“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

100 anni di pace

La mostra “100 anni di pace” è stata presentata lunedì 29 ottobre presso il negozio Freedhome (via Milano 2c) dove sono in vendita articoli confezionati da detenuti di varie carceri italiane. Non si poteva scegliere luogo migliore per lanciare una mostra sulla non violenza.

La Presidente del Centro Studi Sereno Regis, Angela Dogliotti, spiega che la mostra sarà articolata in tre filoni: opposizione alla guerra, lotte non violente per i diritti e la giustizia e fare pace con la natura. Aggiunge poi che ci saranno due temi che attraverseranno tutte e tre le sezioni: il tema delle donne e il tema del nucleare, presenti anch’essi nella mostra.

Alla presentazione c’erano, oltre a Francesca Leon, Assessore alla Cultura della Città di Torino, Bruno Segre uno degli avvocati più attivi per quanto riguarda l’obiezione di coscienza e alcuni ragazzi del Liceo Germana Erba che hanno interpretato diversi personaggi battutisi contro la violenza di qualsiasi genere.

Una ragazza del Liceo Germana Erba recita: “Jane Addams ha combattuto tutta la vita per i diritti delle donne per far capire che la donna non può, non dev’essere al servizio degli uomini ne tanto meno pensata come una procreatrice, rivendica alla donna ruoli che solo un secolo dopo sarebbero diventati di attualità: la cura, il benessere, la responsabilità.”

“Il primo obiettore di coscienza, Pietro Pinna, venne processato e condannato a Torino nel 1949”, dice Bruno Segre, “egli diede lo spunto a numerosi altri obiettori di coscienza alcuni dei quali fecero addirittura quattro anni di carcere per non fare diciotto mesi di servizio militare”.

Segre si occupò molto di questa realtà e fece anche proiettare a Torino, suscitando polemiche, il film “Non uccidere” di Claude Autant-Lara, che parla di un caso autentico e paradossale: nello stesso giorno il tribunale militare vicino Parigi venivano processati due giovani, un francese per aver rifiutato il servizio militare e un tedesco per aver fucilato dei partigiani francesi. Il risultato fu che chi aveva rifiutato di uccidere, cioè il francese, fu condannato, chi aveva ucciso, fu assolto perché aveva obbedito ad ordini superiori.
Questo film è esemplificativo delle assurdità che l’uomo può arrivare a partorire ma, come dice Angela Dogliotti, Presidente del Centro Studi Sereno Regis: “Se la violenza fosse l’unica realtà possibile, le speranze per il futuro sarebbero inesistenti”. A questo proposito è stata allestita la mostra “100 anni di pace”, per far vedere che la violenza non è stata l’unica protagonista, come spesso si crede, della storia umana. Uno dei curatori della mostra dice appunto che non è un caso che essa si inauguri tra il 2 e il 4 Novembre.

Il 4 novembre è infatti l’anniversario dei 100 anni dalla fine della guerra e in questo modo vogliono testimoniare che il ventesimo secolo è stato il secolo della scoperta della non violenza politica, cosa di cui si parla poco, oscurata dai numerosi eventi violenti che si sono intanto successi.
“Questo è solo l’inizio perché siamo convinti che ci siano storie così interessanti che l’idea è quella di costituire un museo, non una mostra”afferma una delle curatrici.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di Fondazione CRT e i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e gode inoltre del patrocinio della Città di Torino e della media partnership di RSI (Radiotelevisione svizzera ed eHabitat).

“100 anni di pace” è stata inaugurata il 2 Novembre alle ore 17,30 presso il Centro Studi Sereno Regis (via Garibaldi 13, interno cortile) e sarà permanente dal 3 novembre al 2 dicembre 2018 (ingresso libero).

Chiara Lionello
chiaral@vicini.to.it

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