C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Una giusta causa, di Mimi Leder

Ruth Bader Ginzburg esiste davvero. E’ stata una delle poche donne laureate in legge degli Stati Uniti, prima ad Harward e poi alla Columbia, negli anni ’50 del secolo scorso; dopo aver esercitato la professione di docente universitario – a causa dell’ostracismo degli studi legali che in quegli anni non assumevano donne – negli anni ’70 riesce a intentare e a vincere una causa contro il Governo americano sulle questioni di genere, contribuendo all’affermazione di una nuova giurisprudenza.

La figura femminile che il film Una giusta causa ci consegna, interpretata dall’attrice Felicity Jones, non è un’eroina a tutto tondo: se da una parte vorrebbe battersi per le cause dei più deboli (per ragioni di razza, sesso..), dall’altra quando viene messa alla prova tentenna, non sembrerebbe in grado di farcela. Sprone e deus ex machina del successo di Ruth il marito, un affermato avvocato tributarista che la ama e crede in lei. Più di quanto non riesca a credere lei stessa, probabilmente. Marty – l’attore Armie Hammer che è stato anche il magnifico Oliver in Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino – sovrasta non solo fisicamente la compagna: forte, pacato e protettivo, nel film della regista Mimi Leder incarna l’archetipo maschile,  quella metà del cielo che nell’immaginario collettivo integra positivamente le qualità femminili.
Il marito le suggerisce anche il possibile grimaldello con cui scardinare la barriera delle discriminazioni di genere: evidenziando l’illegittimità di una norma che penalizza un uomo che si occupava dell’anziana madre malata, perchè, in quanto maschio, non poteva accedere al sussidio previsto dall’assistenza pubblica. Impensabile, allora, che il compito della cura di un genitore non fosse svolto da una donna.

Nella realtà a quello seguirono altri successi in campo legale di Ruth, tanto da farla diventare un’ affermata avvocatessa della parità tra i sessi e la seconda donna giudice della Corte Suprema americana: purtroppo nella narrazione scolastica e poco avvincente della regia di Mimi Leder – basata sulla sceneggiatura firmata dal nipote della Bader Ginzburg, Daniel Stiepleman – non emerge del tutto la grandezza di colei che è stata una vera e propria icona culturale della seconda metà del Novecento e che continua a prendere posizioni pubbliche, come quella recentissima a favore del movimento #MeToo.

In quanto ulteriore tassello nella storia della conquista dei diritti civili, Una giusta causa è un film oltremodo necessario: anche se resta il dubbio di quanto ci sia nella figura così poco carismatica resa da Felicity Jones, della vera e intrepida Ruth – anziana, ma dal passo fermo – che vediamo incedere sorridente nelle inquadrature finali sui gradini del palazzo di Giustizia.

Con Felicity Jones, Armie Hammer, Justin Theroux, Kathy Bates.

In questi giorni in sala a Torino.

Voto: 7/10
Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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