C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

MAN RAY. Le seduzioni della fotografia

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“E’ da Man Ray soltanto che ci potevamo aspettare la vera “Ballata delle donne del tempo presente” (André Breton 1934).
Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, in via delle Rosine 18, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio a un grande maestro del XX secolo con la mostra WO | MAN RAY. Le seduzioni della fotografia. Emmanuel Radnitzky, detto Man Ray, nasce a Philadelphia nel 1890, arriva a Parigi nel 1921 con la fama di “dadaista newyorchese”, introdotto da Marcel Duchamp, e si rivela subito pronto a mostrare quali magie si potessero fare in camera oscura.
Il percorso della mostra – circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino al 1976, anno della  morte dell’artista- è dedicato ad un preciso soggetto, la figura femminile, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica: artiste, modelle, amiche, compagne.
Man Ray, l’autore di opere leggendarie come “Le Violon d’Ingres” (1924), “Noire et blanche” (1926), “La Prière” (1930) – tutte in mostra – fu il ritrattista prediletto della Parigi intellettuale e di quella glamour, nonché l’autore dei “rayographs” e delle solarizzazioni, due procedimenti tecnici che sono diventati gli emblemi dell’invenzione fotografica delle avanguardie di inizio secolo. Tra le modelle ritratte Meret Oppenheim, che presta il suo corpo nudo per una delle serie più iconiche di Man Ray; Dora Maar, nota anche come musa sfortunata di Picasso; Nusch Éluard, compagna del poeta Paul, fino a Juliet Browner, moglie di Man Ray dal 1940, celebrata in 50 immagini in bianco e nero, spesso ritoccate a mano con pastelli colorati o stampate con innovative tecniche fotografiche, che esaltano la bellezza antica e nel contempo modernissima della donna.


“Tutti conoscono Man Ray, i suoi nudi dall’erotismo sensuale, provocatorio e giocoso, ma non altrettanto conosciuta è la storia delle donne che con lui hanno collaborato, vissuto, litigato – ha osservato il curatore Walter Guadagnini – che da lui hanno imparato e a lui hanno insegnato, e che si sono rivelate come altrettante protagoniste dell’arte e della fotografia mondiale.”
Man Ray fu anche il mentore di due tra le maggiori fotografe del periodo, Berenice Abbott e Lee Miller, inizialmente sue assistenti, ma successivamente in grado di esprimere tecnica e linguaggio autonomi. Le oltre venti opere della Miller evidenziano i diversi aspetti della sua poetica, il suo essere insieme fotografa di moda, reporter, fotografa d’arte, capace di incarnare appieno lo spirito surrealista di ricerca del “meraviglioso” nella realtà quotidiana.
“Per quanto mi riguardava, tutti i quadri erano già stati fatti e io sono diventata fotografa” (Lee Miller, 1976)

Per info orari, costo dei biglietti, Giovedì in Camera e attività collaterali:
www.camera.to
Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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