“La suprema felicità della vita vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è.”

Victor Hugo

Richard Jewell, di Clint Eastwood

Diceva l’attore Bob Hope: “capisci che stai invecchiando quando le candeline costano più della torta”. Se sei un regista lo capisci dal fatto che non hai più niente da dire, o lo dici male. Non sta invecchiando, quindi, Clint Eastwood che a 89 anni continua ad avere  qualcosa da dirci e a comunicarlo in modo efficace. Il suo ultimo film racconta un fatto di cronaca: nel 1996, durante le Olimpiadi di Atlanta, Richard Jewell, un vigilante con il mito delle forze dell’ordine e dell’applicazione della legge, si accorge di un imminente attentato. Lancia l’allarme e riesce a limitare le conseguenze, che saranno comunque drammatiche, con due morti e un centinaio di feriti. Non riuscendo a trovare i veri responsabili del crimine, FBI e mass media trasformano Jewell da eroe a primo sospettato.
Clint Eastwood si chiede se sia possibile aver fede nel proprio Paese, nonostante la vicenda riveli l’ennesima crepa aperta dalla “ragion di Stato”: trovare un capro espiatorio ad ogni costo per salvaguardare l’immagine di efficienza della macchina dei Giochi. E si risponde che l’America è infetta, ma sa trovare potenti anticorpi: in questo caso è un avvocato risoluto ad assumere la difesa di Davide contro Golia e i Filistei; persino la giornalista spregiudicata scopre dentro di sé la scintilla etica che la redime.
Viene in mente Roman Polansky, altro grande vecchio del cinema, che ha realizzato di recente con L’ufficiale e la spia una sorta di testamento spirituale: non abbassare la guardia rispetto ai rischi della perdita dei valori morali e del senso delle istituzioni. Anche Dreyfuss fu – diremmo oggi – una “vittima del sistema” delle trame e connivenze dei rappresentanti di un potere corrotto. Tutti, salvo uno, che seppe imboccare la strada verso la verità.
Entrambi i registi, a ben vedere, hanno trovato nella distanza dall’attualità contingente, casi esemplari che parlano dell’oggi. E avvertono che la riabilitazione ha un retrogusto amaro; anche prima delle fake news le calunnie arrivavano col megafono, mentre la giustizia era timida o balbettante: il reintegro non consentì  a Dreyfuss di accedere al ruolo di generale per il mancato conteggio nella carriera degli anni passati da innocente nella Guyana francese; e probabilmente dietro l’infarto a 44 anni Richard Jewell c’era il dolore incancellabile per l’infamia subita.

con Sam Rockwell, Kathy Bates, Jon Hamm, Olivia Wilde, Paul Walter Hauser, Dexter Tillis.
In questi giorni nelle sale torinesi
Voto: 8/10

Anna Scotton
annas@vicini.to.it

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