“Quando ti alzi il mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. (Marco Aurelio)

Grandi Torinesi

Francesco Faà di Bruno

Nato Alessandria nel 1825, Francesco Faà di Bruno è considerato uno dei santi sociali torinesi.

Scienziato e uomo di gran fede, proveniente da una ricca e nobile famiglia piemontese, si indirizzò inizialmente alla vita militare. Nel 1848 partecipò alla prima guerra d’indipendenza,

dove si distinse disegnando cartine topografiche che si rivelarono utili nella battaglia di Solferino e San Martino.

Lasciate le armi Faà di Bruno riprese gli studi universitari e nel 1850 si trasferì a Parigi per frequentare alla Sorbona le lezioni di scienze astronomiche e matematiche.

Lì si avvicinò agli ambienti del cattolicesimo francese e tornato a Torino, ormai affermato matematico, cominciò a dedicarsi all’assistenza a domicilio dei bisognosi.

A metà del secolo diciannovesimo la città si trovava in una vera emergenza sociale e ogni tentativo di intervento era bloccato dalla cronica mancanza di fondi.

Il suo primo contributo organico a favore degli indigenti avvenne quando, ricordando ciò che aveva visto a Parigi, il matematico e astronomo progettò di istituire anche a Torino i «Fornelli economici per i lavoratori poveri». Dopo aver chiesto un contributo, mai ottenuto, al primo ministro dell’epoca, mise mano alle proprie risorse personali fondandone uno in quartiere Vanchiglia e l’altro in San Donato. Vi si offrivano per pochi centesimi cibi cotti da consumare sul posto o da portare a casa. Il finanziamento era assicurato dai benefattori e la gestione era affidata ai volontari.

Grazie ad un’organizzazione ferrea i Fornelli economici distribuirono un pasto caldo al prezzo di dieci centesimi a migliaia di indigenti.

Le necessità erano tante, Faà di Bruno cominciò ad occuparsi di giovani donne povere che rischiavano di finire sulla strada come prostitute o ladre concentrando le sue energie su igiene pubblica e condizione femminile.

Nel Borgo San Donato, divenuto ormai il «suo» borgo, impiantò bagni pubblici e una lavanderia modello con macchine a vapore inventate da lui stesso.

Attingendo esclusivamente ai propri beni acquistò un edificio in Borgo San Donato con lo scopo di insediarvi la Pia Opera di Santa Zita, dedicata alla qualificazione professionale delle donne disoccupate e in cerca di un posto di lavoro. Era quasi un ufficio di collocamento, finanziato con varie attività produttive: coltivazione di un grande orto, conduzione di una stalla con capre e mucche, laboratori di filatura, cucito e maglia. Successivamente l’Opera si specializzò in lavori di bucato, utilizzando le famose macchine a vapore inventate da Faà.

L’iniziativa si ampliò moltissimo, allargando il proprio campo d’azione generò un «Conservatorio del Suffragio» che si rivelò una vera e propria città delle donne. Nacquero un «Pensionato San Giuseppe per signore di civil condizione», un «Pensionato per lavoratrici anziane», una «Infermeria di San Giuseppe» per assistere le lavoratrici inferme, la «Classe delle Clarine» (figlie di santa Chiara) rivolta alle ragazze portatrici di handicap fisico o psichico, una «Classe delle educande» destinata alla formazione culturale e professionale (cameriere, operaie) delle ragazze di modesta condizione tra i dieci e i diciotto anni, una «Classe delle Allieve Maestre e Istitutrici» rivolta alla formazione delle insegnanti che ricevevano particolare attenzione nell’apprendimento delle scienze. Per ultima arriverà la «Casa di preservazione per madri nubili».

Alla fine Faà di Bruno aveva creato un centro d’accoglienza e formazione di enorme utilità.

Morí a sessantatré anni disponendo nel testamento la donazione alla Facoltà di scienze dell’università di Torino, dalla quale era sempre stato escluso, della sua preziosa collezione di libri e periodici scientifici nazionali ed esteri: una delle piú ricche biblioteche private d’Italia, raccolta in trentotto anni di studio e di lavoro.

È stato beatificato nel 1988 .

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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