“Quando ti alzi il mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. (Marco Aurelio)

Ragazzi, alcol e sostanze stupefacenti

Una ricerca tra San Salvario e Vanchiglia.

NON è un passaggio inevitabile dell’adolescenza, né una bravata senza conseguenze. Perché il binge-drinking – l’abbuffata alcolica consumata nel giro di pochissimo tempo – “è una pratica insidiosa quanto pericolosa per i ragazzi che rischiamo di ritrovarvi alcol-dipendenti”. (Repubblica)

Come può un genitore accorgersi precocemente che suo figlio si è avvicinato all’alcol? Risponde alle domande del Corriere.it Emanuele Scafato, responsabile Osservatorio Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, gastroenterologo. «Il primo segnale è la variazione del comportamento e dell’umore. L’alcol è la cartina di tornasole di quello che siamo. Accentua la depressione o l’irascibilità dell’individuo in quanto disinibisce. Infatti parliamo di sbornia triste o eccitata. Se, dunque, specie nel fine settimana, osserviamo nel ragazzo un modo di fare anomalo, dobbiamo sospettare la consuetudine con un certo tipo di sostanze a cominciare dall’alcol che è quella più facilmente disponibile e legalizzata». (Corriere della Sera)

Questi sono due estratti di articoli come se ne trovano tanti sul rapporto dei ragazzi con l’alcol e le droghe; se ci si attiene solo a queste parole sembra non esserci dubbio sulla gravità della situazione, ma uno dei nostri comandamenti è fai sempre come San Tommaso e anche questa volta lo rispetteremo.
Prima di tutto abbiamo consultato una ricerca effettuata nel 2019 da Eclectica, Istituto di ricerca e formazione di Torino, nell’ambito del Piano Locale delle Dipendenze 2018 (ASL, Città di Torino del Dipartimento ex ASL TO2- SC Dipendenze Nord), successivamente abbiamo condotto qualche ricerca per conto nostro ponendo delle domande ad alcuni ragazzi di età compresa tra i 17 e i 21 anni per scoprire di più sul loro reale consumo d’alcol. Le interviste saranno riportate in forma anonima.
Per prima cosa abbiamo chiesto ai ragazzi di leggere e commentare i due brani di articoli sopracitati, di seguito le loro riflessioni:

Il binge-drinking è vero che può essere pericoloso infatti non è vero che tutti i ragazzi bevono in questo modo, se bevi qualche birra la sera non vuol dire che ti ubriacherai da stare male. Sicuramente l’ho fatto anche io da più piccola ma ora non più, se mi devo ubriacare preferisco farlo più lentamente, credo che l’abbuffata d’alcol sia una pratica diffusa soprattutto tra i più piccoli; quando eri più piccolo ti sparavi le bottiglie di super, ti finivi anche una bottiglia di vodka in due, sono i primi periodi in cui ti senti libero di fare quello che vuoi quindi ti ubriachi ancora di più, magari ti vuoi anche far vedere, dimostrare che sei grande; poi arriva la saturazione e non ti azzardi più a rifarlo sennò stai veramente male.

Ci sta il ragionamento per cui genitori devono pensare al problema dell’alcol per i figli ma dipende perché l’adolescente che si avvicina all’alcol non è per forza un problema, è normale che si avvicini all’alcol, ovviamente diventa un problema se diventa una dipendenza ma prima di diventare dipendente dall’alcol ce ne vuole.

Secondo me il comportamento di un adolescente può variare proprio per l’età in cui è e l’alcool non incide. Tutti prima o poi si avvicinano all’alcol poi ognuno prende consapevolezza di quanto bere e i genitori non ci possono fare nulla, in alcuni casi può anche essere controproducente il divieto dei genitori.

Abbiamo poi proseguito ponendogli alcune domande sulle loro abitudini per quanto riguarda l’uscire nel week-end e l’uso di alcol e sostanze stupefacenti.

Largo Saluzzo

Che cosa è normale fare per te nel week-end?
Esco con i miei amici, ci troviamo al parchetto, in San Salvario o in qualche locale per prendere una birra. Ci ritroviamo in questi posti perché sono posti in cui è facile ritrovarsi, parlare e scherzare un po’con gli amici.
Cosa bevi normalmente quando esci? Sono cambiate le tue abitudini alcoliche negli anni?
Solitamente bevo birra, prima bevevo anche superalcolici.

Bevo una birra la sera quando mi incontro con gli amici, il sabato sera magari bevo un po’ di più ma sempre birra, a volte superalcolici.
Quando ero più piccola bevevo di più ma avevo anche dei problemi personali che mi portavano a farlo, ora sono più tranquilla, ho preso più consapevolezza.

Insieme all’alcol assumi anche sostanze stupefacenti?
Assumo solo marijuana ma sporadicamente, quando sono con gli amici, non mi definisco dipendente.

Ti definisci dipendente dall’alcol?
Non sono dipendente e sono consapevole degli effetti che ha sul mio corpo ma al momento non me ne preoccupo, idem per le sigarette.

Perché ti piace bere?
E’ un bel modo per passare il tempo, per divertirsi, staccare dalla vita quotidiana.

Mi da un senso di spensieratezza.

E’ anche una cosa un po’ sociale: arriva il sabato sera e ti ubriachi perché c’è la situazione, ci sono gli amici, è l’unico giorno libero poi la domenica non fai nulla.

Pensi che se fossi più tranquilla berresti meno?
No non penso perché alla fine uscendo con gli altri che bevono bevi lo stesso, non ti porti la tisana dietro.

