C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Dentro Paratissima 2019

Dal 30 ottobre al 3 novembre è tornata a Torino Paratissima, grande contenitore capace di dare spazio a una pluralità di forme d’arte. Quest’anno ospitata, per la 15esima edizione, all’ex Accademia di Artiglieria, è un’occasione espositiva che permette agli artisti emergenti di ottenere visibilità attraverso il contatto diretto con potenziali acquirenti, collezionisti, curatori e addetti ai lavori.

L’invito per gli artisti era quello di interpretare la pluralità di mondi (immaginari o reali) e la moltiplicazione dei punti di vista attraverso il linguaggio dell’Arte.

E’ la sezione “Multiversity” ad offrire questa opportunità per i giovani artisti.

Multiverso, ossia l’idea dell’esistenza di dimensioni parallele e mondi alternativi “permea la cultura popolare sin dall’alba dei tempi: dagli antichi greci fino ad arrivare alle più contemporanee teorie della fisica, il tema ha affascinato generazioni di studiosi e pensatori, generando decine di ipotesi più o meno fantasiose e verosimili”.

Questo il “concept” della mostra. Abbiamo provato a infilarci dentro per ascoltare alcune opinioni degli artisti.

Allora avviamoci.

Piano terra, (0), Piano ammezzato (0.5), Primo piano, Secondo piano, Terzo piano. Ginocchia che scricchiolano. L’ascensore un po’ datato porta solo due persone alla volta.

Ci accoglie un dedalo di stanze un tempo destinate ai rampolli dell’aristocrazia sabauda. Stanze trasformate in sale esposizione per le opere di giovani artisti attraverso un percorso tortuoso. Opere dai soggetti e dalle dimensioni più varie. Curiosiamo.

Roberta Lucio. In un’istante.

Roberta è una artista non professionista.

“Allora Roberta, da dove nasce la tua vena artistica, è qualcosa che proviene da lontano?”

“Proviene già dalla formazione scolastica. Istituto statale d’arte Aldo Passoni, moda e costume, in via della Rocca. Sono sempre stata di indole piuttosto creativa non mi limito soltanto alla pittura. Mi piace la musica; dopo essermi dedicata per lungo tempo al canto ho riscoperto, più tardi,  l’arte decorativa.

“C’è qualche filone particolare qualche tema che segui più costantemente?”

“Qui a Paratissima ho presentato quattro opere legate al tema dell’uguaglianza universale. In tutti e quattro i quadri si vede un uomo come in un fermo immagine, in un suo momento, un suo istante particolare, di raccoglimento, di introspezione. Anche se questi momenti sono diversi (i quadri si intitolano attesa, interruzione, cammino, per mano) tutti hanno un elemento comune. Indipendentemente dalla razza e dal colore”.

“Quale tecnica usi?”

“Come tecnica ho adoperato l’acrilico; ma mi sono fatta influenzare, per così dire, per la scelta dei colori, colori molto forti, da Steven Meisel, un fotografo di moda che fa dei servizi per Vogue”.

“Altri soggetti?”

“Sì ora sto lavorando a una serie di madonne che ho voluto definire “ma donne”.

“Come dire votate alla santità, tuttavia donne” “Da dilettante, dedichi molto tempo alla pittura?”

“Tutto il tempo che posso. Ma quando decidi di dipingere non lo puoi fare così, improvvisamente, in un ritaglio di tempo; non è come metterti a tavolino a fare il compito devi metterci qualcosa di te stessa. Inoltre per me la pittura è una specie di meditazione. Come se mi immergessi in un altro mondo e tirassi fuori tutto quello che ho dentro”

“Ecco, cosa porta Paratissima al giovane che vuole affermarsi anche se non per scopi solo professionali?”.

“Intanto c’è una vastità di proposte”.

“Concorrenza?”

“No semmai collaborazione. C’è tanta gente che ha vari modi di esprimersi, con cui confrontarsi, con capacità tecnica. Anche in queste sale”.

“C’è uno scambio con gli artisti che incontri qua? Le conoscenze che hai qui l’opportunità di fare, riesci a portarle avanti poi nel tempo?”

“Oltre alla possibilità di conoscere tecniche, e persone che lavorano in questo ambiente, ci si scambiano le informazioni sugli eventi, le manifestazioni. Si entra in questa realtà e si può anche capire come risponde la gente, come reagisce, che cosa interessa”.

