“Non sapendo quando l’alba arriverà, tengo aperta ogni porta.” Emily Dickinson

A lezione online

Racconto dalla quotidianità di una liceale al tempo del Covid19.

“Cos’è questo rumore? Oh no, è la sveglia! Sono già le otto del mattino e la mia ennesima giornata da liceale in quarantena sta cominciando.

Mi collego immediatamente a Google per poter avviare le video lezioni della mattinata ed apro il link per Hangouts Meet, un’applicazione che permette di partecipare a videochiamate in presenza di molte persone. Per fortuna il professore non c’è ancora. Ieri pomeriggio, dopo aver finito i compiti, glieli ho inviati tramite Google Classroom. È un’altra piattaforma utilissima per comunicare con gli insegnanti in questo periodo (se solo tutti la sapessero usare…). Non mi ha ancora risposto, quindi dovrò verificare che non ci siano stati errori.

Chiamo mio padre, già al lavoro sul suo computer, in modo che mi possa aiutare a preparare la colazione che consumerò durante la prima ora. Certamente uno dei maggiori vantaggi di queste lezioni a distanza è la possibilità di alzarsi più tardi: non dovendo uscire, non si perde tempo nel tragitto casa-scuola. Se proprio vogliamo essere sinceri, in realtà, quasi tutti si svegliano appena 10 minuti prima dell’appuntamento con i prof, sfruttando il “trucchetto” della videocamera spenta che nasconde pigiami, occhiaie e biscotti.

Le ore passano lente ma continue: dopo l’arrivederci “elettronico” di un professore non abbiamo nemmeno il tempo di battere le ciglia che arriva subito l’invito a una nuova videochiamata. Dopo quasi un mese dall’inizio dell’isolamento penso che gli occhi di tutti, insegnanti e ragazzi, stiano iniziando a mostrare segni di cedimento a causa delle moltissime ore davanti allo schermo. Per esempio, noi studenti siamo obbligati all’utilizzo di dispositivi elettronici, non solo per le sei ore di lezione, ma anche per tutto il pomeriggio impiegato nel completamento dei compiti online.

Non ci credo: è solo la terza ora! Cerco di distrarmi e controllo i messaggi: come sempre i miei compagni stanno scherzando sulla gaffe di uno di noi, che straparlava senza essersi accorto di avere il microfono attivo.

Devo dire che una delle cose che mi manca di più della scuola (sì, a noi adolescenti può mancare la scuola) è il contatto con i miei compagni. Possono essere fastidiosi, stressanti, anche antipatici a volte, ma quando si passano tre anni insieme in un’aula ci si conosce a fondo. In classe, durante una qualsiasi lezione più pesante del solito, si trova sempre un compagno con cui scherzare per rilassarsi qualche minuto. Spesso in questi giorni mi sono sorpresa sul punto di girarmi verso la mia compagna di banco, senza ricordare che non siamo più vicine tutto il giorno tutti i giorni.

Certo, abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca nella quale le modalità per parlare con qualcuno a distanza sono infinite, ma non ci sarà mai niente di meglio dell’abbraccio o del sorriso di un amico che ti saluta appena entrato in classe.

Ritornando a noi, ormai abbiamo finito la quarta ora e la prossima sarà libera, almeno per me. Infatti il professore deve interrogare e, per non sovraccaricare il collegamento saranno presenti solo gli interrogati e un paio di testimoni. Durante questo tempo morto potrei riposarmi un po’, ma penso che invece chiacchiererò ancora con voi.

A proposito di sovraccaricare il collegamento: questo è uno dei più gravi problemi della scuola online. Io ho la connessione in fibra ottica e non ho problemi a collegarmi o a fare i compiti in rete, ma non tutti hanno questa fortuna. Perfino alcuni professori non riescono a organizzare le video lezioni perché la loro offerta telefonica non fornisce abbastanza giga. Uno di essi ci ha comunicato la possibilità che lo Stato intervenga in aiuto di chi ha maggiori difficoltà. Forse anche le compagnie telefoniche cercheranno di attuare revisioni ai loro piani.

Fra la mia parlantina e le diverse lamentele siamo già arrivati all’ultima ora di questa mattinata e quindi devo riprendere l’attenzione. Questa sarà l’ora peggiore di tutte, infatti la professoressa non è ancora per niente abituata alle lezioni online e perdiamo sempre un sacco di tempo. Diciamo che il corpo docenti della nostra classe si divide a metà: alcuni sono molto produttivi sulle piattaforme online, riescono a spiegare senza distrazioni e i vari argomenti vengono affrontati con velocità. Altri invece si incagliano nella rete di Internet e hanno grossi problemi ad utilizzare strumenti fino ad ora sconosciuti.

Ora che la mattinata scolastica è giunta al termine, devo dedicarmi ai compiti. La mia opinione su quelli svolti online è “grigio scuro”: di sicuro hanno alcuni fattori positivi (bianco), come la possibilità di costruire una conversazione diretta con l’insegnante, difficilmente sostenibile in classe. Gli aspetti negativi (nero) sono tuttavia maggiori, soprattutto per quanto riguarda le materie scientifiche, in quanto è difficoltoso trascrivere formule o disegni su Word o, ancora peggio, su Google Documenti. Nonostante tutto, ritengo che siamo relativamente fortunati in confronto ai ragazzi che frequentano l’ultimo anno. Infatti questa situazione creerà grandi disagi ai maturandi che purtroppo saranno fortemente svantaggiati.

Per riassumere, direi che in attesa che l’emergenza finisca tutti quanti ci stiamo impegnando al massimo affinché questa organizzazione insolita funzioni. Seppur con diverse difficoltà, com’è giusto che sia per qualcosa di completamente nuovo e inaspettato, il lavoro ha trovato un suo ritmo ben preciso e sistematico. Molti dei nostri professori ci hanno espresso la loro vicinanza e sono molto disponibili nei nostri confronti. Dopotutto ci stanno dimostrando di essere umani anche loro! ”

 

Giulia Valentino

giuliav@vicini.to.it

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