“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Inside You: ho scoperto te

Era un caldo pomeriggio di metà settembre e mi trovavo in giardino con la mia collega e con la nostra classe. Seduta sulla panchina assaporavo il calore dei raggi solari, quando notai che Martina era seduta sull’erba, intenta ad osservare una margherita. Era una bambina speciale e spesso era quasi impossibile entrare in contatto con lei: non parlava e passava le sue giornate a fissare il paesaggio fuori dalla finestra, come se vivesse in un mondo diverso dal nostro.

Curiosa, mi avvicinai e mi misi accanto a lei, in silenzio. Martina rimase immobile per qualche secondo, poi decise di venirsi a sedere tra le mie gambe e con le mani mi coprì gli occhi, io li chiusi. Al solletichio delle mie ciglia, Martina mise le sue mani tra le mie ed appoggiò il suo orecchio all’altezza del mio cuore. Lì cominciò il nostro viaggio. Il vociferare degli altri bambini scomparve e fui subito catapultata in un mondo paradisiaco. Arrivammo insieme, mano nella mano.

Di fronte a noi si estendeva un immenso prato verde decorato da tanti petali colorati; alle nostre spalle un lago cristallino rifletteva il paesaggio circostante: era circondato da un’infinità di alberi tra i quali s’intravedeva un’altalena. Il sole era caldo e il cielo limpido. Gli uccellini cantavano e le farfalle volavano libere; il vento portava con sé il profumo dei fiori e tutt’intorno regnava il silenzio.

Martina mi prese per mano e mi portò sul molo, dove ci sedemmo in silenzio. Poco dopo una vocina del tutto nuova ruppe il silenzio.
 “Non hai mai sentito la mia voce, io non so comunicare come voi. Nei tuoi occhi, maestra, ho visto dolcezza e amore, per questo ho deciso di mostrarti questo posto incantato. Quando mi vedi assente, quando mi parli e non ti rispondo, non lo faccio con cattiveria, semplicemente mi trovo qui, seduta sull’altalena ad ascoltare il suono del vento. Il vostro mondo spesso non è adatto a me. A me piacciono i colori e i suoni dolci, mi danno fastidio i forti rumori. Non conosco l’odio, so dare solo amore, lo trasmetto con uno sguardo o ascoltando il tuo cuore. Non ho bisogno di troppe parole: mi basta sedermi in riva al lago ad ammirare il paesaggio. Osservo la forma dei petali dei fiori, il dondolio delle foglie, mi perdo a guardare i pesci che nuotano in gruppo e i palloncini che volano in cielo, e mi sento libera. Maestra, ti ho portata qui per aiutarti a capire che piccolo ma immenso mondo c’è in me. I nostri sguardi si fonderanno, tu sarai la mia compagna di viaggio, sarai per me figura di riferimento e di protezione. Ho scelto di fidarmi di te.”

Calò di nuovo il silenzio, non dissi nulla, il nodo alla gola e la gioia nel cuore mi impedivano di parlare.

Quella bambina aveva finalmente deciso di farsi conoscere e di darmi l’opportunità di condurla in quel cammino che è la vita. Mi fissava con occhi azzurro cielo: erano la via d’accesso alla sua anima.

Giocammo insieme per qualche ora. Il suono della risata di Martina era così bello che il vento decise di portarlo con sé. A rompere quel momento magico fu il suono della campanella: la ricreazione era terminata. Aprimmo gli occhi, lei raccolse una margherita e la sistemò tra i miei capelli, poi mi abbracciò: vidi nuovamente il mondo che Martina si portava dentro.

Tornammo in classe, pronte ad iniziare un lungo viaggio insieme. Aveva scelto di fidarsi di me: non dovevo deluderla.
Un viaggio ti cambia per sempre ed io con Martina, ho fatto il viaggio più bello della mia vita.

“Mi chiamo Martina e sono autistica”

Autrice

Silvia Destro

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