“Quando ti alzi il mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. (Marco Aurelio)

E ultima viene la scuola

Questo me lo chiedevo pure prima. Intendo prima del COVID con tutti gli annessi e connessi.

Perché le votazioni per qualsiasi tipo di elezione politica o comunale o regionale, devono per forza essere ospitate dagli edifici scolastici? Non è proprio possibile, come fanno in molti paesi, farle  per esempio nelle caserme? O in altre strutture? Mi pare che non manchino, dismesse e non…

Già quando l’anno scolastico era più o meno normale, seppure complessivamente risicato, quelle interruzioni ogni anno o giù di lì, creavano scompiglio, fastidio , procrastinazioni.

Bisognava spostare tutto dalle pareti e riappendere subito dopo, manco che la carta geografica dell’Italia appesa al muro potesse rappresentare chissà quale suggerimento di voto, o il cartellone sul corpo umano desse chiare indicazioni sul partito da scegliere.

Già una cretinata da tempo immemore e non sospetto.

Ma quest’anno, il ventilato slittamento dell’inizio scolastico causa elezioni mi sembra decisamente beffardo. Ad una scuola massacrata in tutti i modi, è possibile che non si possa risparmiare anche questa offesa? Non dico ambire alle votazioni telematiche, come già si fa altrove, ché noi per la fantascienza non siamo ancora pronti, ma, visto che si vota ogni due per tre, perché non chiedersi una buona volta se l’accanimento non sia durato abbastanza?

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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