“E tuttavia, insomma parliamone, qua ogni opera ha associato un prezzo. C’è un pubblico interessato all’acquisto?”

“Ma per me non è tanto questo. Il vantaggio, il beneficio è quello di entrare in un giro nel quale io possa assorbire qualcosa da quelli più bravi di me, conoscere, migliorare il mio bagaglio culturale”.

“Arriviamo al concept di Multiversity: dimensioni parallele, mondi alternativi nella cultura popolare. Tu come l’hai interpretato?”

“Attraverso il punto di vista dal quale io guardo il mondo ed è questo che fa la differenza fra essere uguali o diversi. Per me l’uomo è uno solo. Nella dignità dell’attimo in cui viene colta la persona, maturi anche il suo rispetto”.

 

Al secondo piano c’è l’esposizione N.I.C.E. New  Independent Curatorial Experience, 5 mostre curate dai giovani curatori, ciascuna composta da artisti selezionati tramite call.

Il tema Collateral Beauty a cura di Maria Rosaria Cavaliere, Federica D’Avanzo e Erika Gravante si rivolge all’oscuro lavoro del tempo, che provoca distruzione, costruzione e rinascita, e non avrà mai fine.

Ci fermiamo ad osservare una serie di fotografie in cui un viso di donna traspare su uno sfondo incolore poi via via si materializza, si definisce, si scioglie ed infine diventa solo una macchia d’inchiostro blu.

Cinzia Naticchioni Rojas. Il concetto di mutamento

L’autrice, spiega, ha impresso una serie di immagini di se stessa sul ghiaccio.

“Quindi lei, anziché usare una lastra, usa il ghiaccio”

“Anziché usare la carta uso il ghiaccio. Mi occorreva un supporto che cambiasse nel tempo e il ghiaccio si modifica nel tempo. L’dea era partire da un’immagine fotografica e renderla viva, in modo che avesse un proprio percorso e una conclusione”.

“Quindi questa è un’immagine fotografica”.

Parto da un’immagine fotografica. Ma per lavorare con il ghiaccio dovevo inventarmi una tecnica fotografica che si prestasse; così ho elaborato un’antica tecnica dell’800  e con un po’ di accorgimenti sono riuscita a disporre l’emulsione fotosensibile sul ghiaccio a impressionarlo con un negativo. Poi ho lasciato fare agli elementi, all’acqua e al tempo; quindi l’acqua sciogliendosi dissolve l’immagine”. Già, è riconoscibile il colore dell’inchiostro blu che si usava anche nella emulsione fotosensibile.

“Il lavoro si chiama Narciso proprio come nel mito raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi: l’acqua è l’elemento che svela l’immagine, lui scopre se stesso riflettendosi sullo specchio d’acqua. Però l’acqua è anche l’elemento che dissolve l’immagine: nel mito Narciso morirà annegando nell’acqua nel tentativo di abbracciare la sua immagine che invece scompare, mentre nel mio lavoro è l’acqua a dissolvere l’immagine, segnandone la fine”.

“Lei è una artista professionista ha partecipato a delle mostre: ritiene utile questa modalità di esposizione, ci sono dei vantaggi per il suo modo di fare arte?”.

Sì ci sono dei risultati, inoltre si possono fare delle conoscenze, ci sono dei contatti, c’è scambio. Poi è utile far conoscere il proprio lavoro agli altri, al grande pubblico”.

Certo, una bella vetrina questa, che prevede 50.000 visitatori.

 

Sempre al secondo piano tra gli spazi destinati ai curatori, ci spostiamo al settore a tema “Di questo mondo e di altri”.

Anna Vinzi: Il punto di connessione tra esteriore e intimo

“Tu come ti inserisci in questo tema,  il mondo degli altri?”

“Ho creato questo dittico; una parte è un paesaggio interiore, un quadro informale su base fortemente materica, privilegia l’espressività della materia, anche con un richiamo paesaggistico. Poi però si completa con un quadro più figurativo”.

“Vanno visti insieme o sono separabili?”

“Come nella vita possono essere visti insieme o separati, come noi stessi, che possiamo trovarci in un momento più spirituale, interiore o un altro nel quale viviamo la nostra pratica di vita nella nostra esteriorità e nella nostra azione.  Di più. I quadri possono essere visti insieme perché sono perfettamente compatibili, uno fa nascere l’altro; ma questo non esclude di vederli separatamente”.

