“Quando ti alzi il mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. (Marco Aurelio)

Magari, di Ginevra Elkann

Photo by ELIA BIANCHI

Forse non molti sanno che il titolo originale del thriller da Oscar Il silenzio degli innocenti, tradotto risultava “Il silenzio degli agnelli”. Ma per non offendere quella che il nostro Paese ha vissuto per decenni come la propria casa regnante, la distribuzione italiana della pellicola trovò una soluzione più consona, che favorì al film di Jonathan Demme fama  e  incassi da primato anche nella patria della Fiat.

Se ne deduce che, da “Vestivamo alla marinara” in poi, le ombre che hanno accompagnato luci e fasti degli Agnelli avrebbero potuto essere raccontate solo da voci interne alla famiglia. E se a ritrarre la giovinezza dei rampolli di una delle più importanti dinastie industriali italiane fu una di essi, Susanna detta Suni, sorella di Gianni, a delineare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Jaki, Lapo e Ginevra, i  nipoti dell’Avvocato, figli di Margherita e del primo marito  Alain Elkann, è proprio  la più giovane dei tre.

Ginevra, appassionata d’arte, è approdata solo di recente al cinema e Magari è la sua opera prima: nell’agosto del 2019 il film ha aperto il Locarno Film Festival e qualche mese dopo è stato presentato al Torino Film Festival. Il 26 marzo scorso  avrebbe dovuto approdare in sala, dove non è mai arrivato a causa del  lockdown, e dal 21 maggio è reperibile su RaiPlay.

La pellicola, gradevole anche se non priva di qualche acerbità, ha contenuti autobiografici (all’inizio c’è persino un cameo di  Alain Elkann) e un sapore genuino; è sostenuta dalla recitazione di ottimi giovani esordienti, all’altezza dei protagonisti adulti, tra cui primeggiano per naturalezza Carlo (Riccardo Scamarcio), il padre sceneggiatore, e Benedetta (Alba Rohrwacher), la sua collaboratrice-amante.

I tre fratelli sono le vittime di una insana giostra di cuori rappresentata dalla madre, una figura che tende a vivere le scelte affettive e ideali come ossessioni, da un uomo troppo egoriferito per essere davvero padre, e i loro due nuovi compagni: i quattro sono accomunati dall’incapacità di lenire le cicatrici emotive che i loro comportamenti producono sui ragazzi. Questi ultimi vengono affidati a Carlo per una vacanza che vedrà la fine della loro innocenza con la scoperta delle pulsioni sessuali, delle menzogne e della sostanziale assenza degli adulti, intrappolati dalle esigenze di nuove passioni.

In questo vuoto, Alma, Seb e Jean  cercano con fatica di  badare a se stessi, in virtù di quella buona educazione sabauda, per cui – anche se la vicenda del film si svolge tra Parigi e  Roma – financo ai bambini è insegnato di non disturbare. Del resto Riccardo Scamarcio, incollato alla tastiera di una rossa Olivetti Valentine, è il prototipo dell’intellettuale inadatto a dare ascolto alle esigenze della figliolanza, mentre l’approccio ai ragazzi di Benedetta è distratto, dettato dagli sbalzi dell’umore e del desiderio.

Magari ha il sapore amaro del ricordo di legami affettivamente ambigui, conversioni religiose e ambizioni artistiche totalizzanti, e conferma la verità annunciata da  Tolstoy nell’incipit di Anna Karenina: Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice lo è  a suo modo.

Con Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Milo Roussel, Ettore Giustiniani, Oro De Commarque.

Disponibile in streaming video

Voto: 7,5/10

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

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