“Quando ti alzi il mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. (Marco Aurelio)

Liberante.it: intervista a Valentina Noya

Intervista a Valentina Noya, direttrice di LiberAzioni e progettista dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema, sul progetto Liberante.it:

Mi può spiegare il nome del sito? Come mai Liberante.it?
Liberante è una locuzione comune nel gergo carcerario che designa comunemente la persona che ha ricevuto la notizia che finalmente otterrà la scarcerazione. Quando gli agenti di polizia penitenziaria convocano il detenuto per l’uscita chiamano “il liberante”. E’ una parola che per il vissuto dei detenuti dà il senso della concretezza del sollievo, vuol dire veramente “sto per uscire”. Infatti anche in altri casi in cui c’è la semi-libertà o la possibilità di uscire per lavorare, questa parola non viene utilizzata: il “liberante” è la persona che si trova proprio nella condizione di confine, che è ancora dentro ma sta per uscire. E’ stata scelta questa parola dunque per il suo alto livello di evocatività per i detenuti; un’altra opzione era “Torino a piede libero” perché volevamo porre l’accento anche sul tema della riappropriazione degli spazi pubblici che di fatto poi permane nel sottotitolo del sito. Liberante.it infatti ha un sottotitolo che è “città, diritti, opportunità” a cui teniamo molto perché il nostro intento è quello di sottolineare anche il valore civico di questo progetto che oltre agli ex detenuti, può aiutare tantissime altre marginalità della nostra società.

Appunto per il fatto che il “liberante” è una persona che si trova al confine, in un periodo di transizione, ci sono delle attività e dei progetti sul sito che iniziano o possono iniziare già mentre il detenuto si trova ancora nell’Istituto?
Sì, ci sono alcuni progetti che possono già iniziare in carcere, soprattutto dal punto di vista dell’istruzione. Non tutti sanno che all’interno del carcere si ha la possibilità di ottenere sia il diploma di terza media, qualora non lo si possedesse, sia il diploma di scuola superiore; in questo caso c’è un partenariato attivo con l’Istituto Professionale per i Servizi Socio Sanitari Giulio di via Bidone e i detenuti, che anche una volta scarcerati, hanno la possibilità di continuare ad essere seguiti. Come progetto in continuità tra il dentro e il fuori del carcere penso anche alle cooperative che svolgono corsi di formazione di vario tipo: dalla falegnameria all’editing, alla grafica come la cooperativa Eta Beta. Queste cooperative di fatto fungono anche da anello di congiunzione per reperire un impiego una volta usciti dal carcere. In questo senso si può citare anche la cooperativa Extraliberi che si occupa di Freedom, lo store di prodotti carcerari in via Milano che raccoglie anche i prodotti realizzati all’interno del carcere di Torino sia dal padiglione femminile che dalla sezione arcobaleno (sezione di recupero per persone con problematiche di tossicodipendenza che si occupa di serigrafia).

Cosa può trovare nella sezione “Formazione e lavoro” un ex detenuto?
La cooperativa Eta Beta collabora col UIEPE e il Centro per l’Impiego e quindi costituisce un ponte tra il dentro e il fuori. Il ruolo di cooperative come questa è quello di accompagnare anche proprio nella ricerca stessa del lavoro, venendo incontro alle esigenze e al margine di conoscenze dell’ex detenuto che spesso riscontra difficoltà nel trovare un impiego che non sia legato alla manualità. Attualmente la sezione “Formazione e lavoro” è quella più fragile: c’è un grosso lavoro che stiamo adoperando nelle retrovie anche con varie realtà imprenditoriali che sarebbero disponibili a fare dei contratti. Dal punto di vista lavorativo purtroppo la realtà è che talvolta subentra lo stigma: spesso un datore di lavoro se deve scegliere preferisce chi non ha un percorso di detenzione alle spalle. Stiamo anche cercando di sottoscrivere degli accordi di collaborazione in qualche modo tutelati attraverso l’ufficio della Garante per riuscire a offrire opportunità lavorative in più.

Anche se il sito Liberante.it è appena nato, quali sono le idee per il futuro?
Sicuramente quello che faremo sarà anche tornare a bussare ad alcune porte che ci avevano dato una disponibilità di massima ma con le quali non abbiamo ancora concluso degli accordi specifici e quindi non si trovano sul sito perché preferivano andare cauti rispetto al tema dell’emergenza. Nei prossimi mesi quindi, in maniera concomitante con la ripresa economica e sociale del nostro paese, cercheremo sicuramente di ampliare le diverse sezioni; quella di “Formazione e Lavoro” non nego che abbia bisogno di reggere tutto il sistema. Ciò di cui siamo sicuramente molto fieri è la sezione “Diritti e persona” perché in questa abbiamo creato delle partership operative anche per quanto riguarda il nostro piccolo progetto di inclusione sociale e di emergenza che abbiamo portato avanti con la raccolta fondi. Questa sezione però implica mettere insieme tante realtà diverse che orbitano intorno al sistema penitenziario che sono appunto i detenuti, gli avvocati, i giudici e tutto quello che è il tessuto associativo intorno al tema della legalità: un mondo che dal punto di vista burocratico è estremamente complesso. Facilitare le pratiche rispetto al rientro in società è molto importante e il fatto che esistano delle associazioni in cui dei professionisti prestino anche dei servizi gratuiti è cruciale perché, molto spesso, il detenuto è accompagnato anche da una situazione socio-economica molto fragile. Siamo contenti anche delle sezione “Servizi di prima necessità” ed “Emergenza COVID-19” perché abbiamo messo sul sito una bella rete di associazioni. Anche in “Cultura ed Eventi gratuiti “  abbiamo prati sterminati da percorrere perché la nostra rete è molto più solida di quello che appare: abbiamo siglato solo alcuni accordi specifici ma ne implementeremo sicuramente degli altri che non nego possano poi offrire anche delle opportunità lavorative. Le case di quartiere ad esempio hanno dato la loro adesione formale come rete al progetto, però in questo periodo non avevano delle offerte lavorative concrete da strutturare, ma non è detto che in futuro non possano essere assunti degli ex detenuti ad esempio come cuochi.