“Scusa mi ha sorpreso il titolo -Nuda e basta-. Quale è il significato?”.

“Sì capisco, è inserita in un paesaggio però la sua forza è nella sua nudità.  Non è una figura nuda in un altro contesto. E’ solo lei e soprattutto nuda. Il suo volto è velato, quello che si vuole sottolineare è la sua irruenza fisica”.

“Quindi, tornando al dittico, una figura spezzata che poi si ricompone”.

“Sì i due quadri si compenetrano, un po’ come siamo noi. I nostri stati emotivi profondi modificano anche la nostra struttura, ci modificano anche dal punto di vista cellulare.

“Ti riferisci anche alla tecnica, l’uso dei materiali?”

“Si la tecnica è fortemente materica: sabbie silicee, cementi, gesso, gommalacca, pittura ad olio. Lavoro molto facendo forzatamente lavorare assieme i materiali che sono chimicamente eterogenei. Io sto con loro tutto il tempo. Assisto alla loro asciugatura, a volte li divido a volte li riunisco per fare sì che si creino dei piani che si compongono come struttura e come estetica. Questi quadri nascono e poi, senza riposarsi, finiscono”.

“Qualifica -senza riposarsi-“

“Ad esempio la gommalacca ha il tempo di asciugatura che dipende dall’ evaporazione dell’alcool. Facendo lavorare insieme un materiale come il gesso che asciuga nell’arco di pochissime ore con la gommalacca si creano dei “fastidi” fra di loro . e si crea questo tipo di effetto: sovrapposizioni stratificate. Insomma come nella vita, cose che sono distanti fra di loro hanno bisogno l’una dell’altra”.

“Tu sei una artista professionista o hai anche un’altra attività?”

“No questo è il mio lavoro è l’unico lavoro che faccio. Mi piace la pittura, vivo di pittura.

“Da dove viene questa tua passione parte già dalle scuole?”

“Sì. Per la verità io ho studiato restauro, ho fatto la restauratrice per diversi anni, poi la decoratrice. E’ da lì che nasce il sapersi compenetrare con i materiali. Solo dopo sono passata all’arte”.

“Quindi, da professionisti e organizzati: che tipo di vantaggio vedi in questa location?”

“Intanto è bello trovarci fra artisti. Ci si parla molto, ci si confronta e poi essendo io di Torino con queste persone ci si ritrova, durante l’anno qualcuno mi viene trovare in laboratorio, si creano degli scambi sul piano personale”.

“Ma c’è un mercato? Che tipo di clientela incontri?”

“Ho cominciato a vendere prima e per molto tempo all’estero; poi a Milano, solo adesso a Torino. Fondamentale è avere una struttura galleristica: se qualcosa piace viene accettato con più facilità”.

 

Marco Gallafrio

La ricerca di materiali e pigmenti per esprimere le proprie emozioni, in una realtà rivisitata, è un elemento riscontrato tra i giovani artisti in Marco Gallafrio, che dipinge con malte cementizie precolorate. Nel suo lavoro “Fulcro” si vede una figura maschile a metà, contrapposta specularmente ad uno spazio neutro. Un’immagine realistica, ma, ci spiega, mutilata degli arti e della testa, per invitarci ad astrarre dai tratti realistici.

 

 

Torniamo al piano terra, settore “Bootique”. La neo nata sezione di Paratissima dove designer, artigiani e stilisti, attraverso tecniche e approcci differenti creano prodotti artigianali realizzati in pezzi unici, venduti direttamente al pubblico. Vestiti, borse, oggetti per la casa, bigiotteria, manufatti da parte e da terra.

(Anna Roberta Bria Berter)

 

Prima di lasciare il labirinto di spazi ci soffermiamo nel settore Think Big (che è anche l’acronimo di Biennale Giovani), progetto espositivo dedicato a grandi opere d’arte, non solo per forma ma anche per contenuti e messaggi. Qui troviamo il Laocoonte di Robert Gligorov dal titolo Brama Renaissance.  Il serpente della statua, la tecnologia, rappresentata dalla spirale in inox, avvolge e penetra l’animale e la figura umana stravolgendo l’equilibrio tra la natura e l’uomo.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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