“è meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita”

(Rita Levi Montalcini)

Futuro di plastica

A me piace la ricotta. Sia vaccina che di pecora, meglio ancora se di capra.

Ora mi si dirà che tale outing non può interessare che un pubblico di lettori molto ristretto, cioè essenzialmente quello composto da me stessa.

Ma dall’acquisto e imballaggio della ricotta al supermercato voglio partire per una riflessione che mi sta a cuore.  Dunque, appurato che abbondano le bottiglie di plastica nell’artico, che sacchetti galleggiano e affondano nei più remoti angoli del globo terracqueo e un bel po’ di infradito sono state rinvenute nella pancia di un inconsapevole capodoglio, è lecito chiedersi a che scopo usare sconsideratamente tutto sto packaging?

(Occhio, si dice così, che imballo fa tanto secolo scorso).

E torno alla ricotta e ad annoiarvi con le mie personali esperienze. Compro preferibilmente metà ricotta vaccina e metà di pecora, mi piace così. Generalmente si tratta di due masse di circa due etti e mezzo molto simili, di spessore e consistenza analoghi, destinati esclusivamente ad un uso personale. Quindi, la prima volta, notando che venivano riposte in due contenitori di plastica differenti ho chiesto di metterle insieme nello stesso.  Per risposta ebbi un: “ Non possiamo”,  generico quanto  categorico.

La mia insistenza per conoscere la motivazione del “Non possiamo”, infastidì evidentemente la commessa che forse  per punirmi della domanda inopportuna, avvoltolò ulteriormente i due contenitori di plastica in drappi separati, sempre di plastica e della lunghezza di circa un metro ciascuno.

Quindi non ho insistito per paura di rappresaglie.

Però la domanda continuo a pormela: “A che pro continuare con queste bieche manovre così scellerate per tutti noi?

Perché un elettrodomestico, per esempio, deve essere riposto come un pisello nel baccello in mezzo a strati e strati di polistirolo, plastiche, pallini? Si sente solo? Si offende?

E poi trovo così avvilente passare sui ponti cittadini e guardare galleggiare, insieme alle disorientate paperelle, trincee di vasetti di yogurt, ciabatte, bottiglie.  E’ brutto.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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