Come intende farsi conoscere questo progetto anche da chi non è più dentro la realtà carceraria ma ha comunque bisogno di una mano?
Se lo vediamo da questo punto di vista dipende anche un po’ “dall’appartenenza sociale” del detenuto: ci sono alcuni casi estremamente gravi – motivo per cui è nato anche l’asse dei servizi di prima necessità – di persone senza una casa, persone marginali che sono restate tali anche in carcere e il cui destino uscendo è purtroppo quello di diventare fondamentalmente dei senza tetto. In questi casi si attivano reti diverse di prossimità. L’ufficio della Garante da parte sua è diventato negli ultimi anni un avamposto in cui spesso i detenuti, anche per passa parola, si recano per avere informazioni e cercare aiuto. Quello che abbiamo predisposto è sicuramente di far sì che i servizio civilisti o comunque il personale che c’è in ufficio possa informare del sito web anche solo fornendo una mini brochure che inviti la popolazione ex detenuta a cercarci su internet. In questo senso abbiamo molto bisogno di migliorare la possibilità di avere dei punti da segnalare dove ad esempio ci sia il wifi gratuito. Rispetto ai servizi di prima necessità riconosciamo che non sia l’ex detenuto senza tetto che va su internet, ma il nostro approccio è: mettiamo in rete queste conoscenze ed essendo un sito – anche se non ne ha l’aspetto – di un ufficio comunale, possa diventare per gli addetti al settore una mappatura di certi servizi come dormitori e mense per offrire una panoramica della disponibilità, della capienza e della posizione delle strutture. Per questo motivo vorremmo essere sempre più specifici dal punto di vista statistico e cercare di geolocalizzare meglio questa mappatura. Attualmente ci sono alcuni difetti sul tema degli elenchi e dell’ordine interno delle sezioni ma non è detto che sviluppando il sito, con la mole di categorie che si accumuleranno, si creino sempre nuove categorizzazioni semplificate in modo che Liberante.it continui ad essere un sito di facile accesso e utilizzo.

Dal momento che avete già lavorato con il progetto LiberAzioni festival e siete dentro l’ambiente, qual è di solito la percentuale di ex detenuti che si affida a questi progetti?
Quando eravamo in fase di costruzione di Liberante.it, ho iniziato a chiedere riscontro per il sito nelle sezioni dove lavoravamo che di fatto sono quelle dei semi liberi, del padiglione universitario e delle cooperative, quindi situazioni più agevolate. Sicuramente quello che ho compreso è che in altre sezioni più difficili c’è il senso di necessità di un progetto del genere per cui il riscontro è stato positivo: tutti coloro a cui abbiamo chiesto se fosse un progetto utile secondo loro e se avrebbero utilizzato una volta usciti il sito web, hanno risposto positivamente. Quello che sarà fondamentale in futuro sarà la comunicazione interna di persona: la nostra idea era, ancor prima di lanciare il sito all’esterno in società, poter entrare in carcere (cosa che ancora ci è proibita in quanto operatori volontari) per creare dei momenti di incontro con tutte le sezioni o coi rappresentanti delle sezioni, per raccontare il progetto e illustrarlo in maniera esaustiva. Bisogna comunque sottolineare che la popolazione che esce – per quanto in questo periodo si sia parlato a livello mediatico di molte scarcerazioni – non è aumentata rispetto alle statistiche. Dal carcere di Torino vengono scarcerate circa una cinquantina di persone ogni 3-4 mesi quindi stiamo parlando di numeri molto ridotti; con l’ufficio della Garante inoltre abbiamo la possibilità di monitorare e avere i dati sulle scarcerazioni: se sappiamo, ad esempio, che il mese prossimo verranno scarcerate un tot di persone, andremo a comunicare con i referenti e gli educatori delle sezioni da cui usciranno queste persone per far si che rendano noto il sito o addirittura potremmo integrare una cartolina con il nostro sito web al kit in uscita. Le modalità possono essere varie, ma penso che valga molto il passa parola: noi attualmente stiamo per avviare un tirocinio di un detenuto volontario che è in affidamento e non ha l’obbligo di rientro in carcere, lavora e potrebbe aiutarci nello screening delle varie informazioni e dei dati che in futuro potremo inserire sul sito, in questo senso si cerca anche di affidarsi a chi ha vissuto l’esperienza carceraria. Il nostro intento è quello sempre di lavorare con i beneficiari e con l’utenza diretta, sennò non possiamo avere un riscontro chiaro.

 

Chiara Lionello

chiaral@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)
Liberante.it: intervista a Valentina Noya, 10.0 out of 10 based on 1 rating

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*