“Non sapendo quando l’alba arriverà, tengo aperta ogni porta.” Emily Dickinson

Fuori dal bunker

In questa accidentata fase 2 mi sorgono più interrogativi del solito. Uno dei quali riguarda l’individuo medio taurinens ambulans finalmente liberato dall’oneroso “lockdown”. Che tradotto in italiano corrente sarebbe “confinamento” ma a noi ci piaceva di più dirlo in inglese per essere sicuri che anche all’estero si capisse che stavamo chiusi in casa come dei galeotti.  Dicevo, libero finalmente dalle autocertificazioni, dall’affaccio al balcone per cantare l’inno, il cittadino fa esplodere come può la creatività italica . E siccome è pesante l’onere della convivenza forzata con il virus, indispettito dall’obbligo di distanziamento sociale e dalla torturosa mascherina, decide di indossarla a capocchia, possibilmente al centro di un bel assembramento, che anche il metro di distanza, uffa, che palle!

E così si sono viste mascherine indossate sull’omero, spesso a incorniciare un bicipite leggiadramente tatuato, o al polso, al posto dell’orologio, ché tanto per l’ora c’è sempre il telefonino. Solitamente, però, abbassate a riparare il pomo di Adamo, o di Eva, che non c’è differenza di genere che tenga. E comunque vengo all’interrogativo: cosa spinge l’individuo a pensare sempre di farla franca? Di essere immune? O a pensare che siano tutte sciocchezze e in tutto questo ultimo periodo non sia successo niente di particolare?

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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