No. Adesso non c’entra nulla l’essere tranquilla o meno, bevo perché mi piace.

Perché credi che ci sia questo bisogno di spaccarsi oggi? Credi sia una cosa propria della nostra generazione?
Secondo me questo bisogno di spaccarsi non è tanto tipico della generazione quanto dell’età.

Pensi che ci sia allarmismo riguardo ai ragazzi e l’alcool o le droghe?
No, penso che sia giusto sensibilizzare, di ragazzi che bevono a dismisura ce ne sono, l’ho fatto anche io, anzi potrebbe capitarmi ancora oggi, diciamo che è cambiata la frequenza con cui lo faccio, i primi tempi che uscivi andavi a bere e fare bordello, poi San Salvario inizia a stancarti.

In un certo senso sì, dipende dall’età secondo me e se uno ne fa troppo uso anche in altri momenti che non siano la sera si dovrebbe fare più attenzione.

Preferisci frequentare il quartiere di San Salvario o di Santa Giulia?
Ora preferirei andare a Santa Giulia per cambiare zone e poi perché tutti gli universitari ormai sono abituati ad andare là e quindi c’è più gente della nostra età rispetto che a San Salvario. Però non ci andiamo perché i trasporti pubblici sono organizzati male, c’è solo il 4 che ti porta in qualche posto utile e passa fino a tarda notte, per il resto nulla. Inoltre non siamo d’accordo nel guidare e bere e quindi finisce che restiamo sempre in zona o andiamo al massimo in San Salvario.

Mi piacerebbe cambiare quartiere ma alla fine se vogliamo fare serata come si deve ci ritroviamo sempre in San Salvario perché c’è gente, l’alcol costa poco dai “bangla” e la polizia anche se c’è non ti dice quasi mai nulla, è come un mondo a sé.

Prendendo spunto dalla ricerca di Eclectica abbiamo chiesto ai ragazzi cosa pensassero dell’idea di adibire dei luoghi a funzione di chill-out (luogo dove riprendersi a fine serata dove ricevere anche aiuto qualificato in situazioni di malessere) e drug checking (luogo dove controllare la qualità delle sostanze stupefacenti che si sono comprate):
Sì, il chill-out potrebbe essere utile, alcune volte con gli amici abbiamo raggiunto delle condizioni per cui molti avrebbero chiamato l’ambulanza poi noi invece abbiamo detto “Dai passerà” ed effettivamente è passata, quindi sì sarebbe utile anche se spero proprio di non doverla utilizzare.

Io veramente preferirei coltivarla (la marjuana) perché oltre al vantaggio economico avrei anche vantaggi qualitativi, per il resto non faccio uso di altre droghe quindi il drug checking non mi serve ma potrebbe essere utile.

Confrontando i risultati delle nostre interviste e della relazione di Eclectica abbiamo ricavato le seguenti informazioni: i luoghi più frequentati dai ragazzi sono San Salvario e Santa Giulia perché si trova l’alcol a basso costo nei cosiddetti bangla (minimarket gestiti prevalentemente da persone provenienti dal Bangladesh), vi sono molte promozioni alcoliche anche nei locali e non c’è controllo ferreo della polizia, come dice un Carabiniere intervistato per la ricerca di Eclectica: Cosa vuol dire fare un intervento su chi fuma in Largo Saluzzo? Probabilmente otterremmo un effetto del tutto contrario, è assolutamente incompatibile, per cui la politica non è assolutamente quella di farsi degli autogol o provocare certe situazioni. (pp. 28-29)
C’è però anche una distinzione all’interno dei quartieri di San Salvario e Vanchiglia: in Largo Saluzzo e dintorni si recano specialmente i ragazzi più piccoli che frequentano le superiori mentre gli universitari preferiscono Santa Giulia anche se molti non ci vanno perché scomodo da raggiungere.
L’età non influisce solo sul luogo di ritrovo ma anche sulla quantità e la qualità di alcol che si assume: sempre i più piccoli sono soliti fare uso frequente anche di superalcolici e della pratica del binge-drinking, mentre gli universitari sono soliti bere più di birra e vino in maniera moderata e sporadicamente fanno uso di superalcolici.
La maggior parte degli intervistati inoltre fa uso di alcol per divertimento, rilassarsi e non pensare ai propri problemi sono secondari. E’ inoltre stata accolta favorevolmente dalla maggior parte degli intervistati la proposta di una zona chill-out dove riprendersi a fine serata.
Per quanto riguarda le droghe i nostri intervistati fanno uso solo di cannabinoidi che la ricerca conferma essere i più utilizzati; seguono poi MDMA, cocaina, ketamina, eroina, LSD e funghetti.
Resta però da rispondere a uno degli interrogativi con cui abbiamo iniziato l’articolo: i genitori possono e devono fare qualcosa per evitare o prevenire l’uso di sostanze stupefacenti e alcol da parte del proprio figlio? Riportiamo a questo proposito la risposta di uno dei nostri intervistati:
Io credo che sia un periodo che tutti devono passare però alla fine, per quanto riguarda me e i miei amici, credo che l’abbiamo superato. All’inizio devi per forza fare schifo al sabato sera, per un paio d’anni è così ma poi ti ridimensioni, se vomiti un po’di volte poi lo capisci da solo. Certo se vedi che tuo figlio non usa il cervello devi stargli più dietro, da genitore certo non devi fare finta di nulla, gli dici sicuramente qualcosa, questo sì, ma poi puoi solo sperare che usi il buon senso.

Chiara

chiaral@vicini.to.it

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