C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Tra “rosari” e “Madonne” invocate a sproposito, la voce di un profeta al Salone del Libro

È indubbio che non si perda occasione per sollevare polemica, soprattutto in un frizzante periodo elettorale. O che non si lasci sfuggire l’opportunità di far parlare di sé, da parte dei nostri politici: è diventato ormai arduo, forse anche imbarazzante, riuscire a distinguere l’intento voluto, o provocato, dal casuale e accidentale.

A salvarci dalle valutazioni del caso ci viene in soccorso l’interessante e approfondita analisi dei nostri tempi, nei toni e nelle declinazioni del cristianesimo, esposta nella relazione di cui ci ha fatto dono frate Timothy Radcliffe, ospite del Salone del Libro in occasione della pubblicazione in italiano dei suoi tre libri: La via della debolezza, Il bordo del mistero Alla radice della libertà, per i tipi della casa editrice EMI.

Là dove una parte della Chiesa pare ormai aver smarrito la bussola, sono, infatti, state di conforto le parole di questo teologo inglese che potremmo quasi definire un profeta inviato dal Signore.

Oratore, biblista, insegnante, predicatore nel Regno Unito e in numerosi altri paesi, consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Timothy Radcliffe è un padre dell’Ordine domenicano (lo stesso del grande teologo Tommaso d’Aquino) dal 1965 e ha ricevuto il titolo di Doctor of Divinity dall’Università di Oxford, la più alta carica onoraria dell’Università. Se cercherete su Internet non troverete che sue immagini sorridenti o con espressioni serene e confortanti, il sorriso di Fra Tuck, il compagno di Robin Hood.

Nel suo intervento al Salone del Libro, a titolo La fede in un tempo di fondamentalismo: un fenomeno moderno affronta il tema del fondamentalismo, delle ideologie troppo rigide e del pericolo insito nella loro diffusione, con un’acuta analisi del periodo turbolento che stiamo vivendo, intriso di paure e diffidenze, valutandone i linguaggi riduttivi e le insidie che porta con sé.

La fede – sostiene padre Radcliffe – in un tempo di fondamentalismo deve raccogliere una doppia sfida. Deve entrare in contatto con le speranze e le paure di coloro che sono attratti da questi modi semplicistici di vedere il mondo, e deve offrire la sfida di un’identità aperta, ancora da scoprire nella relazione con lo sconosciuto”. Esorta, infatti, ad essere critici nei confronti della nostra cultura fondamentalista, a non temere l’altro, a non aver paura della differenza, perché là dove differiamo possiamo imparare dagli altri e insegnare.

Spesso le persone sono spinte verso ogni sorta di fondamentalismo e populismo dalla sensazione di essere senza valore, invisibili, affidandosi più all’intuizione che alla ragione. Padre Radcliffe invita la Chiesa a rendersi presente nelle loro vite, riconoscendo la loro dignità di figli di Dio, perché in tempi disperati, quando il futuro sembra cupo, le persone desiderano ardentemente una causa a cui donarsi.

Loredana Pilati

loredanap@vicini.to.it

Qui la sua relazione al Salone del Libro.

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