“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Sette opere corali per una settimana di quarantena

#musicasuldivano

«La musica è un linguaggio universale: parla ad ogni uomo, è diritto naturale di noi tutti. Un tempo era soprattutto prerogativa di classi privilegiate in centri culturali, ma oggi, con la radio e i dischi, essa penetra nell’intimo delle nostre case, a qualsiasi distanza possano vivere dai centri culturali. A ciò si doveva arrivare perché la musica parla a ogni uomo, a ogni donna, a ogni bambino, a potenti e umili, ricchi e poveri, felici e infelici, a tutti coloro che sono sensibili al suo profondo e potente messaggio“: così scriveva L. Stokowski ne La musica per tutti. E allora quale scelta migliore, per questo periodo di quarantena, di ascoltare almeno un’ora di buona musica al giorno? Per i miei consigli di questa settimana, sette opere corali che hanno rivoluzionato per sempre il corso della storia della musica.

Guillaume de Machaut, Messe de Nostre Dame (<1365) – https://www.youtube.com/watch?v=1gEV42RKf6E&t=1218s

Per la prima volta nella storia della musica, i cinque brani dell’ordinarium trattati polifonicamente (a più voci) sono designati con il termine “messa” e per la prima volta sono l’opera di uno stesso uomo: l’unico precedente, l’anonima Messe de Tournai (1330 circa), è ancora soltanto l’unione di brani eterogenei a tre voci. Già Machaut intravede gli stretti rapporti che possono unire testo e musica: una ricerca espressiva di tipo figuralista sottolinea i passaggi più importanti (Et in terra pax, Jesu Christe, Ex Maria Virgine), affidandoli all’omofonia (tutte le voci si muovono insieme). Anticipazione geniale di un genere nuovo e monumento religioso isolato all’interno di una produzione laica, l’opera stabilisce un ponte tra antico e nuovo e ci lascia scorgere, al di là delle apparenze del mondo sensibile, quelle di un occulto esoterismo.

Guillaume Du Fay, L’homme armé (1460 circa) – https://www.youtube.com/watch?v=HsXfjZeIlKc

I secoli XV e XVI videro una sterminata produzione di messe L’homme armé dalle omonime composizioni di Du Fay, Ockeghem e Busnois. Le voci di tenor e contra vi intonano la melodia dell’homme armé, il cui tema di riscossa antiturca ed invito alla crociata (in seguito all’occupazione di Costantinopoli da parte di Maometto II) risultò particolarmente caro ai duchi borgognoni. Il magistrale esempio di Du Fay, che potrebbe essere stato proprio l’iniziatore di questa tradizione, si distingue per un’attenta unitarietà assicurata dalla formula melodica presente all’inizio di ogni brano (Kopfmotive).

Giovanni Pierluigi da Palestrina, Missa Papæ Marcelli (1555) – https://www.youtube.com/watch?v=BRfF7W4El60

Palestrina aveva composto la messa nel 1555 in onore di Papa Marcello, salito al soglio pontificio nell’aprile di quell’anno e morto dopo sole tre settimane. Il pontefice, umanista e intellettuale ma non molto interessato agli studi musicali, era tuttavia riuscito ad imprimere un’impronta profondissima nella musica liturgica convocando i cantori della sua cappella il Venerdì Santo del 1555 (appena il terzo giorno del suo pontificato) per informarli che il repertorio in uso era troppo ricco e sfarzoso: la musica per il Triduo Pasquale doveva essere più in sintonia con il carattere dell’occasione e, per quanto possibile, le parole dovevano risultare chiaramente comprensibili. Palestrina, che faceva parte della compagine della Cappella Sistina nonostante fosse sposato, compose allora la sua messa secondo i desiderata papali: ne risultò un capolavoro assoluto, in cui le linee pulite e cantabili permisero la chiara declamazione del dramma naturale del testo.

Carlo Gesualdo, Madrigali a 5 voci, Libro sesto (1611) – https://www.youtube.com/watch?v=JEoOOYA31_E

Il musicologo Nino Pirrotta, in gran spolvero, commentava così: «Egli fu, si direbbe, romanticamente innamorato del complesso cerimoniale del corteggiamento amoroso, delle promesse deluse, delle negazioni provocanti, delle speranze risorgenti. La vita non gli diede che delusioni, incomprensioni coniugali e troppo facili avventure del senso; pure il suo sogno persiste fino all’ultimo, si rinnova anzi negli ultimi anni in un’esaltazione gioiosa che le fasi precedenti non avevano conosciuto. Tra le afflizioni spirituali e le macerazioni corporali le dame cantatrici di Ferrara tornavano forse a visitare il principe musicista nelle sue solitarie meditazioni, non più come Lucrezia, Tarquinia, Livia o Laura, ma come Filli, Licori o Amarilli, creature ideali più belle nella visione che nella vita, più sapienti e perfino più crudeli nell’infliggergli le pene soavissime d’amore». La raccolta è straordinaria e sconvolgente già al primo ascolto: dissonanze e continue asprezze tradiscono uno stile tormentato e senza via di scampo, addolcito soltanto da brevi passaggi che fanno ritorno al contrappunto classico.

