C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

World Press Photo Torino 2019

Crying Girl on the Border © John Moore, Getty Images

Confine U.S.A. – Messico: una bimba piange disperata mentre sua madre viene perquisita dalla Polizia di frontiera prima di essere entrambe arrestate. È la World Press Photo of the year quella del fotografo statunitense John Moore, che riesce a imporsi come vera e propria sintesi fotogiornalistica dell’anno.

Torino è una delle tappe italiane scelte per la mostra internazionale Word Press Photo 2019: sarà possibile visitarla presso l’ex Borsa Valori (Piazzale Valdo Fusi) fino al 17 novembre.

È un tour mondiale inarrestabile, quello che unisce Amsterdam (sede dell’organizzazione e dell’inaugurazione) ad oltre cento città e quarantacinque nazioni.

Ecco come funziona: l’organizzazione no-profit World Press Photo Foundation, fondata nel 1955, bandisce il più prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale. Dopodiché le fotografie vincitrici sono assemblate in una mostra itinerante (che viene visitata da oltre un milione di persone!) e viene pubblicato in sei lingue differenti un annuario che presenta tutte le fotografie premiate. Le categorie sono tantissime, dallo sport alla vita quotidiana allo svago, passando per l’arte e la natura. Non c’è da stupirsi se parliamo di seimila fotoreporter, provenienti dalle maggiori testate editoriali mondiali (Reuters, The New York Times, Le Monde, El Paìs)!

Ed è solo uno dei tanti progetti educativi che la World Press dissemina con costanza in tutto il mondo, tra mostre, seminari, laboratori e incontri.

L’obiettivo è sostenere la fotografia professionale su scala internazionale, incentivando lo sviluppo di elevati standard professionali nel fotogiornalismo e promuovendo uno scambio libero e senza restrizioni di informazioni. Non esiste censura: la guerra viene spogliata fino a scendere nelle sue conseguenze più devastanti. La mostra emoziona ad ogni angolo e per un attimo ci sentiamo tutti reporter, testimoni coi nostri stessi occhi di realtà anche lontanissime.

Interessante anche la sezione dedicata al concorso di Digital Storytelling: i visitatori possono immergersi nei video racconti di narratori digitali, giornalisti visivi e produttori. I contributi sono appassionanti, da passarci ore e ore (non potete assolutamente perdere i lavori The last generation e The legacy of the zero tolerance policy).

E c’è una realtà giovane e tutta italiana alle spalle di questa mostra: l’associazione Cime, vincitrice del bando per le start up “Principi Attivi” della Regione Puglia. Questi ragazzi in dieci anni anni hanno organizzato oltre cento eventi culturali in Italia e all’estero, animando piazze, gallerie, club e musei delle più importanti capitali europee. Cime è oggi uno dei principali partner della World Press Photo Foundation, di cui cura l’organizzazione della mostra nelle città di Bari, Palermo, Torino, Napoli e Matera.

Matteo Gentile

matteog@vicini.to.it

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