Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle.
(Madre Teresa di Calcutta)

Non sapere passi, non voler sapere è diabolico.

Come molti di noi fanno si ascoltano distrattamente i telegiornali e (ancora qualcuno) scorre i titoli dei giornali.

Qualcuno, per fortuna, li legge anche.

Però quello che è diventato insopportabile è ascoltare affermazioni di persone elette dal popolo alle quali non affideremmo nemmeno la conduzione di un condominio per paura che lo mandino in rovina.

Un tempo la selezione della classe politica si faceva nelle Parrocchie , nelle sedi dei partiti, nei Club elitari , ma la formazione scolastica era più rigorosa per tutti e l’eletto era nella media alta dei suoi elettori.

Certo l’abolizione del censo per votare fu una grossa conquista civile: tratteggiamo una breve sintesi ” In Italia il diritto di voto nel 1861 era riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni e di elevata condizione sociale.

Nel 1881 il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto e fu ammessa anche la media borghesia; inoltre il limite d’età fu abbassato a 21 anni.

Nel 1912, su proposta di Giovanni Giolitti, il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi a partire dai 21 anni di età che avessero superato con buon esito l’esame di scuola elementare e tutti i cittadini di età superiore ai trenta anni indipendentemente dal loro grado di istruzione. Il suffragio universale maschile vero e proprio è stato introdotto con la legge n. 1985/1918, che ha ammesso al voto tutti cittadini maschi di età superiore ai ventuno anni, nonché i cittadini di età superiore ai diciotto anni che avessero prestato il servizio militare durante la prima guerra mondiale.

Il voto alla donne è stato invece riconosciuto nel 1945.

La Costituzione repubblicana detta alcuni principi fondamentali in materia di voto, stabilendo che esso è personale, eguale, libero e segreto e che il suo esercizio è un «dovere civico». Questa disposizione va interpretata nel senso che la Costituzione proibisce il voto per procura, vietando così la possibilità di delegare ad altri il proprio diritto di voto e il voto plurimo, cioè la possibilità che il voto di ognuno abbia una valore numerico superiore a quello di un altro.

È altresì nullo ogni patto con cui un elettore si obbliga a votare in un certo modo. ” (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_voto).

Ora però il livello di “ignoranza” degli eletti, nel senso etimologico del termine, è tale che sarebbe necessario introdurre un corso obbligatorio di storia, di aritmetica, di diritto civile e penale, di diritto costituzionale ….di lingua italiana.

Corso che dovrebbe essere obbligatorio per tutti coloro che si candidano ad essere eletti dal popolo sovrano.

Poi, a prescindere dagli esiti degli esami a fine del corso: quindi anche se si è bocciati, il pagellino dovrebbe essere obbligatoriamente esposto insieme al CV del candidato.

Almeno così l’elettore avrebbe una vaga idea di chi vota e forse qualche imbonitore da bar ora in Parlamento sarebbe “sgamato” …così di diceva un tempo.

Aimè nessuno metterà in pratica queste mie.

franco

direttore@vicini.to.it

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