“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Sogni e assenze ai tempi del coronavirus

È ormai un mese che ce ne stiamo tappati in casa: chi è fortunato esce col cane, chi deve fare la spesa va, sia pure con trepidazione, al supermercato, chi la spesa non la deve fare perché ha chi gliela porta a casa guarda sconsolato dalla finestra o passeggia sul terrazzo: ma tutti stiamo cominciando a innervosirci e a domandarci quando mai cambierà questa situazione.

Nel chiedermi che cosa mi manca di più in questi giorni e qual è la prima cosa che farei finita l’emergenza, ho pensato di girare queste domande ai miei contatti “telematici” per verificare se questa emergenza provocasse a tutti le stesse mancanze, le stesse impaziente attese.

Ho contattato persone di età e generi diversi e mi sono resa conto con stupore che tutti, a prescindere dal sesso dagli anni, danno un’ importanza vitale alle stesse assenze e agli stessi desideri.

Non mi avventurerò a presentarvi delle statistiche: un po’ perché i numeri non sono il mio forte, un po’ perché non ho effettuato delle vere e proprie interviste ma una chiacchierata amichevole con un campione di persone che mi pare tuttavia sufficiente a darci un’ idea della situazione.

Quello che manca di più a tutti sono: la libertà di movimento, indipendentemente dall’età, e i legami relazionali, con una lieve preferenza per quelli familiari nelle persone di una certa età e quelli amicali nei più giovani, anche se pure gli anziani sentono molto il bisogno di trovarsi a chiacchierare con gli amici, a fare cene e discussioni di gruppo.

Collegata all’esigenza di potersi muovere a piacere “senza limitazioni di spazio di tempo e senza l’impaccio dei dispositivi di protezione” c’è l’esigenza di stare nella natura: non a caso tanti sognano la camminata in montagna, al mare, fare un viaggio, e nel trovarsi con parenti e amici si auspica di “fare un picnic, un barbecue, una grigliata, una passeggiata all’aria aperta”.

C’è poi la necessità di “andare a prendere gelato, bere una birra con gli amici” mentre pochi, pochissimi, e questo mi ha stupito molto, lamentano la mancanza del cinema e del teatro: forse perché l’offerta di film, concerti e spettacoli on-line in questo periodo si è moltiplicata e occupa la gran parte del tempo che passiamo in casa.

Ad ogni modo non si possono scindere le due questioni: “Cosa ti manca di più e qual è la prima cosa che faresti” perché sono strettamente correlate: chi afferma che gli manca la possibilità di muoversi esprime il desiderio della passeggiata in montagna, al mare o anche semplicemente in città, chi soffre per la lontananza di parenti e amici brama cene in famiglia, bevute al bar, baci, abbracci e così via.

Naturalmente ognuno declina questi sogni e assenze a modo suo.

Dice una nonna: “Mi manca la libertà di uscire da casa senza avere paura… in casa mi sento sicura, ho i miei riferimenti, la lettura, la ginnastica, anche le pulizie, le telefonate e i contatti esclusivamente attraverso la tecnologia… Ma questa sicurezza che mi dà la casa mi fa sentire più “vecchia” di come mi sentivo prima partecipando alla vita fuori: questa sicurezza dello stare a casa la sento come una cosa da vecchi”.

Un’altra nonna over 60 confessa:”Mi manca di più la vicinanza, incontrare familiari e amici, salutare con un abbraccio, dare un bacio, guardare dritto negli occhi, condividere parole cibo vino risate musica idee”.

E che cosa farebbe per prima cosa una ragazzina di 15 anni? “Uscirei fuori e abbraccerei tutte le persone che incontro”.

Ai nonni mancano i nipoti “prenderli a scuola, portarli ai giardinetti, vivere con loro la quotidianità” ai figli mancano i genitori, il compagno o la compagna se non vivono insieme. A qualcuno manca anche il lavoro o almeno “…quella parte che mi portava a contatto con la gente” afferma un signore di 41 anni giornalista. E un’ insegnante: “Mi manca la possibilità di essere utile” .

Per quanto riguarda i desideri, la passeggiata nella natura si tinge della …”sensazione di sentire l’aria fresca e il profumo e il colore dei fiori e delle erbe di montagna”; il rivedersi con amici e parenti si traduce nel “fare una grande festa e ballare”, i viaggi si concretizzano nell’immagine di “prendere un aereo per “fare una vacanza” o ancora “per tornare a casa in Turchia”.

Questa frase di una ragazza di 30 anni ben riassume la tristezza di questa pandemia: “mi manca soprattutto il sorriso di mia mamma che è infermiera e in questo periodo non sorride più”.

Vorrei concludere con due contributi particolarmente significativi : “…mi manca soprattutto la possibilità di progettare il futuro, vacanze incontri,lavoro” e “che cosa farò per prima cosa libera dalla quarantena … cercherò di recuperare la libertà di decidere cosa fare, la libertà declinata in ogni aspetto: Innanzitutto libertà di scelta o, se vogliamo, “libero arbitrio”.

Franca Guiot

francag@vicini.to.it

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