“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

‘Notti magiche’, di Paolo Virzì

1990: Mondiali di Calcio. In quei giorni memorabili, tre giovani aspiranti sceneggiatori si trovano a Roma quali finalisti al premio Solinas, che decreterà il soggetto vincitore: catapultati nella Mecca del cinema nostrano scoprono artisti fasulli, cialtroni mascherati e il cadavere autentico di un famoso produttore.

Ad assistere a “Notti magiche”, l’ultimo film di Virzì, si viene catturati dal gioco dell’identificazione di chi stia dietro a volti, ruoli e nomi di cinematografari made in Italy che compaiono sullo schermo. Alcuni personaggi sono facilmente riconoscibili, per altri occorre essere cinefili provetti; certuni infine sono ruoli che assurgono a figure allegoriche (l’amante svampita del ricco produttore, il regista di valore riconosciuto che non proferisce più verbo, l’attore francese donnaiolo inafferrabile…). In filigrana, l’influenza crescente del mezzo televisivo sul gusto del tempo, per cui di una buona sceneggiatura già si prevedeva lo spezzatino per una fiction a puntate.

“Tutto è vero e nello stesso tempo inventato”. La Roma del film è quella che negli stessi anni accoglieva il livornese Virzì, il quale si trasferì nella capitale per studiare al Centro Sperimentale di Cinematografia e che trova un alter ego nel giovane sceneggiatore di Piombino. Del resto i tre protagonisti sono, non a caso, un siciliano, un toscano e una romana, quasi a voler indicare una rigenerazione del cinema italiano che sarebbe avvenuta – come in effetti è stato, basti pensare  ai Garrone, Crialese,  Sorrentino, Mainetti, alla Rorwacher, per non citarne che alcuni – secondo filoni autoriali per aree geografiche (e i più interessanti rispettivamente proprio dell’area romana, siciliana e toscana).

Nella ricorrente querelle se fosse meglio allora o nel presente, il regista non prende posizione: il cinema resiste – sembra dirci – e si rinnova nella perenne convivenza tra alto e basso, tra vecchio e nuovo, tra bellezza e cinismo, mentre sui destini governa il Caso. Infatti alla fine la gloria arride a chi nel cinema arriva per combinazione, mentre il più promettente e appassionato finisce a far altro.

Visivamente impeccabile, il film mostra inquadrature della Roma notturna  mozzafiato, riflesso dell’amarcord del regista; per contro la sovrabbondanza delle citazioni e dei rimandi cinematografici lascia a chi non è addetto ai lavori solo la trama di un noir risolto sbrigativamente; infine non convincono del tutto le prove degli attori che impersonano i giovani protagonisti e la cui insufficienza è sottolineata dal confronto con vecchie volpi della recitazione quali Giannini e Herlitzka.

Con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Giancarlo Giannini, Roberto Herlitzka, Marina Rocco, il film in questi giorni è presente nelle sale di Torino e provincia.

 Voto: 6,5/10

Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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