E’ impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che uno non viva così cautamente da non aver vissuto affatto.  (Joanne K. Rowling)

Pautasso Antonio esperto di matrimonio al Teatro Agnelli

Il Teatro dell’Ora, che fa capo all’Oratorio Agnelli, opera in modo continuativo da 19 anni, ma le sue origini risalgono ad una compagnia nata 50 anni fa nella tradizione dell’offerta di intrattenimento salesiano.

Non stupisce quindi il grado di maturità raggiunto dall’ensemble. Un mix di amici con comuni trascorsi teatrali e nuove leve di giovani appassionati, di quelli, riconosciamolo, che hanno una marcia in più. Il risultato è di quelli che ti ritrovi a dire non più “che bravo, che brava” o “che bella interpretazione” ma in cui esci con la sensazione di avere vissuto dentro un mondo di cui ti sembra di far parte, di essere veramente dentro la quarta parete che il pubblico racchiude e rappresenta.

Dopo varie rappresentazioni che vanno dalle sitcom a opere di autori più noti ed impegnativi (Feydeau, Moliere, Eduardo De Filippo ma anche Vincenzo Salemme) e, l’anno scorso, le sette repliche di una commedia di Michael Cooney “Pagamento alla consegna” che metteva alla prova il talento degli attori con scambi di battute rapide e quasi sovrapposte, si presenta in questa stagione con una commedia di Corbucci e Amendola, autori televisivi molto attivi fra gli anni 60 e 80. Un lavoro “regional popolare” (la definizione è di Gianni Lanza) opere di una drammaticità minore, calata nel quotidiano, ironia tipo “Ultimo tango nell’ascensore”. Ammiccare al pubblico per incontrarne il favore e tuttavia non rinunciare all’apporto culturale. Come si sarebbe comportato uno di Caglianetto di fronte a quella serie di situazioni? Tutto si gioca intorno alla figura di Antonio Pautasso, avvocato di provincia senza arte né parte ma carico di umanità e non privo di una certa arguzia, immerso in cause di modesta entità ma soverchiante conflittualità.

In particolare questo lavoro fu a lungo interpretato da Erminio Macario. In questi casi l’interprete diventa egli stesso sceneggiatore. Come è possibile produrre, riprodurre un lavoro in cui il personaggio principale è ritagliato su un grande interprete? Chi immagina un film di Totò senza Totò? E’ un problema che si poneva Paolo Rossi nel rappresentare il Mistero Buffo di Dario Fo, quesito che aveva girato all’autore stesso.

Problema risolto: copiare si può, purché lo si faccia con competenza ed attenzione all’originale; scimmiottare no. Parola di Nobel.

E’ quello che ha fatto Gianni Lanza con la sua compagnia che ha risposto facendo proprio il testo, l’ambiente, gli stati d’animo. Personaggi incastrati nel mosaico ma vivi.

Dopo la 3 giorni della settimana scorsa, con il tutto esaurito, la Compagnia dell’Ora ritorna per tre rappresentazioni delle quali 1 riservata ed una (praticamente sold out) per aiuti ad un centro per bambini disabili in Etipia, ed una dedicata alla raccolta fondi per la missione di Kami in Bolivia, di cui è l’anima l’indimenticabile don Serafino, per la costruzione di una centrale idroelettrica.

Detto tutto questo: dimenticate lo scopo benefico e la dimensione culturale. Andate a teatro per fare quattro sane risate, possiamo dirlo? di quelle di una volta, lontano da youtube e whatsapp. Voi in sala ridete e dal palco vi sentono e vi ringraziano.

Appuntamenti:

raccolta fondi per la missione di Kami, venerdì 12 aprile ore 21

aiuti per il centro di Areka, Etiopia, sabato 13 aprile ore 20.45

Teatro Agnelli, Via Paolo Sarpi 111 Torino

https://cineteatroagnelli.it/

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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