C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

SEEYOUSOUND V: Bad reputation e Whitney.

“Le ragazze non fanno rock and roll”. Infischiandosene di questo monito, Joan Jett fu musicista, cantante solista e anima di un paio di band, rivelandosi una delle presenze più significative del panorama internazionale punk rock degli anni ’70-80.
Il documentario Bad Reputation, del regista Kevin Kerslake (inserito nella sezione Lp Doc di questa V edizione di Seeyousound), deve il titolo sia all’album della Jett pubblicato nel 1981, che alla fama discussa di quest’ultima: figura trasgressiva e controversa, chitarra e voce delle Runaways, gruppo  femminile fondato nel 1975, dalla musica  dirompente  e d’ispirazione per una serie di complessi  femminili affermatisi negli anni ’90.
Successivamente allo scioglimento delle Runaways e a una parentesi come solista, la Jett creò una nuova band, di cui era unica presenza femminile, i Blackhearts, con i quali incise numerosi album di successo.
Personaggio poledrico, ha affiancato alla musica l’impegno per le lotte femministe e animaliste, diventando un’icona di stile in ambito pop-rock tanto che nel 2015 Joan e The Blackhearts sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall Of Fame.

Al Massimo sala piena alla serata di presentazione di Whitney (sezione Into the groove), il docu-film sulla vita della compianta Whitney Houston. Figlia di una corista e cugina di Dionne Warwick, non poteva che avere la musica nel proprio karma, anche se nel suo passato c’è stato di tutto: genitori  distratti e spesso lontani, un probabile abuso sessuale da parte di Dee-Dee Warwick, sorella di Dionne, la dipendenza dalle sostanze stupefacenti, un marito infedele e manesco. Dall’ascesa alla caduta, la quale ha trasformato la bellezza folgorante in un corpo sfatto e un timbro vocale unico e struggente  in una  voce arrocchita e incerta,  poco prima della sua morte.
Girato dal documentarista Kevin Macdonald,  Oscar  nel 2000 per  Un giorno a settembre,  il film biografico sulla vita di Whitney Houson – definita  dagli estimatori soltanto “The Voice” – tradisce in parte le aspettative dei fans per la presenza limitata di musica. In effetti i brani più famosi del suo repertorio ci sono, pur se alcuni solo accennati, ma l’intento di questa “detective story psicologica” è soprattutto scavare nella vita della cantante, negli eventi che hanno minato il suo valore, cercando di spiegare le ragioni dello sperdimento e della fine precoce.

Entrambi i docu-film, pure se penalizzati da qualche lungaggine di troppo, hanno coinvolto il pubblico giovane e appassionato della kermesse torinese, rendendo merito all’arte di due ragazze della musica fiere e talentuose.

Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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