I libri sono risorse di grano da ammassare per l’inverno dello spirito (Marguerite Yourcenar)

Noi e l’ambiente: intervista a Paolo Furia

 

Intorno al tema dell’emergenza ambientale qualcosa forse si sta muovendo. Anche grazie ai giovani: a #friday4future nessun Paese ha aderito come l’Italia, 285 cortei e manifestazioni; il neosegretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha dedicato la sua vittoria a Greta Thunberg; il Presidente della Camera Roberto Fico ha richiamato i 5 Stelle alla vocazione ambientalista delle origini.
E i politici locali? Noi di Vicini abbiamo incontrato Paolo Furia, classe 1987, laurea in filosofia, dal dicembre 2018 Segretario Regionale del Partito Democratico. Biellese, ricercatore universitario, punta a “rifondare, ricostruire e rilanciare il progetto politico della sinistra italiana”.

1. Cosa pensa di “Friday for future” la protesta che nel mondo tutti i venerdì i giovani mettono in atto contro il riscaldamento globale? Ha provato a incontrare qualcuno dei rappresentanti torinesi?

Quello dell’ambiente è il tema del 21° secolo e i giovani lo hanno individuato. Si tratta di porsi in maniera umile e rispettosa ad osservarli, rispettando il carattere civico della loro iniziativa, però dobbiamo far sapere a questa generazione che anche noi che facciamo politica siamo attenti a questo tema. Dove c’è un afflato ideale la politica deve esserci. Tra l’altro, tra i mobilitatori del movimento c’è anche gente che viene dalla Sinistra e si è avvicinata al nostro mondo.

2. I verdi Europei, in Baviera, in Belgio, in Olanda, in Islanda sono passati di recente da piccole percentuali a grandi consensi, facendo proprie le priorità ambientali. Non pensa che questi temi dovrebbero entrare nel sistema valoriale della Sinistra italiana?

Senz’altro. Io penso che bisogna ricostruire tutta l’agenda della Sinistra italiana intorno al concetto di “sostenibilità”. Sostenibilità è una bellissima parola che si declina in più modi. Intanto è una denuncia contro tanti aspetti che sono “insostenibili”: una certa impostazione del mondo del lavoro e i contratti abusanti; un certo modo di vivere i consumi e di produrre rifiuti. Allo stesso modo sono insostenibili i nostri ritmi di vita. Quindi questo termine ci consente una denuncia più ampia del semplice fatto ambientale, che però c’è ed è connesso con tutti gli altri.

3. Il Pd – in particolare piemontese, con lei alla segreteria – come si porrà rispetto ai giovani che chiedono alla politica di fare qualcosa per il Pianeta?

Il tema della sostenibilità sarà senz’altro la campagna delle prossime elezioni regionali. Il civismo è un aspetto importante del nuovo modo di militare oggi; mi piacerebbe fare delle scelte – come partito – coerenti con quel che dicono i movimenti e da subito. E’ utile che i cittadini pungolino la politica e che possano trovare nella politica degli interlocutori attenti. L’ambientalismo che ho in mente io è una forma ideale che si realizza in azioni molto reali: raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti, attivazione di forme di lavoro rivolte alla selezione a valle dei rifiuti e al reimpiego dei materiali per “l’economia circolare”, alla prevenzione del rischio idrogeologico. Ripensare il recupero delle aree dismesse, anche attraverso le “demolizioni intelligenti”; puntare ad un’educazione al consumo dell’acqua per eliminare lo spreco nell’agricoltura o negli impieghi domestici, attraverso un piano di manutenzione degli acquedotti e condutture esistenti, rendendo residuale il ricorso a opere più impattanti come le dighe. Si tratta di praticare delle scelte non roboanti, che tengano conto della complessità della questione.


4. La difesa dell’ambiente può far perdere consenso e voti. C’è un “coraggio ambientalista” di questo tipo nel Pd?

Per fare ambientalismo bisogna studiare molto: ci sono rischi in un ambientalismo che potremmo definire “ingenuo”: ad esempio l’elettrico che va senz’altro incentivato per la nostra pulizia dell’aria, ma si dovranno fare degli investimenti per lo smaltimento dei motori che è molto impattante e pericoloso. Poi bisogna intervenire dal lato economico: l’elettrico-ibrido deve avere costi accessibili. Non a caso il governo della Sinistra aveva introdotto degli ecobonus che questo governo ha confermato.
Comunque bisogna affrontare nodi cruciali in modo non ideologico. La gestione del rifiuto, ad esempio: l’impostazione europea prevede impianti di compattamento, il rifiuto reso inerte e portato agli inceneritori. Questa impostazione non può essere implementata se noi siamo ideologicamente contrari agli inceneritori: bisogna immaginare un progresso tecnologico amico della sostenibilità; investire nella ricerca; riconvertire progressivamente l’industria nel settore green.

5. In conclusione, secondo lei, la Sinistra – che ultimamente sembrava aver smarrito se stessa – potrà rilanciarsi anche abbracciando concretamente le politiche ambientali?

Oggi anche nel nostro Paese c’è un fatto emotivo profondo che sta mobilitando una generazione, insieme all’evidenza del fenomeno del riscaldamento globale che ha ricadute anche sul piano sociale: l’inaridimento delle zone africane è una delle concause delle migrazioni. La cosa che mi dà rammarico è che alcune misure prese dal Governo precedente (dagli ecobonus agli sgravi messi in campo per favorire il non spreco, grazie ai quali sono stati recuperati cibi non più vendibili in mense) non siano state valorizzate. Si tratterà ora invece di mettere le scelte a favore dell’ambiente al centro del nostro messaggio politico.

Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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