Claudio Giovanni Antonio Monteverdi, Ottavo libro de’ madrigali (1638) – https://www.youtube.com/watch?v=2TjkhWARBVE

Il Monteverdi teorico vuole introdursi da solo: «Avendo io considerato le nostre passioni (o affezioni dell’animo) essere tre le principali cioè Ira, Temperanza e Umiltà (o supplicazione) come bene i migliori filosofi affermano (…) e come l’arte della musica lo notifica chiaramente in questi tre termini di concitato, molle e temperato, né avendo in tutte le composizioni dei passati compositori potuto ritrovare esempio del concitato genere, ma bensì del molle e temperato (genere però descritto da Platone nel terzo [libro] della Retorica con queste parole: «Suscipe harmoniam illa quae ut decet imitatur fortiter euntis in proelium, voces, atque accentus» [esegui quell’armonia che, come conviene, imita con forza le voci e i ritmi di chi va in battaglia] (…), mi posi con non poco mio studio e fatica per ritrovarlo (…) È tempo veloce (…) usato l’esaltazioni belliche, concitate, e nel tempo spondeo, tempo tardo (…) udii in questo poco esempio la similitudine dell’affetto che ricercavo (…) Diedi di piglio al divin Tasso, come poeta che esprime (con ogni proprietà e naturalezza) con la sua orazione, quelle passioni che tende a voler descrivere; ritrovai la descrizione che fa del combattimento di Tancredi e Clorinda, per aver io le due passioni contrarie da mettere in canto: guerra, cioè preghiera, e morte». Lasciatevi sedurre dalle lotte travolgenti, dall’estasi furente e dallo scontro tra i vostri stessi affetti, in una messa a nudo che buca i secoli e sgorga ancora come acqua viva.

J. Brahms, Ein deutsch’es Requiem (1868) – https://www.youtube.com/watch?v=AOoWUIyBn0Y

Un’esecuzione parziale della partitura, limitata ai primi tre movimenti, avvenne il 1° dicembre 1867, con Johannes Herbeck sul podio e il baritono Rudolf Panzer come solista: e fu un disastro. Ciononostante Karl Reinthaler, maestro di cappella nel duomo di Brema, era così convinto della bellezza di questa composizione che se ne assicurò la prima esecuzione completa, che diresse il 10 aprile del 1868 nel duomo di Brema. Lo spirito del Requiem, al pari dell’opera mendelssohniana, riconduce dichiaratamente alla civiltà protestante: nel titolo (Requiem tedesco), che non ha certo bisogno di commenti; nella scelta del testo, con la Bibbia nella versione tedesca luterana che rivela l’avvenuta unificazione linguistica della nazione; nei significati religiosi che i frammenti biblici sembrano sottolineare, proponendo una meditazione sulla morte e sula salvezza eterna chiaramente radicata nella teologia protestante; nei connotati stilistici del tessuto musicale (qui un’analisi completa: https://libres.uncg.edu/ir/uncg/f/McDermott_uncg_0154D_10357.pdf).

Luigi Dallapiccola, Canti di prigionia (1938) – https://www.youtube.com/results?search_query=canti+di+prigionia

Interrompendo la composizione di Volo di notte Dallapiccola, in soli quattro giorni, mise in musica la breve preghiera scritta da Maria Stuarda durante gli ultimi anni della sua prigionia. La conosceva per aver letto la biografia della regina di Scozia scritta da Stefan Zweig e la scelse perché quei versi, così distanti cronologicamente, potessero essere rappresentativi di una condizione umana sovratemporale. Pochi mesi dopo Dallapiccola ritenne che questo brano non dovesse rimanere una pagina autosufficiente ma far parte di una composizione più articolata, da completare ricorrendo ad altri scritti di prigionieri illustri, di “uomini che avevano lottato e creduto”. Per la seconda parte scelse due estratti del De consolatione philosophiæ di Severino Boezio, mentre per la conclusione di quello che il musicista aveva ormai concepito come un trittico per coro misto la scelta ricadde sulla Meditatio sul salmo In te Domine speravi di Girolamo Savonarola.

Ascoltare un coro è un po’ riscoprire la parte più ancestrale del nostro contatto con la materia musicale: fa bene all’orecchio, al fisico e allo spirito e rinnova il fuoco della scoperta. E certamente l’Italia si è sempre saputa distinguere per la particolare sensibilità e creatività dei suoi compositori: varrebbe forse allora la pena riscoprire il mondo della coralità, ascoltandola e vivendola in prima persona. Ecco dieci cori tutti torinesi che non potete mancare di seguire.

https://www.italiacori.it/ensemble-vocale-claricantus-torino
http://www.corodacameraditorino.it/
http://www.corog.it/
http://voxviva.it/
http://www.torinovocalensemble.it/
https://www.coromaghini.it/
https://www.sunshinegospel.com/ (coro gospel)
https://www.associazionemusicaviva.it/ROSAMYSTICA_19.html
http://www.coraleuniversitariatorino.it/
http://www.chorusgroup.it/ (ensemble vocal jazz)

E buon ascolto!

Matteo Gentile

matteog@vicini.to.it

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