E’ impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che uno non viva così cautamente da non aver vissuto affatto.  (Joanne K. Rowling)

Momenti di trascurabile felicità, di Daniele Luchetti

Da “Quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio”,   a “Le centrifughe sono sopravvalutate. E anche lo zenzero.”: riflessioni ed eventi della vita quotidiana inducono molteplici, piccole occasioni di infelicità, contrapposte ad altrettanto inaspettate ragioni di contentezza. All’apparenza minuscole, danno in realtà ossigeno e ritmo all’ esistenza. Tanto che, nella maggioranza dei casi, gli individui si augurano di lasciare questa Terra il più tardi possibile. The end.

Questo il cuore del film di Luchetti, che – rielaborando gli spunti offerti dai due libri di Francesco Piccolo , qui in veste di co-sceneggiatore – contiene momenti davvero godibili: le riflessioni sulla vita di coppia, il cui cemento è l’accettazione da parte di ciascuno del carattere e soprattutto dei difetti  dell’altro; un modello di famiglia attuale e vera; l’ottima prova di Thony (pseudonimo di Federica Johanna Victoria Caiozzo,  cantautrice e attrice italiana), che interpreta Agata, la moglie del protagonista, e ne fa il monumento alla capacità di tenerezza femminile, a cui sono aggrappati  marito e figli.
La prima, surreale, parte del film sorprende e diverte: in una Palermo del centro storico bella e decadente – finalmente alleggerita dalle vicende di mafia – l’ingegnere Paolo (Pif) perde la vita in un incidente in motorino. Accede ad un oltretomba rappresentato con ironia, dove è stato commesso un errore macroscopico: non sono stati conteggiati alcuni suoi comportamenti virtuosi, grazie ai quali può guadagnare ancora uno spicchio di vita.
La recitazione straniata di Pif è efficace, anche quando fa la voce fuori campo, e pronuncia le frasi come se fossero lette. Una sorta di Nanni Moretti, ma meno depresso e più simpatico, che riporta molti degli aforismi di Piccolo, in cui lo spettatore si trova a specchiarsi, ridendo di se’ e di alcune manie del nostro tempo.

Nella seconda parte, il meccanismo su cui si regge la costruzione del racconto sembra incepparsi: a voler garantire un finale lieto ad ogni costo – nonostante la natura di incorreggibile libertino del protagonista – non tutto torna, e nel finale il film vira al melenso. In effetti la canzone di Celentano in chiusura e le ultime inquadrature provocano un momento di infelicità. Trascurabile.

Con Pif (Pierfrancesco Diliberto), Thony, Renato Carpentieri, Angelica Alleruzzo, Francesco Giammanco.

Voto: 7,5/10

 

 

Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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