“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

L’Arcivescovo Nosiglia alla Vidari: “La scuola non è del Ministero è della comunità”

C’era una festa il 30 scorso alla Vidari, la scuola elementare di Via Sanremo, Mirafiori Nord.

Fuori dai cancelli genitori, rappresentanti di associazioni e gruppi che operano su quel territorio, insegnanti ed ex insegnanti. Palloncini. C’è la stampa. Luisa Bernardini, Presidente della Circoscrizione 2, rappresentante delle istituzioni, non si sottrae ai fotografi più o meno professionali.

Esce il Vescovo insieme ai giovani studenti: un nonno, circondato dai bambini che lo strattonano da tutte le parti. Ancora foto, quanti di noi il Vescovo l’hanno visto l’ultima volta alla cresima? Lui è lì in mezzo ai bambini si fa fotografare con mamme vestite con eleganti “mise” per lo più africane. Due parole di saluto, poi tutti verso il cortile della chiesa.

I bambini cantano l’inno della scuola, una cover di loro composizione di un pezzo datato “50 special” dei Lunapop: “ma come è bello andare a scuola tutti insieme alla Vidari… Dammi una scuola all’età che si avanza …vi porterà lontano da qua”.

Lontano da qua.

Ma non è una festa: c’è una decisione amministrativa di non formare una prima classe, concludendo il ciclo scolastico delle altre sezioni per poi chiudere definitivamente la scuola. Come anticipato nel nostro articolo di qualche giorno fa  e da molti altri giornali.

“Sono qui perché si sappia che anche il Vescovo” apre il dibattito Monsignor Nosiglia, “pur non avendo specifiche competenze, ha tuttavia il dovere di esprimere il suo pensiero, dovere che deriva dal suo essere pastore e cittadino di questa città”.

Nosiglia rileva come, in una precedente visita pastorale avesse riscontrato la qualità e l’importanza di questa scuola, il radicamento nel quartiere, la concordia dei vari soggetti nel puntare verso le nuove generazioni, sui giovani; una cittadinanza attiva, solidale, ricca di valori etici, consona con le condizioni di vita del quartiere. Rispetto a tutto questo patrimonio, si sta andando in controtendenza.

Quello della scuola “rimane un ruolo educativo strategico per la formazione delle nuove generazioni e per il futuro della società. Nella scuola devono convergere gli sforzi di tutti perché la scuola è un bene comune…Occorre comprendere che la scuola appartiene alla comunità. Non appartiene al Ministero o che so io, appartiene alla comunità locale; e deve con essa stabilire un rapporto di collaborazione, di reciproco scambio con ogni componente della comunità, genitori, studenti, dirigenti, che sappia esprimere una partecipazione attiva all’interno delle comunità scolastiche. Ogni volta che muore una scuola, in un paese, un quartiere, una circoscrizione, tutti ne portano le conseguenze, il territorio si impoverisce di una realtà, culturale, educativa umana”.

Luisa Bernardini, Presidente della Circoscrizione 2, che in questo quartiere ha passato la sua adolescenza e vive tuttora, sottolinea come “si parli molto di periferie geografiche, ma ci sono anche periferie sociali: questo quartiere aveva una sua nomea” (pessima n.d.r.). In anni recenti, attraverso una grande ristrutturazione urbanistica, ed investendo sotto tutti gli aspetti della vita sociale, culturale e, non ultimo, quello dell’integrazione, si è avuto il recupero che non è possibile ignorare.

Non solo di scuola, si tratta. La Presidente ha richiamato l’attenzione sulla rete faticosamente messa in piedi fra le diverse agenzie sociali ed educative del quartiere, l’una strettamente interconnessa con l’altra, e su quanto un sistema intero entrerebbe in sofferenza con la scomparsa di un polo fondamentale come la scuola “e sono veramente felice che questa mobilitazione finalmente ci sia, torniamo ad essere vivaci, cosa che si stava un po’ perdendo. Combattere, prima di rassegnarci, far valere i principi. Non è una scuola che chiude, c’è un contesto in cui ci sono implicazioni importanti sul territorio…devastanti, se vogliamo usare parole forti. Noi come istituzione di territorio ci siamo”.

E ancora, coloro che hanno voluto chiamarsi “le mamme della Vidari” sottolineano, insieme alle insegnanti, quanto la relazione educativa fra ragazzi di diversa provenienza sociale e geografica rappresenti un valore da salvaguardare e non da disperdere. Motivo di arricchimento forte in un momento storico in cui è più che mai necessaria la comprensione dell’altro e di ciò che rappresenta.

Da tutti, la richiesta è quella di una riflessione più profonda e condivisa da parte del MIUR sulla necessità di tener maggiormente conto delle motivazioni sociali e umane prima di procedere con la soppressione di una classe che inevitabilmente si rifletterebbe su una situazione complessiva.

Combattere, prima di rassegnarci, diceva Luisa Bernardini. Anche senza speranza, si era detto in precedenza, evocando un motto di Sandro Pertini.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

in collaborazione con Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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