“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Caro Presidente, ridateci i nostri nipoti

Sta per iniziare la fase 2 dell’emergenza Coronavirus: lunedì 4 maggio molte fabbriche riapriranno, poi i negozi ,infine bar, ristoranti, centri adibiti alla cura alla persona quindi i “genitori lavoratori” torneranno a stare lontano da casa per molte ore al giorno; per non parlare di quelli in smart working che dovrebbero lavorare da casa. Le scuole sono chiuse fino a settembre: e vogliamo domandarci come fa un genitore in” lavoro agile a casa” a badare a un bambino piccolo che richiede un’assistenza continua?

Ci è stato detto che gli anziani devono stare isolati perché a rischio: non una parola, forse neanche un pensiero per tutti quei nonni che costituiscono la maggior parte del nostro welfare badando ai nipoti mentre i genitori sono al lavoro: senza fare una distinzione tra anziani “a rischio” ( a rischio siamo tutti, ma alcuni più di altri) per patologie pregresse e anziani in piena forma, attivi, fuori dal mondo del lavoro ma ancora con tanti interessi ed energie che finora hanno dedicato alla crescita delle nuove generazioni.
Certo non si può mandarli allo sbaraglio. E allora perché non pensare a provvedimenti sanitari anche per loro, non spetta a noi dire quali, ma vorremmo che gli esperti si ponessero il problema, dal momento che, diciamocelo, pure con l’apertura dei luoghi di lavoro” i nonni torneranno a far i nonni”.

Un gruppo di nonni che si ritrova da anni periodicamente in zona San Salvario , a Torino, per riflettere sui problemi della “nonnità” ha perciò pensato di inviare da alcuni dei maggiori quotidiani una lettera, con la speranza che venga pubblicata, rivolta a chi ci governa perché si faccia carico anche di questo problema oltre a quello, gravissimo, della sanità pubblica.

Abbiamo deciso deciso di pubblicarne integralmente il testo.

Franca Guiot

Francag@vicini.to.it

La lettera aperta ha questi destinatari: Presidente della Regione Piemonte – Alberto Cirio, Assessore a Politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale, Pari Opportunità, Assessore a Istruzione, Lavoro, Formazione professionale, Diritto allo Studio universitario, Assessore a Cultura, Turismo, Commercio, Sindaca della Città di Torino-Chiara Appendino, Vicesindaca, Assessora a Torino Città educativa e Istruzione, ’Assessore a Politiche giovanili, Diritti, Piani dei tempi e orari della Città qualità della vita, Politiche per le famiglie, 

E ai giornali Quotidiani. “La Stampa”  , “La Repubblica”, “Il Corriere della sera”.

NONNITA’ CONSAPEVOLE AI TEMPI DEL CORONA VIRUS

LETTERA APERTA

Siamo NONNINSIEME, un gruppo spontaneo di nonne e nonni che si trovano con regolarità da oltre 3 anni presso la Casa del Quartiere di San Salvario a Torino.

Il nostro principale obiettivo è quello di costruire insieme, prendendo spunto anche da contributi teorici, percorsi di “nonnità” attraverso il confronto di esperienze, competenze e pratiche operative nella consapevolezza comunque della unicità di ogni situazione familiare, della “provvisorietà” delle generalizzazioni e della necessità di continua verifica. Per questo, oltre ad incontri quindicinali nel corso dell’anno, abbiamo organizzato già per tre anni consecutivi cicli di incontri cittadini pubblici con il titolo “IL SALOTTO DELLE NONNE E DEI NONNI” con esperti ai quali abbiamo chiesto di aiutarci a riflettere su alcuni dei temi che abbiamo incontrato. A questi si sono aggiunti un corso “Si fa presto a dire nonni” ed un’esperienza di “Aperinonni” con conferenza ed aperitivo di socializzazione. Partecipiamo ad alcune ricerche condotte anche in collaborazione con il Politecnico di Torino ed alcuni di noi si sono sperimentati con la scrittura biografica.

Siamo consapevoli di essere nonne e nonni fortunati perchè ancora in buona salute, senza eccessivi problemi economici, abituati a riflettere ed agire anche socialmente.

