per alcuni film è prevista una distribuzione anche commerciale: Roma, 22 July e The Ballad of Buster Scruggs usciranno anche in sala. Seguiranno altri film visto che la loro politica è investire nel cinema d’autore e nessun autore rinuncerà a questo supporto ma neanche alla sala. Tra l’altro pare che stiano trattando per acquistare una catena di sale negli Usa. Occorre dialogare e stabilire nuove regole, questo è il futuro del cinema”;  L’assenza di film italiani dalla rosa dei premiati: “I verdetti delle giurie non si discutono, sono frutto della mediazione dei punti di vista di nove persone che vengono da paesi diversi. C’è stata convergenza totale su alcuni titoli, su altri c’è stato un voto a maggioranza. Alcuni titoli italiani sono stati discussi, e comunque i nostri film hanno ottenuto riconoscimenti da parte della critica internazionale. Questo conta al di là dei singoli premi”;  La durata del festival. “Venezia ha un giorno in meno di Cannes, dieci in tutto. È una grande macchina da tutti i punti di vista, finanziario, organizzativo, gestionale, e dobbiamo ancora dire tanti no alle produzioni che vorrebbero essere al festival. Scendere sotto i dieci giorni significherebbe impoverire il festival”; Concorso sempre più mainstream, mentre tocca a Orizzonti, il secondo concorso, dissodare altri terreni cinematografici e altre aree geografiche. “Roma non è The Shape of Water. È un film in bianco e nero, parlato in messicano, austero, senza il concorso sarebbe uscito in una piccola sala d’essai di alcune grandi città senza mai arrivare in provincia. È vero però che negli ultimi anni c’è stata un’apertura dei criteri con cui vengono selezionati i film, siamo meno rigidi che in passato, meno legati a un’idea di cinema d’autore che oggi coesiste con altri modelli. Ad esempio, ci siamo aperti ai film di genere. Una mostra deve avere anche il polso di un cinema che si sta disarticolando sempre più e si esprime attraverso una ricchezza di linguaggi crescente, segno per me di grande vivacità del cinema contemporaneo. Le giurie, specie nelle ultime due edizioni, hanno compreso il disegno che sta dietro a queste scelte di programmazione, non per piaggeria, ma riflettendo sulla ricchezza del cinema contemporaneo”; Virtual Reality nella competizione ufficiale. “La VR non può entrare nella competizione perché non è prolungamento o il futuro del cinema ma è una nuova realtà espressiva, un nuovo medium ancora in fase sperimentale che sta cercando una propria identità. Quindi è stata una scelta vincente inaugurare un concorso a parte”.

Alberto Bonisoli“Barbera è il direttore artistico e le scelte artistiche spettano al direttore artistico”. Lo ha detto il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli a margine di una conferenza stampa a Milano per il ritrovamento di antiche monete d’oro. “Siamo uno dei maggiori mercati di consumo culturale del mondo” e sulla questione delle piattaforme di entertainment come Netflix dobbiamo confrontarci perché “io voglio che l’Italia rimanga un paese di produzione cinematografica”. “Quest’anno la Mostra del Cinema di Venezia è stata un successo, sarà l’edizione con la credibilità maggiore a livello mondiale. Dobbiamo essere felici di questo. Io non sono un dirigista, mentre i nostri cugini transalpini hanno questa tendenza (riferendosi a stringenti direttive su Netflix e cinema prese in Francia, ndr). Alla fine dovrà però uscire una direttiva”. “Pensiamo – ha detto – a quote di produzione nazionale per le tv, cioè cosa debbano trasmettere o produrre, e a una cosa analoga per le piattaforme”.

Fonte: dgcinews.it

 

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