“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Grandi TORINESI

Francesco Cirio

Non sono pochi i torinesi che hanno contribuito a fare la storia di questo Paese: imprenditori, statisti, santi sociali; di alcuni sappiamo i nomi e un po’ di storia, magari ce li ricordiamo per le vie che gli hanno dedicato o per le loro iniziative ancora attive. Altri sono meno famosi ma hanno dato vita a imprese ugualmente importanti.

Magari attività che sembrano lontane dalla “torinesità”.

Pensiamo alla famosa salsa di pomodoro che condisce il piatto italiano o napoletano per eccellenza. Ci viene subito in mente quel barattolo blu e rosso con la scritta Cirio.

Il signor Cirio è uno di quei torinesi .

Propriamente torinese no, perché era nato nel 1836 a Nizza Monferrato ed era vissuto da quelle parti fino al suo undicesimo anno di età, svolgendo piccoli lavoretti che sia la sua famiglia estremamente povera sia il suo precoce spirito imprenditoriale lo spingevano ad inventarsi.

Fu più o meno in quel periodo che arrivò a Torino, dove bazzicando nella zona del mercato di Porta Palazzo, cominciò quella che divenne poi una delle tante attività che lo porterà alla ricchezza e alla gloria prima e al quasi completo fallimento poi.

Comprando e rivendendo verdura e frutta intuì l’importanza della loro conservazione e fu durante un soggiorno in Francia che sentì parlare di un certo Nicolas Appert che era riuscito a rifornire le armate napoleoniche di carni e verdure conservate, dopo aver approfondito il metodo per la conservazione dei cibi tramite le bottiglie con chiusura ermetica.

In uno stanzone affittato in via Borgo Dora, completamente digiuno di qualsiasi studio di chimica e fisica, ma solo con la consapevolezza che il calore uccideva i virus e che l’assenza d’aria nei contenitori garantiva l’integrità dei prodotti, cominciò a far bollire le verdure fresche in due grandi calderoni messi su un enorme camino.

Il primo risultato importante lo ottenne con la conservazione dei piselli.

Rinfrancato da quel primo successo, abbandonò lo stanzone di via Borgo Dora per allestire una fabbrichetta a Porta Palazzo. Cominciò ad inscatolare vari tipi di verdura e persino di carne. Quasi subito le conservazioni Cirio diventarono famose sia in territorio nazionale che oltreconfine.

Nel 1867 il giovane Francesco partecipò all’Esposizione Universale di Parigi dove ricevette grandi riconoscimenti e, soprattutto, commesse.

La via del successo sembrava spianata, addirittura dal ministro Depretis fu emanata una legge chiamata “Legge Cirio” che metteva a disposizione dei treni a tariffa speciale per lo spostamento delle merci.

Ora il giovane imprenditore mirava alla espansione delle fabbriche su territorio nazionale e alla conquista del mercati mondiali, il suo successo sembrò non avere confini quando i suoi vagoni frigorifero arrivarono perfino in Australia.

L’azienda si era talmente espansa da diventare una società per azioni, con soci in parte italiani e in parte svizzeri.

Si investiva nel sud con le fabbriche di Castellammare di Stabia e di San Giovanni a Teduccio, che venivano portate ad esempio come modello di organizzazione aziendale e di salubrità per i lavoratori.

Ma a quel punto il gran cavaliere d’Italia Francesco Cirio, perennemente insoddisfatto, cominciò ad inseguire progetti troppo azzardati che lo portarono in breve al fallimento.

Lasciate le redini delle aziende, morì a Roma, agli albori del nuovo secolo, nel rimpianto di non aver completamente realizzato i suoi sogni.

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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