Scriviamo questa lettera per porre uno dei problemi meno appariscenti in questa fase emergenziale, ma, ci pare, fondamentale per moltissime famiglie.

Presto apriranno aziende, uffici ed attività commerciali (gradualmente ed in sicurezza), ma chi curerà i figli delle mamme lavoratrici e dei padri lavoratori se le nonne ed i nonni saranno tenuti in isolamento?

Sembra ormai certo che fino a settembre non saranno riaperti gli asili nido e le scuole, neppure con criteri di gradualità ed attenzione agli spazi, nè verranno attivati centri e/o attività ludico-sportivo-ricreative estive. Questo a differenza di altri Paesi dove si sta pensando anche ai diritti di bambine e bambini e delle persone più anziane, come solitamente sono le nonne ed i nonni.

Sembra che, in un programma di protezione basato sulla reclusione, gli anelli iniziale e finale della catena sociale siano dimenticati: tanto <i piccoli non votano, gli “anziani” non producono!>.

I milioni di nonne e nonni che rappresentano un welfare non riconosciuto, non potranno “tenere” e curare i propri nipoti per i rischi sanitari che correrebbero gli uni e gli altri? Ma si può definire una categoria a rischio sulla base dell’età e/o del ruolo, senza seri controlli sanitari e recuperi delle storie individuali? La nostra Costituzione non lo vieta? Possibile che non esista la possibilità che i nonni siano messi in condizione di decidere autonomamente ed in accordo con i propri familiari come e quanto occuparsi dei nipoti? Crediamo che la nostra generazione sia cresciuta nel concetto di libertà e di consapevolezze, di essere anche come nonni persone nel pieno delle loro capacità come chiunque altro e che, una volta istruiti e monitorati, la libertà aiuterebbe più delle attuali regole.

Inoltre, nessuno sa quali saranno le conseguenze psicologiche e sociali del forzato isolamento soprattutto su bambine e bambini – ragazze e ragazzi, ma nonne e nonni possono rappresentare un supporto probabilmente sufficientemente adeguato ad intervenire anche su questa problematica, offrendo possibilità di ripresa di una loro migliore socializzazione anche a scuole chiuse.

Insomma, spesso sono proprio le nonne ed i nonni che meglio sanno svolgere questo incarico di cura e altrettanto spesso lo vogliono svolgere.

Certamente va considerata la differenza esistente tra l’occuparsi dei nipoti per qualche ora al giorno, per l’accompagnamento a scuola o alle diverse attività che essi frequentano solitamente, per la merenda i compiti le chiacchiere ed i giochi, ed averne la responsabilità anche per oltre dieci ore al giorno.

Servono delle azioni efficaci, in particolare:

  • si dovrà pensare, finalmente, ad informare correttamente sui rischi e offrire a chi ne ha bisogno sostegni adeguati, anche attraverso consulenze specifiche;
  • ci dovrà essere modo di poter accedere a forme di controllo sanitario rapide per ciascuna singola situazione, per evitare possibili nuovi contagi;
  • ci dovranno essere luoghi aperti ed attrezzati (giardini, giochi, ludoteche, …), sia pure regolamentati e controllati, in cui recarsi;
  • si dovranno inventare per le famiglie che ne avranno bisogno forme di reclutamento, contrattualizzazione, finanziamento di baby sitter;
  • si dovranno poter attivare consulenze rapide per problematiche che potrebbero emergere a seguito del prolungato isolamento di adulti e bambini.

In sintesi, chiediamo ai decisori politici, ai quali rivolgiamo questa lettera aperta, di metterci nelle condizioni di proseguire – riprendere la nostra azione di “nonnità consapevole” a beneficio dell’intero sistema sociale.

Ai giornali cui inviamo la presente lettera aperta, e che si sono già gentilmente occupati di noi, chiediamo di darne diffusione, di aprire un fecondo dibattito anche con la collaborazione degli esperti che spesso scrivono sui quotidiani e di sostenere le posizioni che abbiamo cercato di rappresentare.

In attesa di un cenno di riscontro porgiamo distinti saluti.

Gruppo NONNINSIEME

Torino, 24 aprile 2020

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